Concorso Dezio: indagato D’Urbano ex dirigente della Regione

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Un certificato arrivato nel giro di 14 minuti. Per questo l’ex dirigente della Regione, oggi in pensione, Giuseppe D’Urbano, è stato oggetto di un separato procedimento giudiziario che si è chiuso da alcune settimane.


E' successo che la procura indagando sul concorso Dezio è arrivata anche alla Regione e attraverso perquisizioni e perizie mirate nei computer dell'ente in uso all'ex dirigente si è potuto appurare che quel certificato è arrivato in tempi record: appena 14 minuti dopo il protocollo della richiesta.
Sta di fatto che quella nota avrebbe costituito il punto di appoggio per Guido Dezio per partecipare al concorso a tempo indeterminato per dirigente del Comune, poi da lui vinto.
Insomma senza quel certificato il braccio destro del sindaco D'Alfonso, arrestato il 15 dicembre 2008, non avrebbe avuto i requisiti per partecipare a quel concorso tanto contestato e che ha visto vincitori Guido Dezio, Gaetano Silveri e Marco Molisani, tutti indagati e accusati a vario titolo (nell'inchiesta Housework) di far parte di quella associazione a delinquere che avrebbe occupato il Comune e «viziato la democraticità dell'ente».
Insomma per la procura sarebbe molto strano che i primi tre posti di un concorso pubblico siano stati occupati in graduatoria da personaggi già molto vicini al sindaco D'Alfonso.
Per quanto riguarda il concorso di Guido Dezio al centro di una separata indagine, ieri confluita nel procedimento giudiziario principale, ci sarebbe la nota a firma di Giuseppe D'Urbano, (ex direttore affari della presidenza e legislativi della Regione Abruzzo) dalla quale si evince che Dezio ha svolto funzioni «pienamente equiparate a funzioni aventi natura e contenuto dirigenziale (...) all'interno di un rapporto convenzionale ex L.R. 10/03/93 n. 15».
Questo si leggeva in una nota ufficiale del Comune di Pescara a firma del dirigente al personale Gaetano Silveri anche se la frase "pienamente equiparate" è disconosciuta dall'autore (D'Urbano). Sul documento originale infatti sarebbe scritto "pienamente equiparabili".
Ma secondo il pubblico ministero Paolo Pompa in realtà le mansioni svolte da Dezio non potevano essere equiparate a quelle di un dirigente. Che ci sia qualcosa di strano la procura ha creduto di poterlo provare con la perizia sul pc.
Una via preferenziale per una persona «più uguale degli altri»?
Parrebbe di no, secondo quello che è stato detto altre volte dalla persona interessata, poiché si tratterebbe di un semplice parere, una lettera scritta “privatamente” a Dezio che chiedeva di provvedere alla redazione di una attestazione che certificasse il tipo di lavoro svolto.
Un parere dunque non un certificato.
Dezio aveva prestato servizio nei gruppi consiliari della Regione a disposizione del partito politico della Margherita, non essendo mai stato vincitore di concorso pubblico.
Dunque, la nota a firma D'Urbano non sarebbe strettamente un atto con validità pubblica ed ufficiale della Regione ma un «parere» che poi sarebbe stato impiegato da Dezio e valutato alla stregua di un atto pubblico dalla commissione.
«Appare evidente», si legge nella nota inviata a Dezio da D'Urbano, «sotto l'aspetto dell'interpretazione che le prestazioni svolte dal richiedente implicano il possesso di cognizioni ed esperienze di professionalità elevata», attività che «sono pienamente riconducibili a quelle dirigenziali».
Tra le cose che questa nuova inchiesta (separata da quella che vede indagati Dezio, D'Alfonso per elementi nuovi emersi dopo la sua chiusura) dovrà chiarire se davvero D'Urbano avesse o meno titolo ad emettere un certificato di quel tipo, dal momento che chi lavora nei cosiddetti gruppi consiliari non diventa dipendente del Consiglio regionale e quindi non è soggetto al controllo diretto del dirigente dell'ente. Se ne saprà di più quando gli ufficiali giudiziari riusciranno a notificare gli atti e dunque si potrà aprire il contraddittorio, potendo il pm ascoltare nuovamente l'indagato che ne fa richiesta.
Molto importante appare oggi anche la precisazione del Comune di Pescara sull'argomento del 3 luglio 2007. 

21/10/2009 15.24