Antica Babilonia. Corte dei Conti: «assolti Scelli e Pandolfi»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. Nessun comportamento illegittimo, e soprattutto nessun danno, fu causato al ministero della Difesa per mancata restituzione e distrazione di fondi, nell'ambito dei contributi destinati dal Ministero stesso per il finanziamento della missione italiana in Iraq denominata "Antica Babilonia".

Con tale accusa era stato citato in giudizio dalla Procura Generale della Corte dei Conti Maurizio Scelli, allora Commissario Straordinario della Croce Rossa Italiana, unitamente all'allora Direttore del dipartimento Amministrazione e Patrimonio della Cri, Virginio Pandolfi.
La Corte dei Conti, infatti, con la sentenza n°1924 del 13 luglio 2009, depositata lo scorso 15 ottobre, ha assolto l'ex commissario straordinario della Croce Rossa Italiana, Maurizio Scelli, dall'accusa di aver distratto ad uso interno, nel periodo compreso tra dicembre 2003 e dicembre 2006, il contributo di 17.595.845,15 di euro previsto per gli "interventi urgenti a favore delle popolazioni irachene".
Nelle 17 pagine di motivazione la Corte non soltanto ha ampiamente evidenziato l'insussistenza delle ipotesi accusatorie formulate dalla Procura Generale, stabilendo espressamente che «l'utilizzazione per fini interni» della somma di Euro 17.595.845,15 «non costituisce danno sotto il profilo contestato perché il contributo è permettere alla C.R.I. di svolgere i suoi compiti istituzionali nell'ambito della missione in Iraq ed in tale finalità rientrano tutte le spese della C.R.I. attinenti alle sue funzionalità istituzionali e svolte nell'ambito della missione».
La Corte dei Conti ha giudicato ampiamente fondata la linea difensiva, e del tutto lecito e trasparente il comportamento adottato da entrambi i sottoposti a processo contabile, la Corte ha inoltre riconosciuto il diritto dei convenuti in giudizio a vedere riconosciuto in loro favore il pagamento delle spese legali stabilito in 2.000 euro per ciascuno
«Manca infatti ogni prova, e prima ancora ogni affermazione», scrive la Corte, «del fatto che i residui non siano stati comunque utilizzati per fini interni della C.R.I., e legati alla sua partecipazione alla missione in Iraq, e cioè che siano stati violati i limiti di utilizzazione del contributo individuati al punto 2.1. della presente decisione».
«Manca inoltre la prova dell'irregolarità contabile che si prospetta (l'intenzionale elusione del controllo dei revisori)», continua la sentenza, «ed anzi nella nota del 28.7.2004 il Ministero della Salute, nell'approvare la variante in questione, fa espresso riferimento, tra l'altro, al parere favorevole del Collegio dei Revisori dei Conti».

23/10/2009 8.46