Esposto alla Procura sul Ponte del Mare: «siano chiariti tutti i dubbi»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Esposto alla Procura sul Ponte del Mare: «siano chiariti tutti i dubbi»
PESCARA. Un esposto dell’associazione Terra Nostra che ripercorre tutta la storia, le incongruenze ed i misteri non ancora fugati che riguardano l’opera simbolo di Pescara: il ponte del mare.

Dopo una indagine complessa, migliaia di carte sequestrate, perizie, intercettazioni sulla gestione della cosa pubblica dell'ex amministrazione comunale presieduta da Luciano D'Alfonso, non si ha conoscenza di attenzioni della procura su l'opera «simbolo di un periodo».
Così mentre il principale quotidiano abruzzese sollecita i lettori ad esprimersi in un sondaggio su quale sia il miglior nome per identificarlo, l'associazione Terra Nostra decide di sollecitare la procura a dare risposte certe e rassicuranti circa l'intera procedura.
E fare l'elenco di tutti i sospetti e le incongruenze o solo delle domande senza risposta sarebbe davvero lunga.
Perché D'Alfonso ha voluto ad ogni costo il ponte?
Perché all'inizio era partito in quarta per affidare direttamente i lavori all'architetto Pichler che aveva redatto il progetto?
Perché lo stesso architetto poi non ha partecipato alla gara pubblica indetta successivamente ed ha regalato il progetto che si credeva esecutivo ma che in vece si è scoperto essere «di massima» così da giustificare una spesa ulteriore di 100mila euro per il progetto esecutivo?
Perché non dovrebbero sorgere dubbi sul fatto che a vincere l'appalto pubblico sia una ditta in associazione con altre, il cui titolare è stato già arrestato con il sindaco nell'inchiesta Housework?
Perché l'assessore Carlo Masci parlò di gravi irregolarità e poi non si è saputo più nulla di quelle irregolarità?
Perché i cittadini dovrebbero continuare a credere alla beneficenza vera di benefattori quando la precedente inchiesta ha svelato che alcuni di quei benefattori pagavano presunte tangenti al sindaco?
Perché ora gli stessi benefattori sembrano stiano tergiversando per pagare quelle cifre?
Perché ora sono spuntate altre spese impreviste?
Perché arrestato D'Alfonso la giunta retta dal vice sindaco D'Angelo ha continuato ad accelerare nonostante le proteste, i dubbi e le risposte mancate?

«In questi ultimi giorni ci sono sorti dubbi sui costi dell'opera, 6 milioni per un ponte ciclopedonale», spiega Gianluca Monaco, presidente della associazione Terra Nostra, «tali dubbi trovano conferma nelle ultime richieste avanzate da parte dell'impresa esecutrice che non provvederà ai collaudi se prima non gli vengono erogati "presunti crediti" per costi derivanti dalla ritardata consegna delle aree da parte del Comune di Pescara. Tali cifre richieste superano il milione di euro. Ci è sembrato doveroso porre all'evidenza della magistratura tutte le dichiarazioni che in questi ultimi tre anni hanno "rassicurato" la cittadinanza sulla "gratuità" dell'opera».
«Oggi scopriamo che i benefattori sono "latitanti"», aggiunge Monaco, «i dubbi verrebbero a chiunque e qualcuno di questi non sarebbe neanche in grado di far fronte all'impegno preso. Abbiamo inoltre fatto presente alla magistratura il tentativo della giunta D'Alfonso di accendere un conto corrente intestato all'ex-segretario generale del Comune di Pescara. Un conto dove far confluire i soldi delle donazioni senza farli transitare nei bilanci comunali. Non va inoltre dimenticato il "prelievo" da diecimila euro dalle casse comunali per le spese della "famigerata" cerimonia di inaugurazione/presentazione del Ponte avvenuta a maggio scorso, nè va dimenticata la "fantasmagorica" colletta istituita per sostenere tali spese».
Terra Nostra chiede di approfondire anche il ruolo e la pertinenza della Fondazione Pescarabruzzo presieduta dal 1996 dal professor Mattoscio che si è impegnato a versare 5 milioni di euro.
Le vicende del ponte sembrerebbe abbiano interessato la procura e gli investigatori che indagavano nell'inchiesta Housework ma pare che il filone non sia stato approfondito per difficoltà oggettive a far fronte ad un carico di lavoro già enorme.
Eppure in quella inchiesta numerose intercettazioni telefoniche riportano numerosi spezzoni di discorsi che ruotano proprio intorno al Ponte dei misteri.
Per esempio il giorno della posa della prima pietra uno dei benefattori al telefono chiariva che lui si sarebbe tenuto ben alla larga da quella cerimonia così come dice di qualche altro collega di beneficenza.
Perché stare alla larga da una festa che doveva essere il momento per acquisire visibilità?
Perché, probabilmente riferendosi all'ex sindaco D'Alfonso, il benefattore dice che questi «ha fatto più guai che guai»?
A cosa si riferiva?


04/11/2009 12.58


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