Salgono sul Ponte del Mare violando divieti.Pignoli:«Opera rimasta sul groppone»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Dieci persone ieri mattina sono salite sul Ponte del Mare, ancora chiuso al pubblico e mai collaudato. La presenza di questo gruppetto è stata subito segnalata alla Polizia Municipale.
Intorno alle 10 i temerari hanno cominciato a camminare indisturbati sull'asse ciclopedonale.
Impresa non così difficile, possibile violando le barriere del cantiere posizionate sul lato della Madonnina. Impazienti di testare l'opera già inaugurata circa sei mesi fa e ancora chiusa ai cittadini?
Forse.
Il cancelletto in legno è stato scavalcato senza rispettare i divieti di ingresso posti al varco e il gruppo si è avventurato sul ponte che, in alcuni punti, non presenta neanche le barriere laterali di protezione per impedire cadute accidentali nel fiume sottostante.
Altri utenti sono invece penetrati dall'ingresso sud, scardinando l'alta transenna che era ancorata al muro di recinzione dell'ex Cofa, dunque commettendo –secondo il Comune- il reato di danneggiamento dell'area di cantiere, oltre che di violazione di proprietà privata.
Sul posto, su richiesta dell'amministrazione comunale - che ha subito ravvisato gli estremi di pericolo inerenti l'utilizzo di un asse che non è stato sottoposto né al collaudo statico, né dinamico, né tantomeno al collaudo delle parti in metallo - sono intervenute cinque pattuglie della Polizia municipale coordinate dal maresciallo Sergio Petrongolo, oltre che una pattuglia della Polizia edilizia-giudiziaria che ha preso le generalità e l'identità di alcuni cittadini trovati ancora intenti a passeggiare sul ponte incuranti dei segnali di pericolo e di divieto, con minorenni al seguito.
Tutti sono stati invitati ad abbandonare l'area di cantiere e sul posto sono stati chiamati l'ingegner La Sorda, responsabile della sicurezza, e i responsabili dell'impresa De Cesaris i quali, dopo aver richiuso i varchi di ingresso violati dai cittadini, hanno ripristinato le misure di sicurezza.
Nei loro confronti scatterà, con ogni probabilità, un procedimento penale ora al vaglio delle Autorità inquirenti.

«NESSUN BENEFICIO»

E il Ponte del Mare ogni giorno fa discutere. Se nei giorni scorsi Mascia aveva annunciato che due benefattori che dovrebbero versare una quota per la realizzazione dell'opera non hanno ancora stranamente versato i soldi, adesso il vicepresidente del Consiglio comunale Massimiliano Pignoli (Lista Teodoro) sostiene che l'amministrazione di centrodestra si ritrova «sul groppone un ponte che da un lato non porterà alcun beneficio dal punto di vista della mobilità e, dall'altro, rischia di costare alle tasche dei contribuenti oltre un milione di euro per errori commessi all'apertura del cantiere dalla passata amministrazione di centrosinistra».
Per Pignoli «quei contenziosi aperti e lasciati in eredità, quell'ennesima opera incompiuta, rappresentano una vergogna per il passato governo comunale di centrosinistra che oggi dovrebbe chiedere scusa all'intera città e tacere di fronte a tanti errori che, pian piano, stanno inesorabilmente venendo a galla».
Il vicepresidente parla di uffici comunali «che ogni giorno ricevono richieste insolute di pagamento da parte dei fornitori che sollecitano, ovviamente, il versamento delle somme necessarie per i materiali usati per la costruzione dell'asse. Lo sanno i consiglieri di centrosinistra che già nei mesi scorsi non hanno ottemperato a quei pagamenti, lasciati chiusi nei cassetti, consiglieri al corrente di quel contenzioso con la ditta Mospeca che oggi chiede il pagamento di 1milione e 80mila euro in più rispetto ai 6 milioni di euro preventivati per l'appalto, una somma in eccedenza determinata dalla consegna parziale delle aree da parte del Comune che avrebbe ritardato l'inizio delle opere».
Una questione densa di ombre dopo le polemiche dei mesi scorsi e gli arresti clamorosi del sindaco D'Alfonso e di quel De Cesaris che è il titolare della ditta che costruisce il ponte con i soldi dei benefattori.
Ma dall'opposizione non si vogliono sentire ragioni. I consiglieri Enzo Del Vecchio e Antonio Blasioli (Pd) sostengono che il centrodestra stia facendo di tutto per ritardare l'apertura dell'opera di punta dell'ex sindaco D'Alfonso.
Per i due, Mascia dovrebbe cominciare a capire la «straordinaria opera rappresentata dal “Ponte del Mare” e non dovrebbe faticare molto a comprenderne l'alto valore strutturale e simbolico della stessa, nonostante la sua preconcetta e totale avversità, avendone egli stesso evidenziato la complessa attività di collaudo incontrata dai tecnici incaricati».
«Utilizzare poi la richiesta di riserve, avanzata dall'impresa, come elemento ostativo alla conclusione dell'iter tecnico-amministrativo», continuano Del Vecchio e Blasioli, «è l'ulteriore dimostrazione che il sindaco persegua tutt'altri obiettivi, chiaramente di tipo strumentale politico, in luogo di una azione tesa a tutelare l'interesse della collettività. Non sfugge a nessuno e neanche può sfuggire al sindaco che la presentazione di riserve da parte di imprese esecutrici di lavori rappresentano una consolidata abitudine il cui esito è correttezza della richiesta è tutta da dimostrare».
Per Del Vecchio e Blasioli, inoltre, sarebbe incomprensibile anche il richiamo pubblico, attraverso i giornali, ai due imprenditori che non avrebbero ancora versato la quota promessa all'ex sindaco quale contributo per la realizzazione dell'opera.
«E' una dimostrazione di quanto sia difficile l'ufficio di primo cittadino mancando di sensibilità, correttezza e rispetto degli altri. Forse temeva il Sindaco Mascia che questi sconosciuti signori avrebbero potuto mancare all'impegno assunto?»
Bisognerebbe però chiedere ai benefattori che tipo di ritorno di immagine hanno avuto finora, se rifarebbero nuovamente il gesto di grande generosità e perché alcuni di loro si tennero a distanza nel giorno della posa della prima pietra.

26/10/2009 9.00


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