Francavilla: «La Risco è un gioiello di società», parola del direttore Barbone

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Francavilla: «La Risco è un gioiello di società», parola del direttore Barbone
FRANCAVILLA. Due soli impiegati, più il direttore factotum che è esperto di informatica, ma non disdegna di elaborare grafici a mano, come il grande cronoprogramma per le scadenze (Ici, Tarsu, Tosap ecc.).

Un ufficio che ha solo due scrivanie attaccate.
Intorno e negli armadi faldoni, scatoloni, posta in arrivo: solo trasformando a due posti la scrivania dell'impiegata, il direttore Antonio Barbone riesce a raccontare la sua interpretazione della Risco, la società a suo tempo creata dall'amministrazione Angelucci con il Comune di Pianella per provvedere in house, cioè da soli e direttamente alla riscossione dei tributi comunali.

RISCO-BANCA IFIS: «ERAVAMO AUTORIZZATI CON DELIBERA»

Si è parlato e scritto molto prima di oggi della Risco, soprattutto in rapporto con la Banca Ifis nella vicenda delle anticipazioni di cassa che sono state oggetto di un esposto alla Magistratura che ha fatto scattare le indagini della Guardia di Finanza. Aver riportato queste notizie, peraltro desunte da carte pubbliche e dell'inchiesta, ha fatto inca...volare il direttore Barbone che ha ritenuto di dover prendere carta e penna (come si diceva una volta, oggi ha acceso il computer) per contestare quello che è stato portato a conoscenza dei lettori «in quanto dà un'immagine distorta di quello che facciamo qui – spiega il direttore – siamo così pochi, ma facciamo un lavoro grandissimo, in continuo accordo con l'ufficio Tributi del Comune».
Ma guardi che l'esposto presentato riguardava non la Risco, ma l'operazione di anticipazione di cassa per circa 10 milioni di euro (operata dalla Giunta Angelucci), in cui la Risco entra solo per aver anticipato direttamente alla banca i soldi arretrati per coprire i debiti.
«La Ifis arriva seconda – spiega Barbone – prima questa operazione la faceva la Soget, la società concessionaria che riscuoteva i tributi e che anticipava i soldi della riscossione».
Non sembra la stessa cosa, a leggere la denuncia: qui si tratta di un'operazione di factoring (che le pubbliche amministrazioni non possono fare) e di garanzie date con crediti non certi (l'Ici prima casa, pur data in garanzia, è stata poi abolita dal Governo).
E poi sembra anche che mentre prima, con il vecchio concessionario dei tributi, si effettuavano operazioni pro-soluto, cioè il rischio della riscossione se lo accollava la Soget, nel caso Ifis la cessione dei crediti è pro-solvendo, cioè alla fine era sempre il Comune a pagare, senza dire del costo dell'operazione e degli interessi che sono sembrati eccessivi.

LA SOCIETÀ SEGUE E CONTROLLA TUTTO IL CICLO DEI TRIBUTI COMUNALI

«Sì, ma avete scritto che noi davamo direttamente i soldi riscossi alla Ifis. Ed è vero – replica Barbone - Bisogna però aggiungere che non lo facevamo su nostra iniziativa: c'era una delibera di Giunta che ci autorizzava a versare i soldi senza farli passare attraverso il conto corrente del Comune. E poi i rapporti con la Banca Ifis sono del tutto marginali rispetto alla mole del lavoro che svolgiamo con queste poche forze». Capisco che è sempre inutile chiedere all'oste com'è il vino, però non capisco la sua difesa ad oltranza dell'operazione Ifis.
Mi spiega i settori nei quali la Risco è impegnata?
«La società gestisce la riscossione sia volontaria che coattiva dei tributi e l'accertamento dell'evasione. Insomma, come si può vedere dal grafico, si interessa di tutto il ciclo del tributo in modo coordinato. Questo consente alla Risco di accelerare i tempi di riscossione, che prima con la Soget erano più lenti ed avevano dato vita ad un arretrato pauroso che stiamo smaltendo».
E' vero che avete dato incarico ad una società esterna la gestione della banca dati? «Mancavano le risorse umane per questo lavoro gigantesco e in tempi celerissimi la Marv è riuscita a ricostruire 4 anni di arretrato Ici, dal 2002 al 2005 con un solo anno di lavoro».
E' costata 300 mila euro?
«So che è costata un tanto a posizione contributiva, a differenza di prima, quando si pagava molto di più con una percentuale sul riscosso. Ora, tra l'altro, con la banca dati così fatta e così bonificata non c'è nemmeno più il pericolo delle cartelle pazze». Ed il servizio funziona?
«Siamo più efficienti e non abbiamo scopo di lucro – spiega ancora il direttore – purtroppo siamo pochi. Ci spiace quando siamo coinvolti in vicende, come quelle della Ifis in cui non abbiamo ruolo specifico e abbiamo solo dato seguito a delibere ufficiali».

PERPLESSITÀ SU INCARICHI E NOMI? «SIAMO TUTTI MOLTO ESPERTI»

Ma deve condividere che a volte resta difficile non commentare la natura di certe società come questa, dove ad esempio, il direttore è nipote di un ex-assessore, il Cda vede all'interno funzionari del Comune e così via…
«Conosco le polemiche. La mia parentela non c'entra, perché io sono un ingegnere informatico, ho un curriculum lunghissimo con 15 anni di carriera in una azienda privata e credo di essere stato chiamato per la mia professionalità – conclude Barbone- gli altri sono Paolo Pietrelli, già dirigente di Enel rete gas e Fabrizio Bernardini, già segretario generale del Comune. Cioè tutti componenti di altissimo profilo professionale».
La dimostrazione (Barbone non lo dice, ma si vede) è che dal software all'orario di lavoro, dalle consulenze alle pratiche di tutti i giorni, lui fa il direttore, l'impiegato, il grafico, l'addetto alle pubbliche relazioni, il difensore d'ufficio della Risco.
Chissà se averne parlato è fare «disinformazione che nuoce alla società ed al Comune», come aveva scritto nel mese scorso al sindaco...

Sebastiano Calella 07/11/2009 11.06