Ok alla liberalizzazione delle licenze dei pubblici esercizi

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Niente più licenze contingentate per i pubblici esercizi a Pescara.


La nuova giunta comunale ha infatti ufficialmente approvato la delibera per la liberalizzazione del rilascio dei permessi, come previsto dalla normativa comunitaria, statale e regionale.
In sostanza, d'ora in avanti, per l'apertura di bar o ristoranti, ossia di pubblici esercizi, non ci sarà più il contingente numerico o delle distanze minime.
Soprattutto gli utenti che saranno interessati ad avere una licenza non dovranno più preoccuparsi di cercarla o acquistarla sul mercato a prezzi spesso molto elevati, ma potranno farne semplice richiesta.
«Tuttavia», ha spiegato l'assessore al Commercio del Comune di Pescara Stefano Cardelli dopo che la giunta comunale ha approvato l'atto, «per evitare aperture selvagge, ciascun richiedente dovrà attenersi a parametri qualitativi chiari, trasparenti e oggettivi, investendo, ad esempio, sulla sicurezza e sull'adozione di misure per favorire i diversamente abili, criteri che andremo a codificare nel ‘Piano per l'insediamento e l'attività dei pubblici esercizi' in corso di redazione da parte degli Uffici comunali».
Cardelli ha spiegato anche che al suo arrivo ha trovato il settore delle licenze «praticamente bloccato: con una delibera del luglio 2007 la passata amministrazione di centrosinistra aveva messo a bando diverse licenze; 120 erano rimaste ferme, ossia coloro che ne avevano fatto richiesta non avevano mandato avanti la propria pratica». La stessa delibera aveva avuto due proroghe temporali, sino all'ultima proroga sine die emanata appena la scorsa primavera.
«Un provvedimento inspiegabile», continua l'assessore, «anche perché, come hanno ipotizzato gli stessi uffici, molti di quei 120 richiedenti, dopo due anni di silenzio, probabilmente non avevano più alcun interesse ad aprire bar o ristoranti».
Lo scorso agosto è stata ripresa in mano la tematica e, da un lato, si è data un'ulteriore proroga di un mese, ossia sino al 30 settembre, ai 120 richiedenti sollecitandoli a mandare avanti il proprio fascicolo in modo concreto, dimostrando di avere ancora un interesse ad aprire un'attività.
«Dall'altro lato»; spiega ancora Cordelli, «abbiamo avviato lo studio per adeguare il Comune di Pescara alla normativa regionale che già nel 2008 ha liberalizzato il settore. Due mesi di studio e approfondimenti ci hanno consentito di approvare la nuova delibera».
L'amministrazione comunale si è già attivata per evitare “aperture selvagge o indiscriminate: «a tal fine abbiamo stabilito che le nuove attività dovranno adeguarsi ad alcuni criteri qualitativi ben specifici che andremo a codificare in maniera oggettiva e trasparente nel redigendo Piano per l'insediamento e l'attività dei pubblici esercizi di somministrazione di alimenti e bevande».
Tutti i locali dovranno innanzitutto rispettare la conformità alle norme urbanistiche ed igienico-sanitarie; «daremo priorità a quelle iniziative che punteranno all'innovazione della rete, alla tutela dei consumatori, alla valorizzazione delle stesse attività attraverso la promozione della città e del territorio, del turismo, dell'enogastronomia e delle produzioni tipiche locali, oltre che alla salvaguardia e alla riqualificazione delle zone di pregio artistico, storico e architettonico».
L'amministrazione comunale di Pescara sosterrà quelle proposte che, ad esempio, investiranno sulla sicurezza, garantendo l'installazione di telecamere fisse (per ampliare la rete del network di vigilanza del territorio che già stiamo predisponendo), e la presenza di personale addetto al ramo, nonché coloro che si faranno promotori di iniziative di lotta contro l'abuso di alcol; altri criteri che verranno valutati per garantire il livello qualitativo delle nuove attività saranno l'attenzione alla tutela ambientale, dunque quei locali che presteranno attenzione alla raccolta differenziata, al decoro urbano, all'insonorizzazione dei propri locali, o l'accessibilità, ad esempio, alle persone diversamente abili, e poi il potenziamento di parcheggi a servizio dei propri utenti, la promozione di menù di prodotti tipici, tesi a valorizzare le risorse del territorio, o l'adozione di carte dei menù in doppia lingua, per la promozione del turismo.

26/10/2009 9.13