Banca Ifis, dopo la denuncia riscoppia la bagarre politica ma…

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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FRANCAVILLA. E' partito il fuoco di sbarramento contro la denuncia dell'attuale amministrazione comunale alla Procura della Repubblica di Chieti sulle possibili irregolarità delle anticipazioni di 10,6 milioni di euro concesse dalla Banca Ifis alla Giunta Angelucci.
«TUTTO FALSO». MA LE STRANEZZE CHI CE LE SPIEGA?

Il commento più diffuso è: «non è vero niente, si tratta di invenzioni per giustificare l'attuale immobilismo della Giunta Di Quinzio».
Una ipotesi pure da valutare.
Ma a leggere le 21 pagine del documento che è stato consegnato al Pm Giuseppe Falasca si resta sorpresi del cumulo di “stranezze” collezionate da questa operazione di finanziamento.
Fermo restando che un giudizio di colpevolezza spetta solo alla magistratura, che potrebbe ritenere regolari le operazioni di finanziamento così come avvenute, si può notare la disinvoltura con cui il Comune indebitava i cittadini, senza nemmeno preparare un piano di ammortamento dei debiti ed una programmazione di copertura dello scoperto bancario.
Servivano i soldi per le spese correnti?
Si chiedevano in prestito senza preoccuparsi di come si dovevano restituire.
E si è trovato pure chi ha erogato i soldi pur sapendo che questi prestiti non possono finanziare le spese correnti, ma solo – eventualmente – gli investimenti.
Quando le spese sono state maggiori delle entrate, il sistema è entrato in crisi e la casse comunali non avevano più liquidità per pagare gli stipendi ai dipendenti e le rate di mutuo.

L'ELENCO DELLE IRREGOLARITÀ DENUNCIATE

Eccolo un breve elenco delle stranezze: si va dal fatto che il Collegio dei Revisori dei conti scrive di non sapere nulla dei 10 milioni ricevuti e spesi dal Comune, alla completa esautorazione del Consiglio comunale che era l'unico organo titolato a contrarre debiti (le delibere incriminate sono invece tutte della Giunta), al ruolo della Risco, la società di riscossione di proprietà del Comune che restituiva il prestito alla Banca Ifis senza far transitare i soldi nella cassa comunale, alla garanzia offerta ed accettata (per erogare il prestito) basata non su crediti certi ed esigibili, ma su crediti futuri del tutto aleatori (tanto aleatori che per esempio il Governo ha annullato l'Ici sulla prima casa e quindi questi soldi non sono mai entrati al Comune).
Ma ci sono anche le spese dei contratti tutte a carico del Comune, la difformità del tasso di interesse tra la delibera di Giunta con euribor a 3 mesi più 0,90 che diventano nel conto corrente lo stesso euribor più 1,25, un importo di commissioni bancarie e di interessi di circa 2 milioni di euro su 10 milioni di prestito. Incalzante poi il ritmo delle anticipazioni: dal 4 settembre 2006 al 28 giugno 2007 (10 mesi) vengono bruciati 10.618.000,00 euro.

TRIBUTI MAI PAGATI DAI CITTADINI E MAI RICHIESTI DALLA GIUNTA ANGELUCCI

Si trovano poi i residui insussistenti per giustificare il prestito, ma anche la reale esistenza di crediti non riscossi da parte della Giunta Angelucci di tributi comunali non pagati dai cittadini e mai richiesti.
Torneremo sulla denuncia nei prossimi giorni ma intanto è d'obbligo registrare che i commenti penalizzano più l'attuale sindaco ed i consiglieri che hanno scoperto questo meccanismo infernale che la Giunta che ha approvato quelle delibere incriminate.
La spiegazione di questa ennesima stranezza si trova non nella denuncia, ma nella registrazione di un intervento del sindaco Di Quinzio allegata alla delibera 53 del 26 novembre 2008 (quella che adottò il piano di rientro dal debito).
Era il momento in cui rischiavano gli stipendi dei dipendenti comunali e delle società partecipate (Covega, Cosmeg) e sono riportati anche gli interventi dei consiglieri di opposizione Carlo Matricardi, Daniele D'Amario e Giuseppe Pellegrino che difendono le scelte di Angelucci sull'indebitamento, sostenendo che c'erano comunque dei residui attivi, cioè somme da riscuotere attraverso i tributi.

IL SINDACO DI QUINZIO LO AVEVA GIÀ DETTO UN ANNO FA

«E' vero – disse Di Quinzio – i residui attivi ci sono e non sono dell'ultimo anno, ma risalgono al 2004. Solo di Ici non riscossa ci sono 2,5 milioni di euro, poi la Tarsu eccetera. Un buon amministratore, prima di chiedere soldi a prestito, cerca di incassare i soldi dei tributi. Ma è decisamente impopolare andare a chiedere i soldi arretrati, allora si preferisce fare un debito. Ed ora io sono accusato perché ho detto stop ai debiti?».
E ancora: «I Revisori dei conti (nominati da Angelucci) prima scrivono il 9 ottobre che di questa operazione non sapevano nulla, poi aggiungono che l'operazione è stata condotta in palese contrasto con le leggi. Poi l'11 novembre aggiungono che i proventi iscritti in bilancio saranno difficilmente riscossi e quindi ci potrebbero essere le condizioni per il dissesto finanziario del Comune».
Da quel novembre siamo arrivati ad oggi con una ricostruzione dei fatti ora all'esame della Procura.

DIBATTITO APERTO SUL FACTORING: IL COMUNE LO POTEVA FARE O NO?

E mentre si discute se il Comune poteva o no attivare un'operazione di factoring (la maggioranza degli esperti di settore dice di no e comunque anche i possibilisti dicono che a garanzia ci debbono essere crediti certi e già iscritti a ruolo, non quelli futuri), il cittadino medio è sempre più sconcertato: quante altre cose ci sono da scoprire?
Intanto cresce la richiesta di conoscere quali consulenze e quali compensi sono usciti dalle casse comunali quasi all'insaputa di tutti.

Sebastiano Calella 07/10/2009 7.37