Green Connection: il processo non inizia, ancora rinvii tecnici

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Era scoppiata nel 2006. Fu la prima inchiesta che colpì pesantemente l’allora giunta D’Alfonso e che disegnava un quadro inquietante sulla gestione degli appalti.

Ieri a palazzo di giustizia vi è stata l'affollata udienza preliminare dopo la chiusura dell'inchiesta del pm Filippo Guerra ed il solito valzer (lento) delle notifiche ai 21 indagati.
In aula era presente il pm Miriana Di Serio che ha ereditato il faldone dopo il trasferimento del pubblico ministero che ha coordinato le indagini.
Si è parlato di intercettazioni, che sembrano essere il fulcro fondamentale del processo, sulle quali si sono scagliate tutte le difese.

Nel caso della Green Connection il perito sembra non abbia fatto in tempo a terminare la trascrizione di tutte quelle giudicate rilevanti e dunque non sono state messe a disposizioni delle parti e del giudice per l'udienza preliminare Carla De Matteis, che ha rimandato l'udienza dopo 20 minuti al 23 dicembre prossimo.
Si spera che quel giorno tutte le carte siano a posto così da permettere una decisione sull'eventuale rinvio a giudizio.
Solo così potrà partire ufficialmente il processo con il dibattimento e la produzione e acquisizione di tutte le prove all'interno del contraddittorio.
Inutile ribadire come la stagione dei grandi processi sia iniziata accompagnata da una colonna sonora che è sempre la stessa: quella che tira in ballo sempre la prescrizione.
Infatti anche per questo processo –anzi soprattutto per questo- la prescrizione ha già quasi vanificato tutto il lavoro di indagine svolto perché i fatti contestati si riferiscono anche al 2004 per cui alcune contestazioni si sono già prescritte mentre altre lo faranno
entro il 2011.
Per arrivare alle condanne entro quella data si dovrebbero tenere tutti e tre i gradi di giudizio.
Cosa praticamente impossibile.

GLI APPALTI DEL VERDE NEL MIRINO DELLA PROCURA

I reati ipotizzati dalla Procura pescarese sono quelli di associazione per delinquere (per gestire in maniera illegale gli interventi sul verde pubblico), turbativa d'asta, incendio e violenza privata.
Nel mirino della procura era finito l'allora assessore comunale Rudy D'Amico, alcuni dirigenti comunali e le cooperative sociali incaricate della gestione degli appalti.
Nella ricostruzione dei fatti dell'accusa è emerso un piano tra le coop che si sarebbero messe d'accordo sul ribasso d'asta in modo tale da sapere già chi avrebbe vinto l'appalto.
In alcuni casi sarebbe stata anche impedita la partecipazione alle gare di società estranee al gruppo. Gli utili sarebbero stati ripartiti tra tutti gli aderenti al patto.
Il gruppo, sostiene sempre la Procura, si sarebbe servito di personaggi in grado di imporre la «legge» con la violenza, anche attraverso spedizioni punitive.
Giampiero Leobroni, Vincenzo Cirone ad esempio vengono definiti dal pm Guerra «promotori, organizzatori e capi dell'associazione a delinquere, nonché ideatori delle illecite operazioni».
Tra gli indagati più famosi anche l'assessore comunale al verde Rudy D'Amico (dimessosi immediatamente) accusato di associazione a delinquere, abuso d'ufficio, tentata turbativa d'asta e turbata libertà degli incanti, tentata corruzione. Il Comune in tutto, sostiene la Procura, è stato «parte lesa». A causa delle turbative d'asta, infatti, avrebbe «speso più soldi rispetto a quella ipotizzabile in una gare regolare».

22/10/2009 9.04


2005: COSI' SI TRUCCAVANO GLI APPALTI A PESCARA



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