Ancora nessun piano industriale per il rilancio produttivo della Teleco

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ROSETO. Il 18 dicembre scadrà il primo semestre del comodato d’uso gratuito dell’ex impianto di Roseto nord, concesso dalla curatela fallimentare.


Coma sarà possibile pensare di rilanciare e riportare in attivo un settore fermo da anni senza programmare né produzioni né reti di vendita?
Il patrimonio acquisito dalla comunità in oltre 20 anni di attività in un settore così strategico non può, in tempi di così grave crisi, andare perduto.
L'atto siglato tra la curatela e la nuova proprietà prevedeva due anni di comodato per l'impianto ex Teleco a Roseto nord rinnovabili di sei mesi in sei mesi a condizione che la Ecotel si impegnasse fattivamente alla realizzazione di un nuovo impianto su un terreno messo a disposizione del Comune di Roseto.
I piani di Variante al Prg sarebbero già stati stilati dai tecnici del Comune.
Ora manca l'impegno nei fatti della dirigenza Ecotel.
«Come è possibile», si chiede Marco Borgati, coordinatore Rc/Pdci, « costruire un nuovo impianto in mancanza di una strategia di medio e lungo termine, strategia possibile solo pianificando attentamente un piano industriale che all'oggi non solo manca, ma sembra non essere nemmeno un programma per il futuro? Consapevoli dell'impegno portato avanti dall'amministrazione nel reinserire i lavoratori della ex Teleco, ringraziandoli per questo, chiediamo di aver coraggio».
«Chiediamo, con coraggio», ha aggiunto, «di andare oltre l'attuale situazione e conquistare il bene comune riportando non solo in vita uno stabilimento, ma rilanciando un intero settore che negli anni passati ha contribuito a innalzare il benessere della nostra cittadina, mettendo in condizione la Ecotel di poter assumere sempre nuovi lavoratori. Perché ci si è accontentati di un semplice crono programma e non si è chiesto con insistenza un piano di rilancio industriale?
quando, chiediamo, la questione della concessione del terreno in zona autoporto verrà portata in consiglio comunale?»
La paura è che di sei mesi in sei mesi, tra rinvii e rinvii, tutto cada nel nulla, e la Ecotel infine dica che non ci sono le condizioni per rilanciare l'azienda.
Dunque quello che si chiede all'azienda è di battere un colpo per dare chiarezza ad una situazione pesante che potrebbe peggiorare.

19/10/2009 8.21