Banca Ifis: ecco la denuncia del Comune alla Procura di Chieti

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Banca Ifis: ecco la denuncia del Comune alla Procura di Chieti
FRANCAVILLA. Il maxi prestito da 10,6 milioni di euro (ventuno miliardi delle vecchie lire) al Comune di Francavilla al mare, negoziato dalla Giunta di Roberto Angelucci (nella foto) con la Banca Ifis è arrivato sul tavolo della Procura della Repubblica di Chieti.
Si chiede di verificare se al Comune sono stati applicati tassi eccessivamente elevati.
Nei giorni scorsi è stata infatti presentata una denuncia da parte dell'attuale amministrazione Di Quinzio per chiedere di accertare se l'operazione di finanziamento è o no legale, se cioè il Comune poteva attivarla, se gli interessi pagati e le commissioni sono in linea con il mercato («verificare l'eventuale applicazione di tassi usurari») e se soprattutto il Comune poteva dare alla Banca come garanzia i tributi che doveva ancora riscuotere attraverso la Risco, la società di riscossione creata proprio dal Comune.
Si chiude così - per il momento - il lungo braccio di ferro tra chi voleva far emergere le irregolarità (finora presunte) dell'operazione che ha indebitato il Comune fino ai limiti del dissesto finanziario e chi invece non voleva dare pubblicità alla vicenda, magari attraverso la sfiducia al sindaco che ne aveva fatto il suo cavallo di battaglia. Si è tentato più volte di rimandarlo a casa prima che scoppiasse questo bubbone.
E l'operazione era già partita da tempo attraverso l'ipotesi di una raccolta di firme che doveva mettere insieme, in modo trasversale, l'opposizione e parte della maggioranza, come nelle tradizioni machiavelliche di Francavilla dove anche altri sindaci (vedi Alessandro Bruno) sono stati “licenziati” poco prima di scoperchiare alcune speculazioni.

«RIPETUTE ANTICIPAZIONI PER “MOMENTANEE” ESIGENZE DI LIQUIDITÀ DEL COMUNE»

Stavolta però il sindaco è riuscito ad arrivare prima, presentando questa denuncia a conclusione di un lungo periodo di attenzione da parte della Procura che già in passato ha acquisito delibere ed atti sull'argomento.
E così, dopo una ricostruzione certosina di tutta la documentazione (ci sono voluti dei mesi per cercare le delibere, le determine, i pagamenti e i contratti con la banca Ifis) da parte del direttore generale Antonio Infantino e del Dirigente della ripartizione finanziaria Anna Melideo, ora sarà la procura di Chieti a dover verificare le delibere che la Giunta Angelucci ha approvato tra l'estate del 2006 e quella del 2007 per ottenere anticipazioni di cassa «per momentanee esigenze» di liquidità.

«E' UN'OPERAZIONE DI FACTORING POSSIBILE SOLO PER LE ATTIVITÀ PRODUTTIVE»

Ma sotto accusa è il contratto stipulato: si tratta di un'operazione di factoring, normale per le attività produttive che chiedono alle banche il pagamento anticipato delle fatture emesse ai clienti per monetizzare subito gli incassi.
Ma questo contratto sarebbe vietato alle amministrazioni comunali e che – per di più – in questo caso era garantito da eventuali, futuri tributi da riscuotere e quindi non certi.
Ad esempio in garanzia erano stati dati anche i proventi dell'Ici che invece il governo ha cancellato sulla prima casa: un buco che a Francavilla è di circa 2 milioni di euro. Insomma un'operazione spericolata di finanza creativa che, mancando i flussi finanziari dei tributi che non sono stati riscossi, ha costretto l'amministrazione in carica a negoziare un piano di rientro con la Banca che ha strozzato la liquidità del Comune.

OPERAZIONE SIMILE ALLE CARTOLARIZZAZIONI DEI DEBITI DELLA SANITÀ

Ma c'è un aspetto che la denuncia sottolinea e cioè la contemporaneità dell'operazione di factoring con la Banca Ifis e la creazione della Risco, quasi che la società di riscossione fosse stata creata non per risparmiare gestendo in proprio i tributi, ma per avere una garanzia da presentare in Banca per ottenere le anticipazioni.
L'altro aspetto giudicato «inquietante» è la somiglianza di questa operazione di factoring con le cartolarizzazioni in sanità.
In pratica lo stesso schema, quasi una fotocopia simile ad operazioni avvenute in altre regioni: nel caso della sanità però venivano dati in garanzia i crediti certi del fondo sanitario nazionale, qui a garanzia venivano offerti i crediti incerti della riscossione. Ma per la Banca andavano bene lo stesso, tanto le commissioni di factoring, gli interessi, oltre che le commissioni hanno tacitato i dubbi sull'operazione.

OPERAZIONE FULMINEA

Il tutto nel silenzio dei Revisori dei conti che per operazioni di questo tipo, pari ad oltre la metà degli incassi del Comune, non sono stati nemmeno interpellati e con una celerità sconosciuta alle normali pratiche del Comune.
In uno specchietto riassuntivo della stessa denuncia si legge che la Giunta decide il 30 gennaio, il funzionario dirigente della finanza si attiva il 31, cioè il giorno dopo, il Cda della Risco delibera il 2 febbraio ed il 7 febbraio la Banca attiva il contratto. E il Consiglio comunale che era competente per questo aumento del debito?
Non è stato informato. Senza dire della confusione delle cifre, per cui oggi non si sa a quanto ammonta il debito residuo che si stima in 4 milioni e mezzo.
Si sa solo che si deve pagare, almeno il capitale ottenuto, sottraendo risorse a tutte le attività comunali e con un effetto paradossale: le critiche ad un certo immobilismo dell'amministrazione in carica vengono proprio dall'opposizione che quando era maggioranza ha prodotto questo buco.
E sono molti i consiglieri e gli assessori della passata Giunta che ancora oggi sono in servizio permanente effettivo (qualcuno è stato pure promosso).
Ora la procura dovrà valutare la denuncia voluminosa e circostanziata dell'amministrazione Di Quinzio e sperare che possa esprimersi al più presto per fugare dubbi e polemiche che ora si faranno ancora più dure.


Sebastiano Calella 06/10/2009 10.59