Varone:«i cittadini dovrebbero indignarsi e muoversi prima della magistratura»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. «Il senso di legalità che è in ognuno di noi può fare la differenza»: così il pm Gennaro Varone nel suo incontro con i cittadini nell’ambito del progetto “Obiettivo Legalità”.


Era gremita ieri pomeriggio la sala Figlia di Jorio alla Provincia di Pescara dove si è tenuto il secondo dei nove appuntamenti organizzato dall'associazione Codici.
Ospite il pm Gennaro Varone, uno dei volti più noti della Procura di Pescara, che ha svolto le indagini che hanno decapitato la giunta Cantagallo di Montesilvano e D'Alfonso di Pescara, solo per citarne due più note al pubblico.
Il sostituto procuratore che si sta occupando di inchieste insidiose che riguardano il malaffare nella pubblica amministrazione ha parlato dei reati di abuso d'ufficio, corruzione e concussione e ha sottolineato come questi «possano mettere in pericolo la stessa democraticità del nostro ordinamento». Se le regole vengono violate i principi fondamentali della uguaglianza, della meritocrazia della concorrenza soccombono.
«Sono fenomeni», ha spiegato Varone alla platea composta da avvocati e semplici cittadini, «che il pm e la giustizia osservano solo a posteriori e dunque non è sempre agevole individuarli».
Il pm ha chiarito la differenza tra i reati: «se con la concussione il pubblico ufficiale, abusando della sua qualità, costringe qualcuno a dare o promettere una qualche utilità, con la corruzione il privato è d'accordo con il pubblico ufficiale nel dargli o promettergli denaro o altra utilità affinché quest'ultimo compia un atto del suo ufficio o un atto contrario ai doveri d'ufficio. Nel primo caso, quindi, c'è minaccia, nel secondo no. Nel primo caso abbiamo anche un soggetto che subisce il reato».
«Spesso visti da fuori e a posteriori», ha chiarito il pm, «non è facile stabilire se si tratti di corruzione o concussione. Il pubblico ministero non ha la telecamera puntata sugli eventi, al massimo accerterà che c'è stato un passaggio di denaro. Ma senza conoscere il resto e senza nessuna collaborazione, come si fa a ricostruire il reato e a raccogliere le prove? In concreto diventa difficile perchè non conosciamo tutti gli elementi e osserviamo gli effetti ma non le condotte».
Ma non sono problemi di poco conto perché stabilire quale reato contestare implica effetti enormi dal punto di vista giudiziario.
«Guardo con diffidenza le prove testimoniali», ha continuato Varone, «preferisco i documenti perchè non cambiano versione». Per questo soprattutto per questa tipologia di reati è opportuno recuperare più documentazione possibile che possa chiarire gli eventi ed il perché dei reati.
Il magistrato ha messo poi in rilievo come spesso esistano due livelli ben differenti che spesso si fondono: «il nostro sistema è composto da due parti: il primo quello istituzionalizzato ed evidente che attiene alle leggi e poi c'è il sistema dei privilegi, sotterraneo, che aggira e viola le leggi. Se quest'ultimo prevale la vita della società viene inquinata».
E, infatti, Varone ha sottolineato come «sempre più spesso» si contesti «l'associazione per delinquere anche ai colletti bianchi».
Ad una domanda del pubblico se il magistrato ci pensasse due volte prima di indagare una giunta comunale eletta dal popolo, con il rischio poi di farla cadere, il pm ha replicato «sì, ci penso due volte. Così come quando devo intervenire su un cittadino comune che potrebbe giocarsi la sua vita in quel processo. Ogni processo è importante per le persone coinvolte ma non si può commettere l'errore di comportarsi in maniera diversa solo perchè vi sono coinvolte persone importanti»

DOBBIAMO INDIGNARCI

«Dobbiamo indignarci ogni volta che ci troviamo in presenza di soprusi e privilegi illegittimi, bisogna indignarsi e denunciare», ha continuato.
Il sostituto procuratore ha raccontato anche di dover scontare spesso la mancanza di collaborazione da parte di chi subisce e vede.
«Mai nessuna indagine è nata perché qualcuno si è seduto davanti a me ed ha raccontato cose. Le notizie di reato arrivano spesso da esposti anonimi o può capitare che saltino fuori mentre si sta indagando su altro. Bisogna trovare il piccolo coraggio per reagire ed avere sempre uno sguardo severo verso quelle persone che vogliono prevaricare. Molto dipende da noi cittadini».
«Se ognuno di noi fosse singolarmente impegnato ad indignarsi e a denunciare», ha proseguito, «se ci fosse la stampa attenta, alcune condotte si potrebbero individuare per tempo ed arginare limitando i danni. Molti dei fatti che poi vengono commentati sul giornale solo quando è intervenuta la magistratura sono comunque stranoti alla comunità. A volte non bisognerebbe aspettare l'azione dei magistrati, sarebbe meglio che i cittadini intervenissero prima dicendo: io questo amministratore non lo voglio».

NON ESISTE RELATIVISMO DELLE NORME

«Se esiste una norma che dice che la legge è uguale per tutti», ha continuato Varone, «non ci può essere relativismo, non ci può essere interpretazione diversa. E legalità significa rispettare tutte le norme: se c'è una norma che dice che oltre una certa soglia occorre fare bandi europei non c'è una interpretazione che mi possa impedire di seguire la legge».
Il pm ha poi lodato il lavoro degli investigatori italiani: «ho svolto indagini in tutta Europa per reati di droga, tratta degli essere umani, truffe finanziarie e non temo di essere smentito quando dico che abbiamo gli investigatori migliori. Siamo secondi solo all'Fbi americana».

a.l. 09/10/2009 9.24