Gruppo Angelini: i dipendenti citati in giudizio per restituire gli stipendi

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. Quando c’è di mezzo la sanità ed il gruppo Angelini la storia ci ha insegnato che non mancano mai le sorprese. E l’ultima appare davvero eclatante: i dipendenti -che dopo mesi hanno ricevuto gli stipendi- ora sono citati in giudizio.


Per restituire le somme alla Unicredit, la banca che in precedenza aveva acquistato i crediti della clinica del gruppo Angelini.
Eppure, dopo una lunga procedura giudiziaria, il giudice del lavoro di Pescara aveva accordato il pagamento delle somme degli stipendi arretrati a quei dipendenti che avevano proposto ingiunzione e dunque portato in tribunale la clinica privata per ottenere il dovuto.
Ora con una citazione che sta mettendo scompiglio tra i dipendenti, il prossimo 29 novembre la Unicredit chiederà al giudice la restituzione di quelle somme, più un risarcimento ed il pagamento delle spese processuali e legali.
Insomma una situazione che ha del paradossale se solo si pensa che si sta parlando di stipendi e di lavoratori che pure sono stati costretti a vivere condizioni di disagio per i ritardi che il loro datore di lavoro ha accumulato nel pagamento.
A questo si aggiunga che il gruppo ed il suo ex amministratore delegato, Vincenzo Angelini, da oltre un anno è colui che ha iniziato a centellinare verità su tangenti e sanità e che hanno dato luogo ad una maxi inchiesta che poi ha portato in carcere lì ex presidente Del Turco e alcuni assessori e consiglieri della giunta di centrosinistra.
E si parla di tangenti per milioni di euro.
E' facile, allora, per i lavoratori costretti a vedersi calpestare diritti elementare, lanciarsi in teorie difficili da smentire: «le tangenti sì, gli stipendi no».
Da sempre il gruppo Angelini ha innescato lo scontro con la Regione per poter ottenere il pagamento delle prestazioni sanitarie svolte in convenzione.
Ma proprio quelle somme sarebbero il frutto di illegalità ormai accertate e, dunque, le cifre sarebbero state gonfiate andando ad aumentare il deficit della sanità…. E poi devono ridimensionare e chiudere gli ospedali.
Da qui lo stop delle Asl e della Regione per il pagamento all'imprenditore privato che dal canto suo ha chiuso i rubinetti verso i dipendenti.
Scioperi e proteste non sono serviti a nulla. Ora la nuova tegola.

LA VERSIONE DI UNICREDIT


Con atto di cessione di credito del 2 dicembre 2005, la San. Stef. Ar. ha ceduto una serie di crediti vantati nei confronti della Asl di Pescara e di Avezzano Sulmona.
Con successivo atto sono poi stati ceduti altri crediti che dal 2005 coprono tutto il 2007.
I due atti di cessione sono stati poi regolarmente notificati attraverso gli ufficiali giudiziari alle parti interessate, dice Unicredit.
Nel frattempo, però, i dipendenti rivendicando i loro stipendi hanno chiesto il pignoramento delle cifre presso terzi per un ammontare di oltre 784.000.
A questo punto la Unicredit si è opposta a quest'ultima richiesta chiedendo la sospensione ma il giudice dell'esecuzione ha respinto l'istanza ed ha assegnato un termine di 30 giorni per l'introduzione del giudice di merito.
La situazione è tutt'altro che semplice e lineare anche per l'intervento di diversi soggetti all'interno del processo.
La posizione della banca però è chiara: gli atti di gestione sono regolari a tutti gli effetti e mai messi in contestazione da alcuno e dunque quelle cifre appartengono a quell'istituto di credito.
Se il giudice dovesse dunque accettare questa linea le cifre erogate dalla clinica ai dipendenti potrebbero essere bloccate e addirittura restituite alla legittima proprietario.
Una citazione controversa e di sicuro una nuova grana per i dipendenti che oltre ad una situazione difficile lavorativa ora rischiano di perdere nuovamente lo stipendio che con difficoltà hanno ottenuto. E se perderà saranno costretti anche ammettere altre cifre di tasca loro.
Perché si è venuta a creare una situazione del genere?, si chiedono i lavoratori oggi chiamati in giudizio, ci sono dei responsabili per tutto questo?» .
Intanto aumenta l'aspettativa sia per la chiusura dell'indagine pescarese sulle tangenti alla sanità e sia per le altre due inchieste aperte a Chieti sempre sul gruppo Angelini e su presunte irregolarità nella gestione delle cliniche. In questo particolare momento anche un segnale delle istituzioni e della giustizia potrebbe essere un appiglio per i dipendenti per poter continuare a sperare.

12/09/2009 11.01