Cassazione: sì al sequestro case in area con pericolo frane

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1154

ROMA. Vanno posti sotto sequestro i beni immobili che si trovano in un'area a rischio frana, e che, proprio per le modalità con cui sono stati costruiti, rendono più alto il livello di pericolo.

La Cassazione ha per questo confermato un'ordinanza con cui il tribunale del Riesame di Isernia aveva respinto i ricorsi contro il sequestro preventivo, disposto dal gip, di un campo da calcetto e vari fabbricati, in relazione all'articolo 677 del codice penale (omissione di lavori in edifici che minacciano rovina).
Il sequestro era stato disposto in quanto, secondo gli inquirenti, era in atto un evento franoso a valle degli edifici, dovuto alla presenza di terreno di riporto sotto i fabbricati, inserito per eliminare il dislivello su cui erano stati costruiti, nonche' dovuto alla mancanza di fognature e di un sistema drenante idoneo a facilitare il deflusso delle acque.
Per questo sussisteva «un imminente pericolo per la pubblica incolumità derivante dal possibile allargamento del fenomeno franoso e la circostanza che non fossero state rilevate fessure all'interno delle abitazioni non riduceva l'allarme, vista la vicinanza del fronte franoso e la necessita' di interventi immediati per mettere in sicurezza gli edifici».
La Suprema Corte (prima sezione penale, sentenza n.40034) ha condiviso la decisione del Riesame sottolineando che «il tribunale ha correttamente individuato il fumus commissi delicti nella circostanza che i beni immobili sequestrati sono la causa dell'evento franoso, per le modalità con le quali sono stati costruiti e per la mancanza di fognature e di sistemi di filtraggio dell'acqua, e nel fatto che l'omessa esecuzione dei lavori, necessari per consentire il drenaggio del terreno, determina il concreto pericolo dell'estendersi del fenomeno franoso e della rovina degli edifici con conseguente pericolo per le persone circolanti in prossimità delle case, dei giardini e del campo di calcio».
In particolare, «lo strumento del sequestro - rilevano gli alti giudici - e' stato ritenuto idoneo ad impedire che il reato venga portato a ulteriori conseguenze», in quanto, nel caso in esame, «l'unico tipo di utilizzo del bene consentito e' quello volto all'eliminazione della causa dello smottamento».
15/10/2009 10.00