Di Quinzio:«per coprire i debiti ogni mese paghiamo 180mila euro»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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IL DOCUMENTO. FRANCAVILLA. E' stata la denuncia per la vicenda delle anticipazioni della Banca Ifis il piatto forte dell'assemblea pubblica organizzata domenica alla Sirena dal sindaco di Francavilla al mare.
Presenti tutti gli assessori, si è parlato anche dei programmi e delle realizzazioni in corso da parte dell'amministrazione Di Quinzio ed il direttore generale Antonio Infantino ha illustrato nei dettagli quelle che sarebbero le irregolarità e tutti gli eventuali punti oscuri “dell'affare Ifis” su cui ora sta indagando la Guardia di Finanza.
«Torno a parlare dopo 9 mesi dalla precedente riunione – così Nicolino Di Quinzio ha presentato gli assessori – è bene che oggi parlino loro. Posso solo dire che tutte le polemiche contro l'immobilismo dell'amministrazione sono abbastanza strumentali, perché dimenticano che a causa della gestione avventurosa della precedente Giunta non sono in grado di assicurare tutto a tutti. Ogni mese, da 10 mesi, il Comune deve anticipare 180 mila euro di rata per il rientro dal debito creato da altri e non da noi. Sapete quante strade, quanti giardini, quante manifestazioni ci avrei pagato? E' stupido contestare la mia Giunta dimenticando questo dato».
Così domenica.

«E' FACILE FINANZIARE LE MANIFESTAZIONI FACENDO DEBITI...»

Ieri mattina il sindaco Di Quinzio, era al Comune di Chieti insieme ad altri sindaci del comprensorio (c'erano anche i primi cittadini di Vacri, Guardiagrele, Roccamontepiano, Casalincontrada ed altri, oltre ai senatori Mascitelli e Legnini) e si è fermato a commentare come la stampa locale informa sull'attività della sua amministrazione, dando più spazio ai suoi oppositori e alle polemiche contro le sue scelte, senza quasi far cenno delle vicende passate sotto inchiesta.
«Mi vogliono far apparire come un “taglia tutto”, senza spiegare perché ci troviamo in queste condizioni finanziarie drammatiche – ha detto amareggiato – adesso polemizzano sul Premio Russo che io avrei boicottato perché il contributo del Comune è di mille euro. Ho tagliato la Mostra del fiore, ho tagliato il Carnevale, ho tagliato le mostre, non riesco a trovare più di mille euro perché non ci sono i soldi per i motivi che tutti sapete, ma si continua con questa storia? Sempre i soliti a criticare e nessuna parola per le acrobazie che stiano facendo per assicurare un minimo di servizi e di manifestazioni. Il premio Russo? E chi non vorrebbe sponsorizzarlo? Io ho difficoltà a dare di più. Oppure volete che ricominciamo a fare debiti, tanto paga sempre pantalone? Non è onesto che chi informa non dica la verità e mi attacchi a prescindere».
Il sindaco non lo dice, ma c'è il sospetto che forse il riferimento è a quei giornalisti che in passato ottenevano dalla Giunta Angelucci incarichi retribuiti che oggi sono stati tagliati: forse per questo trovano sempre motivi per polemizzare con la Giunta in carica?

L'OPERAZIONE “PRESTITO IFIS” ED IL RUOLO CONTROVERSO DELLA RISCO

Sulla Banca Ifis, come noto, dal Comune è partita una denuncia alla Procura della Repubblica di Chieti perché è sembrata eccessiva l'anticipazione di 10 milioni di euro chiesta ed ottenuta dalla Giunta precedente a questa Banca specializzata nel settore.
Si trattava in pratica di una specie di scoperto bancario, un fido da cui venivano attinte le risorse per le spese correnti, dalle manifestazioni alle mostre, con grosso aggravio di interessi.
Dalla relazione illustrata dal direttore generale Infantino sono emerse varie incongruenze.
La più eclatante è che per il prestito sono state date in garanzia le quote Ici, che poi il Governo ha abolito, e gli altri tributi che dovevano ancora essere riscossi.
Cioè non erano crediti certi e questo potrebbe aver fatto lievitare il costo degli interessi di un prestito erogato – di fatto – senza garanzie.
Altro aspetto dubbio è il ruolo della Risco, la società di riscossione creata proprio in quel periodo per riscuotere i tributi comunali.
Che c'entrava la Risco con la Banca Ifis se è vero che avrebbe girato direttamente a questa Banca i soldi incassati, visto che i crediti - cioè i tributi – erano di proprietà del Comune e non della Risco che li doveva solo riscuotere?
E, come in un domino, la domanda sulla Risco rimanda ad un'altra riflessione: questa società è nata per favorire questa operazione?
O serviva per consentire assunzioni al di fuori delle norme che regolano i Comuni?
I “si dice” che girano in Comune parlano infatti di assunzioni di parenti (al Comune di Francavilla non sarebbe il primo caso....) e di strane dimenticanze di chi doveva accorgersi, verificare, riportare.

I REVISORI DEI CONTI NON SI ERANO ACCORTI DI NULLA

Insomma è un vaso di Pandora quello scoperchiato dal sindaco almeno un anno fa circa, quando furono rese note le prime perplessità sullo stato dei conti del Comune. Ad inizio anno un aspetto inquietante della vicenda suscitò anche la sorpresa dell'avvocato Vincenzo Di Lorenzo, capogruppo del Pd in consiglio comunale, quando fu resa nota la relazione dei Revisori dei conti.
Candidamente il Collegio che ha la funzione di controllo dei conti del Comune scrisse in una relazione di non aver saputo di questa operazione colossale di indebitamento.
Sull'argomento “prestito” della Banca Ifis, Angelo Lucio Russo, Piergiuseppe Mammarella e Francesco Di Maio, i tre Revisori dei conti del Comune, così scrivono a proposito dei vari acconti incassati tra il 2006 ed il 2007: «queste operazioni venivano effettuate senza acquisire il parere del Collegio dei revisori, il quale venuto a conoscenza dell'operazione nel mese di giugno 2008 (quindi dopo l'elezione di Di Quinzio) relazionava sull'illegittimità della stessa (vedi nota del 9 ottobre 2008)», anche perché i crediti venivano ceduti con la formula pro solvendo e non pro soluto. Detto in parole povere, se il cittadino non pagava il tributo, il Comune se ne accollava l'onere rispetto alla Banca. Cioè un grosso favore a chi erogava il prestito senza nemmeno un po' di rischio.

UN GRUPPO DI POTERE GESTIVA SOLDI E POTERE PER UNA VASTA CLIENTELA

Insomma da quello che pare di capire dalla lunga denuncia, nel Comune era attivo un «gruppo di potere» che gestiva spese, finanziamenti, erogazioni di contributi e prebende distribuite a destra e a manca per tenere buoni tutti, dai giornalisti a quelli che campavano con le feste, con le sagre, con le mostre e con le manifestazioni, tutte ampiamente finanziate e non sempre con rendiconto finale.
E tutte queste persone che hanno preso a vario titolo finanziamenti, stipendi o altre utilità oggi non vedono di buon occhio l'operazione di indagine del Comune e della Guardia di finanza.
Ma mentre è facile risalire ai nomi della Giunta che approvava queste anticipazioni che hanno indebitato il Comune (basta leggere il frontespizio delle delibere incriminate: Roberto Angelucci, Giuseppe Pellegrino, Rocco Cappelletti, Anna Maria Chiementa, Daniele D'Amario, Nicola De Francesco, Rocco Moroni e Luciano Orsini), più difficile è ricostruire la mappa del sottobosco clientelare che per anni ha attinto risorse direttamente dalle casse comunali.
Fino al punto (lo scrivono i Revisori dei conti il 29 gennaio 2009) da far rischiare il dissesto finanziario ad un Comune che per le seconde case turistiche esistenti e quindi per l'Ici e per i tributi che si potevano incassare, doveva essere uno dei comuni più ricchi della Provincia.
Di tutto questo nessuno mai si è accorto di nulla.

Sebastiano Calella 13/10/2009 9.42