Procreazione assistita. «Centro di Chieti a rischio. Pronte a denunciare l'Asl»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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LA PROTESTA. CHIETI. Un problema che torna a ripetersi al centro di medicina della riproduzione di Chieti che ha nuovamente difficoltà organizzative per mancanza di personale.


Allarmati i pazienti ai quali è stato comunicato che non saranno effettuate inseminazioni intrauterine, primo step per chi presenta problemi di fertilità, passaggio spesso indispensabile per monitorare la risposta delle pazienti alle terapie.
«Quelle di noi che dopo la pausa ferie si accingevano ad iniziare il protocollo di cura si sono sentite
dire di rivolgersi altrove», racconta una delle pazienti preoccupate.
Il centro continuerà, invece, ad effettuare le fecondazioni in vitro per ora. E questo “per ora” pesa come un macigno su quelle donne che non sanno cosa accadrà nel futuro.
«Sono mesi», ci racconta una paziente che chiede l'anonimato, «che il professor Tiboni, le ginecologhe del centro e la biologa, figura fondamentale per la riuscita delle procedure fanno letteralmente i salti mortali di fronte ad una situazione umanamente e professionalmente insostenibile. Contratti non avviati nonostante il superamento di concorsi, carenza di personale, di strutture. Basti pensare che la biologa che si occupa dei passaggi più delicati e fondamentali di tutte le procedure nel laboratorio del centro è contemporaneamente inserita nei turni di guardia del reparto (notti comprese) di ginecologia per sopperire alle carenze del reparto».

Ora questo fiore all'occhiello rischia di appassire, «senza un motivo, senza una logica».
E preoccupati sono quanti ripongono proprio in quella struttura una aspettativa massima e sono costrette e a vivere mesi di sofferenze e tentativi falliti.
«E' così difficile», continua la lettrice, «ricordare che non esistono malati di serie A e di serie B?»
Nonostante le mille difficoltà i risultati ci sono: 600 inseminazione solo nel 2008, per non parlare delle tecniche di secondo livello.
«Basterebbe dare un'occhiata alle foto di tanti bambini nati grazie all'equipe di Tiboni per capire di cosa stiamo parlando. Bambini come tutti gli altri», spiega la donna, «figli dell'amore per la vita e per la scienza. Solo un malato può capire cosa significhi vedersi privato del proprio medico, un medico con il quale si è instaurato un rapporto di stima e di fiducia profonde. Solo una donna che si è sottoposta a decine di visite inutili prima di trovare il medico giusto o che ha subito l'umiliazione di sentirsi sbattere la porta in faccia da quei centri che, per non abbassare le percentuali di successo, operano una selezione spietata dei casi tralasciando i più complessi, può capire lo smarrimento e la disperazione che si provano al solo pensiero di ricominciare da capo altrove».
Il centro di Chieti al momento è l'unico centro pubblico ad eseguire sia le tecniche di primo che di secondo livello, particolare non trascurabile, visto che la patologia non fa distinzioni di ceto sociale e non tutti possono permettersi i costi dei centri privati.

«Molte di noi», continua la lettrice, «non sanno quando e se diverranno madri, ma quello di cui siamo sicure è che non lasceremo che questo ennesimo scandalo si consumi. Siamo di nuovo pronte a mettere in atto ogni forma di protesta necessaria e ad adire alle vie legali contro i vertici della ASL e della regione pur di tutelare il nostro diritto alla salute con l'appoggio delle associazioni di pazienti presenti sul territorio nazionale. Siamo malate e siamo in tante».

a.l. 14/09/2009 10.58