L’interporto di Manoppello oggi: ritardi, incuria e misteri

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L’interporto di Manoppello oggi: ritardi, incuria e misteri
MANOPPELLO SCALO. L’interporto è un cantiere da vent’anni. Oggi è in cantiere pure l’ampliamento. A luglio l’annuncio:«tra 24 mesi sarà finito». Ma cosa si è fatto e cosa si sta facendo in una zona così delicata a ridosso del fiume Pescara?


Un'area di 110 ettari che, a regime, avrà una dotazione di quasi 86 mila mq tra uffici (5 mila mq) e magazzini, oltre ai servizi per le persone, per i mezzi, per la viabilità, per i parcheggi e per le aree a verde, e darà occupazione a 370 persone nella fase realizzativa e oltre 450 nella fase operativa, tra diretti e indotto.
In concreto il progetto  servirà a gestire l'interscambio di merci trasportate su tir e treni nell'area metropolitana Chieti-Pescara.
Far volare l'economia in un momento di crisi, magari una struttura del genere potrebbe attirare nuovi investimenti… purtroppo però non esiste ancora.
Tempi di consegna sempre procrastinati, ora si pensa al 2011.
Tra lentezze, incuria, poca attenzione all'ambiente, presunti conflitti d'interesse in gare di cui nessuno si interessa, sembrano esserci tutti gli elementi per trasformare, quella che è considerata una delle più grandi opere strategiche per l'Abruzzo, in un'ennesima pagina cupa di mala gestione abruzzese. Ed è tutto già cominciato…
Però il recente sopralluogo dell'assessore regionale ai Trasporti, Giandonato Morra, potrebbe essere il segnale di una volontà di completare i lavori con celerità.

 


Tuttavia i problemi più pesanti potrebbero essere quelli ambientali, alcuni già accertati da indagini, altri solo paventati.
Intorno a quest'opera gli abitanti del luogo dicono molte cose: «si sta costruendo in una zona non bonificata da rifiuti pericolosi», «la strada d'accesso si allaga», «ci sono state stranezze sugli espropri» e poi
c'è quel mega appalto come PrimaDaNoi.it ha già scritto anni fa.
Unica cosa finora accertata è la deviazione del fiume Pescara, per la quale sono indagate quattro persone.

QUELL'AMPLIAMENTO RISERVATO A POCHI

Alcune di queste “leggende”, PrimaDaNoi.it ha cercato di verificarle sul posto.
L'interporto è facilmente raggiungibile e ben indicato.
Una lunga e nuova strada d'accesso, che costeggia il cantiere del cosiddetto “ampliamento”, porta dritti davanti alla moderna palazzina in cemento e vetro, sede della Società Interporto Val Pescara. Solitamente, come hanno riferito i cittadini, poco frequentata («nel parcheggio non c'è mai nessuno, viene solo un ragazzo ad aprire»), sabato scorso invece era stata presa d'assalto da molte macchine lussuose per via di una convention di Federmanager.
Come tutte le zone industriali, anche in questa regna il silenzio, come in un deserto.
Una prima parte (primo lotto) già realizzata comprende alcune strade per muoversi all'interno della struttura, i binari per i treni ed alcuni capannoni (già attivi ed in uso a Fas Trasporti).
Ora si lavora per l'ampliamento che costerà complessivamente 85 milioni di euro.
Per la progettazione e l'esecuzione dei lavori dell'interporto della Val Pescara si era aperta una gara pubblica ma non arrivò alcuna offerta.
Così i lavori sono stati affidati alle ditte promotrici, ovvero Dino Di Vincenzo Spa e la Toto Spa. L'imprenditore Dino Di Vincenzo in questa storia, oltre al ruolo di costruttore, gioca quello di presidente della società Interporto Val Pescara che bandisce le gare d'appalto per l'interporto.





RIFIUTI: SPARITI CON UN COLPO DI “RUSPETTA” MAGICA?

I lavori in questa nuova zona hanno destato non poche perplessità in alcuni cittadini.
Qualcuno parla di rifiuti, ma non vi è la certezza.
«Qui c'erano rifiuti, tonnellate di rifiuti pericolosi,- ha raccontato il proprietario di un capannone nelle vicinanze, Daniel Iezzi- il Comune di Manoppello diceva che per smaltirli ci sarebbero voluti milioni di euro, ma poi non hanno bonificato. Invece qui nel giro di 2 giorni hanno spianato tutto e i rifiuti non si vedono più. C'erano più di 20 ruspe in quei giorni».
Ora la zona è delimitata dal recinto del cantiere. Ma non proprio tutto è sparito, perché a ben guardare, qualche cumulo di rifiuti ben visibile a lato del cantiere.
E' difficile dire se quei piccoli cumuli, ormai ricoperti d'erba, siano rifiuti.
Occorrerebbe un controllo approfondito.
Strano è, però, che si vedano delle macchie bianche (di un bianco innaturale) in mezzo al verde.
Gli abitanti hanno raccontato che quel sito per il deposito di materiale di scarto e fanghi di produzione fu più volte sequestrato e dissequestrato.
«Se questo sito l'hanno sequestrato e dissequestrato, qualcosa c'era. Ora perché non se ne sa più nulla?» ha detto Daniel Iezzi a PrimaDaNoi.it.





LA STRADA D'ACCESSO IN BRUTTE ACQUE

Per arrivare all'Interporto d'Abruzzo c'è una nuova strada percorribile a doppio senso dalla quale si diramano altre stradine ancora chiuse («sono così da 20 anni» incalzano i cittadini).
Alcuni proprietari di capannoni nella zona hanno lamentato continui allagamenti della strada perché non «c'è una rete di captazione delle acque bianche».
Percorrendo la strada non sembrano esserci, né sul lato destro né sul sinistro, tombini o canaletti per l'acqua piovana che segue la pendenza della strada e si accumula in un punto.
Com'è possibile?
«Ho provato a chiedere spiegazioni all'Interporto, ma mi hanno detto che la strada è di competenza della Regione e che loro non sanno nulla», ha affermato Daniel Iezzi.
Questa è una strada percorsa giornalmente da mezzi pesanti.
Infatti alcuni capannoni, già costruiti all'interno dell'interporto, sono utilizzati dalla “Fas Trasporti”.





FERROVIA: «COLLAUDATA»… CON L'ERBA ALTA?

All'interno dell'interporto arrivano anche i binari per trasportare le merci.
«Il fascio ferroviario - si legge sul sito dell'interporto- è composto da tre binari elettrificati per la presa e consegna dei treni, altrettanti non elettrificati per lo smistamento ed il riordino dei carri ferroviari collegati da aste di manovra manuali e da una viabilità di servizio accostata ai binari per la manutenzione degli impianti e l'acceso di mezzi di sicurezza».
Il sistema interportuale raccordato lungo la linea Pescara-Roma, finanziato con i fondi della L.240/90 e L.341/95, rientra nelle opere di interesse nazionale ed è inserita nel Sistema Nazionale Integrato dei Trasporti e della Logistica (SNIT).
«E' stata già completata l'infrastruttura ferroviaria che arriva fin dentro l'Interporto», aveva dichiarato l'assessore regionale ai Trasporti Giandonato Morra a seguito del sopralluogo del 22 luglio scorso. Appena una settimana dopo, il collaudo tecnico, eseguito da personale “Rfi”, società del Gruppo Ferrovie dello Stato, ha sancito l'ammissibilità dei convogli ferroviari merci nel terminal.
Ma le condizioni in cui sono i binari in questo momento non sono propriamente quelle che si riservano ad «un'opera di interesse nazionale».
Erba alta ed incuria la fanno da padrone.





IL DANNO ACCERTATO: DEVIATO IL CORSO DEL FIUME PESCARA, 4 IMPUTATI

Un'altra leggenda che raccontano i cittadini è quella della deviazione del fiume Pescara, poco distante dall'interporto.
Questa, però, più che leggenda è una grande indagine, durata due anni, condotta dal Comando provinciale del Corpo Forestale di Pescara, coordinato da Guido Conti, conclusasi con un rinvio a giudizio per i quattro indagati.
In pratica durante i lavori di scavo, relativi al secondo lotto dell'interporto, la ditta “Rosati Scavi” (che ha ricevuto la commessa in subappalto dalle società Toto e Tuzi) ha smaltito il terreno degli scavi accatastando il materiale lungo l'argine destro del fiume, e non in discarica.
Sono stati rinviati a giudizio: Paolo Toto, in qualità di legale rappresentante della "Toto costruzioni Spa", figlio di Ignazio e nipote del più celebre Carlo; Cesidio Tuzi della "Tuzi costruzioni generali Srl"; Raimondo Rosati, amministratore unico della "Rosati scavi Srl" e Andrea Liberati, geometra responsabile di zona di quest'ultima impresa.
Secondo l'accusa, i quattro indagati, senza autorizzazione avrebbero alterato «stato, forma e dimensioni» dell'argine destro del fiume Pescara depositando su un'area di 20.000 metri quadrati circa 100.000 metri cubi di terreno vegetale di riporto, creando scarpate con pendio verticale alte mediamente 5 metri, con picchi massimi di 10 metri.
Avrebbero, inoltre, riversato parte dello stesso terreno nell'alveo del fiume compromettendo 600 metri di argine e creando un'ampia ansa che prima non c'era.
I reati ipotizzati sono di distruzione di bellezze naturali, danneggiamento, truffa aggravata e frode nelle pubbliche forniture.Inoltre secondo l'accusa, Toto e Tuzi avrebbero conseguito un «ingiusto profitto della liquidazione del corrispettivo per lo stato di avanzamento dei lavori», avendo utilizzato «artifici e raggiri» nel prospettare condizioni particolarmente favorevoli, ad esempio nei costi di trasporto e smaltimento.

E domani che si fa? Il 2011è vicino e le promesse vanno onorate: l'Abruzzo non ha bisogno dell'ennesima incompiuta.

Manuela Rosa 07/10/2009 8.34