Villa Pini e Salini. E' scontro sulla norma anticondannati

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L’AQUILA. Rocco Salini a rischio: il suo ruolo di direttore sanitario (non amministratore delegato come erroneamente scritto in precedenza) del Gruppo Villa Pini potrebbe essere in bilico.

Il nuovo incarico non era piaciuto troppo e si è corsi subito ai ripari per tentare di disarcionarlo.
Infatti, l'altro ieri in consiglio regionale l'assemblea ha approvato un emendamento al piano regionale di interventi a favore della famiglia per l'anno 2009 che dispone il divieto a ricoprire il ruolo di amministratore o avere incarichi dirigenziali nelle strutture socio-sanitarie pubbliche e private accreditate da parte di persone che «sono oggetto di sentenze di condanna penale passate in giudicato per reati contro la pubblica amministrazione».
L'emendamento firmato dai capogruppo di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, dei Comunisti Italiani, Antonio Saia, e dei Verdi, Walter Caporale è passato con 22 sì, 16 no e 3 bianche.
E' evidente, quindi, che la norma mette in serio pericolo la posizione dell'ex presidente della Giunta regionale, senatore, sottosegretario ed assessore regionale alla Sanità Rocco Salini, condannato per la vicenda dei fondi Pop risalente agli anni '90.
Salini, esponente del centrodestra, e' stato recentemente nominato amministratore delegato del gruppo Villa Pini e non sono mancate polemiche.
Anche il presidente Chiodi ha parlato di situazione «imbarazzante» soprattutto perché Salini può fregiarsi del titolo di presidente emerito e si è legato a doppio filo con una delle cliniche più discusse della regione.
Nel documento approvato ieri si sottolinea che le strutture sanitarie private accreditate entro 60 giorni dall'approvazione della legge dovranno ottemperare alla norma «rimuovendo le eventuali situazioni di incompatibilità pena l'immediata decadenza dell'accreditamento stesso».
La norma, votata a scrutinio segreto, ha ricevuto il sì anche da consiglieri del Pdl, nonostante l'assessore Venturoni si sia espresso per il no.
«Fa parte di un pacchetto di proposte di Rifondazione per moralizzare la vita politica in Abruzzo», ha spiegato Acerbo.
In precedenza il Consiglio ha approvato a maggioranza il progetto di legge sulle norme di indirizzo programmatico regionale di razionalizzazione ed ammodernamento della rete distributiva carburanti.
La norma che recepisce una disposizione europea liberalizza i nuovi impianti, sia pure con alcune prescrizioni.
«La ripresa dell'attivita' del Consiglio regionale nella sede propria e' stata fortemente deludente nel metodo e nel merito» ha affermato invece il presidente del Gruppo del Pdci, Antonio Saia.
Secondo l'esponente di minoranza «la gestione dell'aula da parte del presidente e' stata a dir poco offensiva per i consiglieri, molti dei quali, tra cui il sottoscritto, ha visto compressa la propria liberta' di espressione negli interventi in aula. Nel merito dei provvedimenti adottati - aggiunge Saia - va espressa profonda delusione per il fatto che il Difensore Civico, che e' figura che dovrebbe essere ampiamente condivisa tra tutte le componenti dell'Assemblea, e' stata scelta con una votazione a maggioranza risicata (che ha visto anche l'espressione di disaccordo all'interno della stessa maggioranza). Per quanto riguarda il compenso ai due Commissari delle due nuove istituende Asl di Chieti e L'Aquila ed ai quattro subcommissari delle ex Asl di Chieti, L'Aquila, Avezzano -Sulmona e Lanciano-Vasto, contrariamente agli impegni assunti dalla Giunta regionale nel precedente Consiglio, vi e' un incremento di spesa dovuto all'oneroso compenso ad essi corrisposto. Di contro - osserva il presidente del Pdci - vi e' una notevole riduzione degli stanziamenti alla Legge regionale vigente in favore delle famiglie».

08/10/2009 7.44


ACERBO: «ELEMENTARE PREVENZIONE»

Il consigliere regionale di Rifondazione Comunista torna a commentare il voto del consiglio dopo che il senatore del Pdl, Fabrizio Di Stefano, ha parlato di «profilo di incostituzionalità» proprio riguardo alla norma che mette il gruppo Villa Pini difronte ad una scelta: o l'accreditamento o Salini.
«E' evidente», dice ogi Acerbo, «che se vogliamo rompere con il passato dobbiamo dotarci di un quadro di regole che disincentivi i comportamenti criminosi e illegali. I soliti furbetti devono sapere che non se ne può più di metodi che hanno trascinato l'Abruzzo nel baratro. Certe cliniche se decidono di operare nel libero mercato possono assumere chi gli pare, ma se vogliono fare affari grazie al denaro pubblico devono attenersi a delle regole».
Che i condannati per reati contro la pubblica amministrazione non possano dirigere strutture sanitarie pubbliche o accreditate è per il consigliere di Rifondazione una «elementare prevenzione. Casomai bisognava aggiungere i rinviati a giudizio che in Abruzzo sono molti».
Acerbo sottolinea che la norma proposta non è "ad personam" «perchè riguarda qualsiasi condannato per reati contro la pubblica amministrazione».
E le reazioni nervose e la fretta di esternare la propria disapprovazione di esponenti di punta del centrodestra «dimostrano», chiude Acerbo, «quanto forte sia ancora il peso politico di personaggi come Salini e la spregiudicatezza delle strategie di Angelini volte a condizionare la vita pubblica regionale».
Acerbo ricorda anche che a suo parere vi siano già abbastanza motivazioni per avviare una procedura di revoca dell'accreditamento al Gruppo Villa Pini: «basterebbe prendere atto che viola sistematicamente il contratto nazionale di lavoro lasciando senza stipendio per mesi i suoi dipendenti. Ricordo a tal proposito che la legge regionale 32/2007 alla lettera c) comma 5 dell'art.7 prevede la "revoca dell'accreditamento istituzionale" in caso di "mancata applicazione del CCNL di categoria" (anche in questo caso si tratta di una norma proposta da Rifondazione Comunista)».


08/10/2009 14.56