Odissea nell’inferno della sanità… e solo per un certificato

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. In Abruzzo non si fa che palare di Sanità in termini macroscopici: debiti, piani di rientro, spesa altissima, nomine e incarichi… Ma parole come queste restano attaccate alle colonne dei giornali, ben distanti dai disservizi che i pazienti (nel senso stretto del termine) devono subire.
PESCARA. In Abruzzo non si fa che palare di Sanità in termini macroscopici: debiti, piani di rientro, spesa altissima, nomine e incarichi… Ma parole come queste restano attaccate alle colonne dei giornali, ben distanti dai disservizi che i pazienti (nel senso stretto del termine) devono subire.Sollecitati da alcune segnalazioni giunte in redazione, PrimaDaNoi.it ha deciso di verificare la trafila che i cittadini devono affrontare in una Regione che spende l'82% del proprio bilancio per la Sanità.
Prendiamo un utente “tipo”: persona tra i 30-40 anni, lavoratore, sportivo,con due figli. Dobbiamo prenotare delle visite personali al Cup (Centro Unico Prenotazioni), chiedere un pediatra per l'ultimo figlioletto nato, prenotare la visita per avere il certificato obbligatorio per praticare attività sportiva in una squadra di basket (attività agonistica).
Al Cup potremmo prenotare per telefono, ma l'attesa sembra interminabile.
Magari prendendo qualche ora di permesso dal lavoro in tarda mattinata, riusciremmo a fare tutto. Bene, si guardano gli orari su internet.
Buone sorprese: il presidio sanitario Pescara sud (via Rieti 47), dove al primo piano si trova il Cup, risulta aperto due pomeriggi a settimana dalle 15 alle 17. Proviamo ad andare di pomeriggio, così non rubiamo tempo prezioso al lavoro.
Il grande cartello all'entrata recita: Cup: aperto 8-13 tutti i giorni della settimana (mentre su internet risulta 8.10-12.30..a chi dare retta?).
Ma poi un foglio attaccato al muro, ci lascia una speranza: Cup, aperto martedì e giovedì dalle 15: solo per 30 numeri. Un po' come un'offerta speciale: fino ad esaurimento scorte.
Ma al primo piano l'amara sorpresa: l'ufficio è chiuso e un cartello spiega: «il servizio pomeridiano è sospeso».
Abbiamo perso già la prima mezz'ora solo perché le varie indicazioni non danno informazioni univoche e reali. A questo punto dobbiamo per forza chiedere un permesso dal lavoro. Oltre al Cup, dobbiamo andare anche alla Medicina dello Sport a prenotare la visita per il certificato. L'ufficio, al cosiddetto “Ospedale vecchio”, è aperto solo un'ora: 12-13.
Sarebbe troppo chiedere di fare tutto in una mattinata, dato che si tratta solo di prenotazioni?
In teoria dovremmo farcela.
Proviamo.
Prendiamo un permesso dalle 11 in poi.
Alle 11.15 siamo al Cup.
Quaranta persone sono già sedute nella sala d'aspetto.
«Sono finiti i numeri, l'ultimo l'ho preso io» ci dice una signora.
Un altro cartello all'interno del Cup, appeso al distributore dei numeri, ci avvisa: «i numeri sono disponibili fino alle 11.30».
«Ma spesso finiscono anche prima- dice un'altra signora- c'è gente che viene qui alle 7. Io posso farlo che sono pensionata, ma un lavoratore? Ora hanno tolto anche il pomeriggio».
«Le cose cambiano, ma sempre in peggio» interviene un'altra signora.
Regna nella sala d'aspetto un silenzio surreale, si respira e si palpa nell'aria la rassegnazione, non si ha nemmeno la forza di sbuffare.
Chissà da quante ore sono seduti lì?
«Io sono arrivata poco prima di lei,- ribadisce la signora che ha preso l'ultimo numero- e mi sono accorta di avere 70 persone davanti».
Ci sono solo due sportelli aperti e in media una persona (tra prenotazioni e pagamenti) resta davanti all'impiegato per 10 minuti. Un'eternità se moltiplicata per tutta quella gente. Bisognerebbe mettere più persone.
«Magari! Hanno tolto il pomeriggio- continua la signora- per mancanza di personale, figuriamoci se possono aumentarlo. Ma qui non è niente, al Cup dell'Ospedale una volta avevo 200 persone avanti a me».

ALLARME ANTINCENDIO: «NON E' NIENTE, SOLO QUALCUNO CHE FUMA»

D'improvviso suona l'allarme antincendio. Non si ferma, continua a suonare. Ma nessuno degli habitué del Cup si alza.
Suona per cinque minuti, ma nemmeno le impiegate danno cenni di allarme. Sarà normale?
«Ma sì, sarà qualcuno che negli uffici si accende una sigaretta».
Quindi, vuol dire, che c'è qualcuno che ha il tempo di fumare.
Mentre “chi può” fuma, “chi non può” aspetta ore seduto ad una sedia.
Si tratta di signore e signori molto anziani (tra i 70-80 anni) talvolta accompagnati da badanti o dai figli e nipoti.
Dopo ore di attesa si alzano con estrema lentezza e fatica e finalmente raggiungono l'agognata meta: lo sportello. Noi siamo senza numero: niente di fatto al Cup. Dovremo prendere un altro permesso.
E considerata la quantità di persone, ci vorrà un'intera mattinata di “non lavoro” (= non guadagno).
Per poter richiedere l'assegnazione del pediatra ci sono solo 30 numeri e alle 8 del mattino sono già esauriti.
Una chimera, un lusso per pochi.
Perché non si potenzia il servizio?
Anche qui una porta in faccia: «pur essendo 2.000 impiegati, molti, "gli imboscati", non fanno nulla», ci dicono alcuni dipendenti.
Si saranno imboscati a fumare?

MEDICINA DELLO SPORT: «NON ABBIAMO LE AGENDE PER SCRIVERE LE PRENOTAZIONI»

Andiamo alla Medicina sportiva. Siamo in perfetto orario: ore 12.
Suoniamo, entriamo. Non c'è nessuno in attesa. La cosa potrebbe rincuorarci e invece non dovrebbe.
«Non abbiamo i calendari di febbraio non possiamo prenotarla» ci dicono gentilmente appena sull'uscio.
Febbraio?
«Sì, siamo a febbraio, ma non abbiamo le agende per scrivere le prenotazioni. Ci richiami ad inizio di questa settimana e le sapremo dire se sono arrivati i calendari».
Ecco perché era vuoto.
Non si può prenotare perché non hanno le agende.
E chi deve disputare tornei, gare ed altro come fa?
Lo fa senza certificato o resta a casa perdendo un intero anno sportivo?
Dalle segnalazioni abbiamo appurato che la paralisi della Medicina dello Sport non è un caso. Si ripete ogni anno a causa anche della forte presenza di sportivi a Pescara.
Numerose sono state le lamentele fatte arrivare direttamente all'ufficio della Medicina sportiva, ma non sono valse a nulla. Il servizio non è stato potenziato. Così molte squadre si trovano ad avere molti problemi nel far giocare i ragazzi.

FAI IL GIRO E RITORNA AL VIA

Sono le 13 e la nostra (dis)avventura nella Sanità pescarese è terminata con un bel “nulla di fatto”. Dobbiamo prenderci un giorno, magari di ferie, e fare tutto.
Eppure basterebbero delle indicazioni precise, ma soprattutto univoche per non fare perdere tempo. Invece qui tra internet (8.10-12.30), cartello a piano terra (8-13, aperto mart/giov dalle 15 per 30 numeri), quello alla bacheca del primo piano (il pomeriggio il servizio è sospeso) e quello appeso al distributore dei numeri (numeri disponibili fino alle 11.30), non si sa a chi dare retta. Anzi sembra sempre di pescare la carta “ritorna al via”. Eppure basterebbe un buon servizio on-line per la prenotazione. Eppure basterebbe potenziare il servizio di prenotazione telefonica. Eppure basterebbe un'azione per stanare “gli imboscati”.

Manuela Rosa 09/10/2009 8.54