"Massacro del detenuto" a Castrogno, si chiede ispezione Alfano

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L'AUDIO FINITO IN PROCURA. TERAMO. E’ stata aperta una inchiesta della magistratura sul caso registrato nel carcere di Castrogno di Teramo dopo un articolo di giornale del quotidiano La Città che riportava il dialogo tra agenti penitenziari che parlavano del massacro di un detenuto. * CARCERE SULMONA, DETENUTO INCENDIA CELLA *  ANCHE A PESCARA CARCERE SOVRAFFOLLATO




L'AUDIO FINITO IN PROCURA. TERAMO. E' stata aperta una inchiesta della magistratura sul caso registrato nel carcere di Castrogno di Teramo dopo un articolo di giornale del quotidiano La Città che riportava il dialogo tra agenti penitenziari che parlavano del massacro di un detenuto.

* CARCERE SULMONA, DETENUTO INCENDIA CELLA


ANCHE A PESCARA CARCERE SOVRAFFOLLATO


L'AUDIO




La registrazione è stata inviata alla redazione del quotidiano. Il plico era accompagnato da una lettera al direttore, anonima ma sedicente voce dei detenuti del carcere.
In seguito all'articolo la deputata Radicale-Pd Rita Bernardini, membro della commissione Giustizia, ha presentato un'interrogazione al ministro Alfano.
Nel dialogo riportato nell'articolo si parla di maltrattamenti ai danni dei detenuti in questi termini: «Non lo sai che ha menato al detenuto in sezione?». E l'altro: «Io non c'ero, non so nulla». Il tono di voce cresce: «Ma se lo sanno tutti?» Pochissimi secondi e poi: «In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto». Lapidario. Sotto. Non in sezione. Un detenuto non si massacra. Anzi si, si può massacrare ma non in pubblico. «Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto…».
Nell'articolo si riferisce inoltre che, secondo fonti attendibili del giornale, una delle voci registrate apparterrebbe al Comandante di reparto degli agenti di Polizia Penitenziaria di Castrogno, Giovanni Luzi, mentre l'interlocutore sarebbe un sovrintendente che il giorno del presunto pestaggio del detenuto, sarebbe stato di turno come capo-posto, ossia come coordinatore delle quattro sezioni in cui sono ospitati i circa 400 detenuti.
Quanto al mittente del plico contenente la registrazione, l'autrice dell'articolo ipotizza che la lettera di accompagnamento alla registrazione non sia stata scritta da un detenuto, ma forse da un agente, in quanto per un carcerato sarebbe stato difficile far uscire dall'istituto un plico contenente un Cd, tanto più se indirizzato al direttore di un giornale.
La deputata chiede al ministro Alfano se ritenga di dover accertare «se questi corrispondano al vero e di promuovere un'indagine nel carcere di Castrogno di Teramo per verificare le responsabilità non solo del pestaggio di cui si parla nella registrazione, ma anche se la brutalità dei maltrattamenti e delle percosse sia prassi usata dalla Polizia Penitenziaria nell'istituto».

LA VISITA IN CARCERE

Proprio questa mattina la deputata del Partito Radicale, Rita Bernardini, ed il segretario Generale della Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno, faranno visita al carcere di Teramo. Ne da comunicazione il Vice Segretario Regionale della UIL PA Penitenziari Abruzzo, Paolo Lezzi.
«Il momento è alquanto delicato», spiega Paolo Lezzi, vice segretario regionale della Uil Pa, «e noi vogliamo contribuire a gestire questa criticità nella massima trasparenza,obiettività e serenità»
La Uil chiede chiarezza e verità anche a tutela della professionalità e dell'impegno quotidiano della polizia penitenziaria di Teramo
«Non abbiamo ascoltato questo file di cui tanto si parla e cosa in esso è contenuto. Noi possiamo solo affermare – sottolinea il vice segretario Regionale - che la violenza gratuita non appartiene alla cultura dei poliziotti penitenziari in servizio a Teramo che, invece, pur tra mille difficoltà hanno più volte operato con senso del dovere , abnegazione e professionalità. Ciò non toglie che la verità vada ricercata con determinazione e in tempi brevi. Noi vogliamo contribuire a questa ricerca impedendo, nel contempo, che si celebrino processi sommari, intempestivi e impropri».
Anche il notevole sovraffollamento è causa di forti tensioni. L'istituto potrebbe contenere al massimo 250 detenuti, ne ospita circa 400.
Un solo agente per sezione deve sorvegliare, nei turni notturni, anche più di 100 detenuti; un flusso di traduzioni che determina l'esaurimento di tutte le risorse disponibili.
Una vacanza organica di circa 25 unità. «Dovremmo essere, per decreto, in 210», spiega Lezzi, «ma ne siamo solo 185».
Nel corso della visita all'istituto la parlamentare e il sindacalista avranno modo di incontrare il personale in servizio su richiesta dello stesso personale.

CISL: «NO A PROCESSI SOMMARI»

Interviene anche la Cisl che esprime grande preoccupazione e prende le distanze dalle notizie pubblicate, parlando di «processi sommari a carico degli agenti della polizia penitenziaria».
Il segretario regionale della Federazione Nazionale sicurezza Cisl, Emidio Di Lorenzo, difende il personale della casa circondariale di Castrogno che «si è sempre distinto per grande senso di responsabilità».
«Teramo è tra gli istituti più operativi della regione», sostiene invece il segretario generale, Lanfranco D'Agostino.
«Chiediamo alla magistratura- di cui abbiamo massima fiducia- di fare in fretta chiarezza sugli episodi segnalati, in modo da ridare agli agenti la giusta dignità».
02/11/2009 9.16
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CARCERE PESCARA: «TROPPI DETENUTI IN SPAZI ANGUSTI»

PESCARA. Il carcere di Pescara è in condizioni di sovraffollamento. La conferma arriva dal presidente della Commissione consiliare Politiche Sociali del Comune di Pescara Salvatore Di Pino (Pescara Futura) al termine dell'incontro con l'avvocato Fabio Nieddu, Garante per i Diritti dei Detenuti del Comune di Pescara.
«Ci sono troppi detenuti costretti a convivere in pochi metri quadrati», spiega Di Pino, «una situazione divenuta ancora più esplosiva con la chiusura della Sezione penale per consentire i lavori di ristrutturazione. Nei prossimi giorni effettueremo un vertice sul posto, con l'assessore alle Politiche sociali Guido Cerolini, per verificare lo stato di permanenza dei cittadini che sono accolti nella struttura e ipotizzare una possibilità di intervento da parte dell'amministrazione comunale». Appena pochi giorni fa il Garante Nieddu ha visitato l'istituto carcerario di Pescara verificando l'evidente sovraffollamento della struttura.
All'interno delle singole celle ci sono due, tre ospiti costretti a convivere nello spazio ristretto di pochi metri quadrati.
«Sicuramente nel capoluogo adriatico si vive in maniera meno drammatica di quanto accada altrove», sostiene Di Pino, «ma i numeri parlano chiaro: ci sono oltre 65mila persone ristrette negli istituti penitenziari a fronte di appena 43.074 posti disponibili ed è ovvio che tale condizione nazionale faccia sentire le proprie conseguenze anche su Pescara».
Da mesi nella struttura del capoluogo adriatico è stata superata la capienza massima, situazione che si è aggravata con la chiusura della sezione penale per consentirvi i lavori di ristrutturazione.
«Da quel momento tutti i detenuti sono stati ridistribuiti nelle altre due sezioni, quella giudiziaria e quella dei collaboratori di giustizia, rischiando, tra l'altro, anche di determinare strane commistioni», continua Di Pino.
E a pagarne le conseguenze è anche la Polizia penitenziaria, sottolinea il presidente, «sottorganico, costretta a un impegno massacrante per garantire vigilanza, sicurezza e, al tempo stesso, per soddisfare al meglio le prime necessità di coloro che vivono in carcere, soprattutto i giovani che stanno pagando il proprio debito con la giustizia, ma che dobbiamo a ogni costo tentare di recuperare, coinvolgendoli in attività, insegnando loro un mestiere, restituendo loro l'entusiasmo della vita».
Diverse le ipotesi al vaglio. «E' impensabile», spiega Di Pino, «pensare di dirottare parte dei nostri detenuti in altri istituti che stanno senza dubbio vivendo una situazione ancor più difficile. Piuttosto potremmo pensare a un ampliamento della struttura, approfittando dell'esistenza di superfici disponibili accanto all'attuale carcere, anche se, in tal caso, il progetto, dovrebbe poi essere sostenuto economicamente dal Governo».
02/11/2009 11.40

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CARCERE SULMONA, DETENUTO INCENDIA CELLA



SULMONA. Un detenuto del carcere di Sulmona, U.C., di Napoli, ha dato fuoco alla sua cella ed è rimasto intossicato dal fumo assieme a sette agenti di polizia penitenziaria.
Da un po' stava gridando a strepitando all'interno della sua cella. Poi avrebbe deciso di dare fuoco alla cella: ha avvolto le lenzuola intorno alle suppellettili e gli ha dato fuoco.
Gli agenti sono accorsi con gli estintori per spegnere le fiamme e hanno trovato il detenuto svenuto a terra poi portato all'ospedale per dei controlli.
Il gesto sarebbe l'epilogo della protesta che l'internato aveva messo in atto dopo che i medici del carcere non gli avrebbero dato alcuni psicofarmaci che aveva richiesto.
Sulla vicenda è intervenuto anche il sindacato di polizia penitenziaria che da settimane protesta per la carenza dell'organico.
«I nostri reiterati appelli al governo e al Parlamento - afferma Donato Capece, segretario generale del Sappe - per cercare soluzioni al problema del sovraffollamento, continuano a restare inascoltati. Gli ultimi episodi sono un inquietante sintomo dello situazione assai critica delle carceri sovraffollate dove la Polizia penitenziaria lavora ogni giorno con grandi sacrifici e con ben 5mila unità in meno».
Quello di sabato è il decimo episodio critico dall'inizio dell'anno in cui sono coinvolti agenti della Polizia penitenziaria del supercere di Sulmona.
Per i sindacati ci sono «troppi detenuti psicotropi, che tutti i giorni devono essere imbottiti di psicofarmaci». Solo a Sulmona ce ne sono quasi 150 «che devono essere tenuti a bada con turni di controllo molto più pesanti rispetto a quelli verso altri detenuti».

02/11/2009 9.16

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