Società Mutuo Soccorso, nella sede storica ora si vendono abiti da sposa

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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1854

PESCARA. La storica sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso al numero 61 di via Piave a Pescara sta per trasformarsi in un'attività commerciale.

Per la precisione a breve diventerà un negozio di abiti da sposa come racconta il consigliere comunale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo.
La sede, donata da Leopoldo Muzi ai soci nel lontano 1883, è già recintata da una struttura in legno e stanno per cominciare i lavori di ristrutturazione per i quali è stata presentata mesi fa una dichiarazione di inizio attività (Dia) come si può leggere sul cartello affisso all'esterno.
«Pare che i vertici della società operaia», continua Acerbo, «abbiano proceduto all'accordo con un privato a cui verrebbe affittata parte dell'edificio per adibirlo a negozio in una centralissima via della città».
Un gruppo di vecchi soci ha scritto nei giorni scorsi al sindaco, al prefetto e altre autorità denunciando il comportamento degli organismi dirigenti.
«La Società Operaia di Mutuo Soccorso rappresenta un pezzo importante della memoria storica cittadina e non merita questo destino», afferma Acerbo.
«Nate a partire dal 1848 in tutta Italia e diffuse con ardore dai seguaci di Mazzini e Garibaldi le Società Operaie furono storicamente il luogo di nascita dell'associazionismo operaio che poi avrebbe portato alla nascita delle leghe di resistenza e delle organizzazioni sindacali».
Intere generazioni di lavoratori e cittadini pescaresi, come ricorda oggi l'esponente di Rifondazione, hanno vissuto e frequentato questi locali di via Piave «la cui storia meriterebbe ben altra valorizzazione».
«Non conosco gli attuali vertici della Società Operaia», continua Acerbo, «ma ritengo il loro comportamento assai discutibile. Senza entrare nel merito delle contestazioni dei soci (che meritano ogni approfondimento) è certamente inusuale che invece di lanciare pubblici appelli alle istituzioni per chiedere aiuto il presidente abbia pensato di affittare parte della struttura e di autorizzare la modifica dello stesso manufatto».
Acerbo si appella al sindaco e al presidente del Consiglio Comunale «affinchè l'amministrazione comunale si attivi con celerità per scongiurare un cambio di destinazione d'uso che priverebbe i pescaresi di un altro luogo della memoria».

21/10/2009 10.07

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