Arrestato il terzo uomo che ha ucciso Emanuele Fadani

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ALBA ADRIATICA. Aveva detto che si sarebbe consegnato spontaneamente agli inquirenti, Elvis Levokovic, il terzo uomo accusato per l’omicidio di Emanuele Fadani.


Invece, proprio nel pomeriggio del giorno del funerale del commerciante di 37 anni ucciso martedì notte, sono stati i carabinieri a trovarlo.
Non aveva abbandonato la città, ma era rimasto a poche decine di metri dalla sua casa.
I militari hanno fatto irruzione in una palazzina vicino a dove abitava.
E' probabile che gli inquirenti siano andati a colpo sicuro grazie alle intercettazioni telefoniche o al pedinamento di familiari o amici che potrebbero aver messo gli investigatori sulle tracce del latitante.
Non è ancora chiaro se alcuni parenti del rom abbiano favorito in qualche modo la latitanza, in questo caso potrebbero essere incriminati di favoreggiamento.
Il terzo uomo è stato ammanettato e trasferito, per motivi di sicurezza, alla caserma dei carabinieri di Martinsicuro da dove sarà trasferito al comando provinciale di Teramo e quindi nel carcere di Castrogno dove già si trovano gli altri due complici.



DURANTE I FUNERALI LA RABBIA DEL FRATELLO

E questo pomeriggio si sono celebrati i funerali di Emanuele. Ha partecipato alla cerimonia funebre una folla commossa di quasi 3 mila persone.
«Agli assassini di mio fratello posso dire 'Vergognatevi!'», ha detto Fabrizio. «Emanuele gli gridava 'Basta!' ma loro non gli hanno dato ascolto. Mi auguro che vengano assicurati alla giustizia e non vorrei che sua figlia Giorgia li dovesse incontrare un giorno per strada. Lo Stato che oggi e' intorno a noi, non vorremmo che domani se ne andasse, significherebbe uccidere Emanuele due volte».
Il fratello della vittima ha preso la parola poco prima della benedizione della salma. Rivolgendosi poi alle istituzioni, Fadani ha detto: «Fateci tornare a vivere, a vivere nella nostra città».



Durante la celebrazione, dal vescovo della diocesi di Teramo, Michele Seccia, e' giunto un invito al perdono e al rifiuto della violenza capace solo di «portare una catena di morte».
«La violenza - ha dichiarato Seccia - non paga, solo il perdono e' la via».
Gli amici di Emanuele indossavano una maglietta su cui era stato stampato il volto del commerciante 37enne, mentre il corteo, composto e silenzioso, si e' mosso sotto lo sguardo vigile di carabinieri e polizia che presidiavano gli incroci e le vie d'accesso a piazza IV Novembre.
14/11/2009 17.30

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