Aeroporto story. Dai successi alla crisi: «competenze volate via»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Da 105 mila passeggeri del 1999 a 350 mila del 2005. E poi il lento declino dell'aeroporto d'Abruzzo fino ai 264 mila passeggeri stimati per il 2009.

PESCARA. Da 105 mila passeggeri del 1999 a 350 mila del 2005. E poi il lento declino dell'aeroporto d'Abruzzo fino ai 264 mila passeggeri stimati per il 2009.
A leggere le statistiche, ma soprattutto a vedere i grafici, si percepisce visivamente che c'è stato un periodo d'oro, di crescita, durato circa 5 anni (sotto la presidenza di Filippo Antonio De Cecco) e che l'ultimo dato sul traffico dell'aeroporto è invece drammatico, con 100 mila passaggi in meno, quasi un ritorno al periodo tra il 2001 ed il 2002.
C'è però una differenza sostanziale: allora si era in un periodo di crescita ed il grafico saliva, oggi il declino sembra inarrestabile e il grafico punta decisamente in giù perché la crisi sembra strutturale e non congiunturale.
Sconta, infatti, scelte amministrative miopi, come, ad esempio, la mancanza di un direttore commerciale esperto del settore aeronautico o la creazione di linee aeree non “incoming” (cioè che portano persone verso l'Abruzzo), ma “outgoing”, cioè rotte che portano via i turisti.
Vedi il Pescara-Barcellona che al massimo serve a qualche abruzzese che sceglie la Costa Brava e non agli spagnoli che vogliono conoscere l'Abruzzoshire.




L'UOMO CHE LANCIÒ LA SAGA:«AVEVO SCOMMESSO SULL'ABRUZZO»

Per capire di più cosa è successo negli anni d'oro e come faceva la Saga ad inanellare successi e dati positivi, siamo riusciti ad incontrare Domenico Di Roberto, direttore commerciale della Saga dal 1 settembre 2000 al 31 agosto 2003.
«Il 4 settembre 2000, tre giorni dopo la nomina, ero già alla Fiera Routes di Amsterdam a trattare con Ryanair, che aveva già avuto un contatto non molto positivo con Pescara – racconta Di Roberto – allora in cuor mio pensavo: se porto risultati, mi riconfermeranno. Non è andata così».
Lo dice senza rancore, nella sua bella casa di Pescara dove si è trasferito lasciando Milano, quasi per una scommessa sul futuro dell'Abruzzo.
«Mi dicevo – e lo ricorda con precisione – certo la mia regione non sarà la Lombardia, ma nemmeno la Calabria. E invece ho avuto invidie, ostacoli, quasi emarginazione dal settore amministrativo: pensi che non sono mai stato invitato al CdA, l'ho visto solo la prima volta, appena assunto».
Originario di Tocco da Casauria, studi negli Usa, dove ha vissuto 15 anni, e poi a Milano, due lauree (una in Lingue presa in America, ma quello che più conta è che di lingue ne parla 4 e l'inglese è la sua seconda lingua madre), esperienze di lavoro a New York (nell'82 era già in Air France e poi direttore commerciale della Twa) e Milano (Linee Aeree Turche e Air Mauritius) Di Roberto – come detto – approda (meglio sarebbe dire: atterra) a Pescara con la gestione De Cecco, con cui condivide il piano di attacco per rendere più grande l'aeroporto.
«Su Pescara non c'era il bacino di utenza per le grandi compagnie di bandiera – spiega – abbiamo subito pensato alle low cost. Ad esempio far capire alla Ryanair che Pescara poteva essere uno scalo di Roma. Ci ho messo un po', diciamo qualche mese, ma a Natale 2000 il contratto c'era ed il volo per Londra è partito il 12 aprile del 2001».

«SONO STATO IO A PORTARE QUI LA RYANAIR»

Dunque è stato lei a portare la Ryanair a Pescara e non l'assessore Enrico Paolini?
«La storia è quella che ho raccontato, perché quello era il mio mestiere – continua Di Roberto – ricordo pure che c'era scetticismo per un aereo così capiente: eppure 189 posti giornalieri con un Boeing 737/800 hanno fatto registrare 100 mila passeggeri in un anno. Lo stesso successo c'è stato per il volo Torino-Pescara operato con successo da Air Vallée e tuttora il loro cavallo di battaglia, pur con numeri minori. Mi dicevano: è facile portare qui una Compagnia con queste tariffe (29 euro) e pagando noi i servizi. La miopia della direzione era proprio questa: i contributi marketing che diamo a Ryanair sono noccioline rispetto a quello che questa compagnia aerea ha portato all'Abruzzo. Diciamo che più che di una spesa si tratta di un investimento per il futuro. Credo di aver avuto ragione con quella scelta, visto che oggi la Ryanair ha addirittura optato per una base su Pescara».

QUANDO LA SAGA MIETEVA SUCCESSI

Il suo lavoro come si svolgeva?
«Ero in contatto quotidiano con le aziende Abruzzesi, con le agenzie di viaggio, i Tour Operator, cercando di individuare i possibili flussi dei passeggeri, battevo il territorio verificando il fabbisogno delle aziende in relazione alle destinazioni europee e mondiali di loro interesse, spedivo centinaia di mail informandoli delle novità e degli aggiornamenti. E facevo anche contemporaneamente da punto di riferimento per quelle compagnie che non avevano a Pescara una struttura commerciale. Anni intensi, ma non da tutti apprezzati. Ad esempio, inizialmente le agenzie di viaggio si lamentavano perché Ryanair non riconosceva loro la commissione sui biglietti emessi. Successivamente invece hanno avuto un reale beneficio applicando le “fee” (servizio di biglietteria) alla clientela che preferiva comunque rivolgersi alle agenzie per non utilizzare la propria carta di credito. Sono stato emarginato anche per questi piccoli egoismi».

LA CRISI DI OGGI:«IL DIRETTORE NON CONOSCE L'INGLESE...»

E da quando è andato via, cosa è successo all'aeroporto?
«Non ho più seguito le vicende Saga – spiega – sono tornato nel mio mondo, tra le altre cose sono stato direttore commerciale alla Baltour. Posso solo dire che nei 3 anni e mezzo trascorsi “dall'altra parte”, non ho mai ricevuto una mail informativa dall'aeroporto. Deduco che sia questo il loro modo di lavorare. Credo che sia stato un errore non assumere un altro direttore commerciale di reale competenza nel settore. A mio avviso l'aeroporto, dopo il 2003, è tornato a rivestire un ruolo di esecutore piuttosto che ideatore e creatività. E' tornato all'anonimato, come lo era stato in passato. Si fa presto a dire marketing, ma se non ti muovi sul territorio e all'estero, se non parli l'inglese – non basta conoscerlo soltanto – sei tagliato fuori. A proposito di inglese, credo che l'aeroporto d'Abruzzo sia l'unico al mondo in cui il direttore non parla l'inglese. Anche molto personale Saga al mio arrivo non lo conosceva affatto nonostante il ruolo che ricopriva ed io organizzai corsi di lingua. Ricordo anche che mi arrivavano segnalazioni per colloqui di assunzione: nessuno conosceva l'inglese».

«L'ERRORE CHE MI HA FATTO LICENZIARE»

Pare di capire che i suoi rapporti con la politica siano stati difficili…
«Sicuramente sì».
Qualche gelosia?
«Chissà. Certo i meriti dello sviluppo dell'aeroporto venivano attribuiti a me e non ai politici. Mi avevano fatto anche proposte per “scendere in campo” ed aderire a questo o quel partito, ma questo non era nei miei interessi – conclude Di Roberto - io pensavo a lavorare per l'Abruzzo e non per Amicone, D'Alfonso o Paolini. Sa quale è stato il mio errore fatale? Si può riassumere in una consonante, la “L”. Io pensavo a portare voli, loro pensavano a portare voti».

Sebastiano Calella 03/10/2009 9.16