«Il depuratore di Ortona ha inquinato il mare»: denunciato il gestore

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ORTONA. La forestale di Chieti ha segnalato alla procura della Repubblica, per superamento dei limiti tabellari, mancata autorizzazione paesaggistica e danneggiamento, P.G..

Questi è il legale rappresentante della società di gestione del depuratore comunale del Foro di Ortona, per aver permesso lo scarico nel fiume Foro dei reflui urbani senza il preventivo trattamento.
Le indagini erano scaturite da una segnalazione dello scorso mese di agosto, alla stessa procura, da parte dei tecnici dell'Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente i quali, durante i normali controlli, avevano accertato nello scarico del depuratore il superamento dei limiti di emissione fissati dal Decreto Ambientale del 2006.
Sul posto i Forestali, coordinati dal comandante Nevio Savini, hanno notato che dall'impianto di depurazione comunale, gestito dalla società consortile a capitale pubblico, fuoriuscivano acque di colore marrone chiaro: queste si immettevano direttamente nel Fiume Foro e, dopo circa 100 m, sfociavano tal quali nel mare Adriatico, portando «ad un mutamento dell'aspetto estetico-naturalistico del corpo idrico, con una evidente ed uniforme colorazione castana delle acque sottoposte al vincolo paesaggistico-ambientale del “Decreto Urbani” del 2004».
Sono stati eseguiti immediatamente dei rilievi fotografici dell'area interessata, al fine di evidenziare gli aspetti estetico-visivi del fenomeno e, successivamente, sono stati avviati accertamenti per la ricerca delle cause, risalendo il corso d'acqua dalla foce.
Avendo constatato che a monte dell'impianto l'inquinamento cessava, il personale del Corpo forestale dello Stato ha ritenuto opportuno controllare, insieme ad un operaio lì presente, il depuratore che non funzionava: infatti le acque putride confluivano dalla rete fognaria nel pozzetto d'ingresso e, tramite condotta, venivano convogliate in una vasca interrata.
A causa dello spegnimento dell'impianto, la vasca, completamente colma di liquame, sversava dal troppo pieno tutti i reflui non trattati nel fiume Foro.
Non potendo effettuare il sequestro d'iniziativa, in quanto l'afflusso delle acque nere era di notevole portata, il pozzetto non era dotato di meccanismi di blocco e, fatto più importante, un'eventuale chiusura avrebbe potuto provocare danni sia alla stessa rete fognaria pubblica che alle condotte delle abitazioni e ad eventuali altre infrastrutture del luogo, gli Agenti hanno avvertito il responsabile della Società del controllo effettuato e dell'inquinamento in atto. Questi assicurava agli intervenuti che l'impianto avrebbe ripreso a funzionare regolarmente nel più breve tempo possibile.
La denuncia è scattata, quindi, a seguito del comportamento omissivo del titolare dello scarico, in quanto l'inquinamento poteva essere evitato già dopo il sopralluogo dei tecnici dell'Arta di Chieti: al contrario, il depuratore era stato chiuso, per la manutenzione straordinaria, solo dopo la metà di settembre e, fino al sopralluogo della polizia giudiziaria, il conduttore dell'impianto non aveva provveduto in alcun modo al suo ripristino. Non solo, ma l'ente gestore del depuratore avrebbe potuto comunque incaricare una ditta specializzata del recupero dei liquami presenti nella vasca, in modo da non permettere la fuoriuscita delle acque non trattate direttamente nel corpo idrico ricettore.

03/10/2009 10.56