D'Amario assicura: «ospedale di Popoli non chiuderà». Sborgia critico

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. «L'ospedale di Popoli (Pescara) non chiuderà ma sarà riorganizzato». * SANITÀ TERAMANA. LA POLEMICA: «CHE DICE CHIODI?»
Lo ha assicurato il manager della Asl di Pescara, Claudio D'Amario, nel corso di una conferenza stampa promossa dal presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa, che ha chiesto al direttore generale di fare chiarezza sul piano industriale della Asl.
«Anche se non abbiamo deleghe e competenze specifiche in materia sanitaria mi voglio fare garante - ha aggiunto Testa - dei presidi ospedalieri, e sollecito D'Amario ad eliminare quelle ombre che sono state gettate sul piano industriale».
«Con questo piano, che non è ne' il Corano ne' il Vangelo - ha detto il manager - abbiamo salvato i tre ospedali, la nostra provincia non perderà nulla. Ognuno dei tre ospedali giocherà un ruolo clinico, non più geografico».
D'Amario ha snocciolato anche qualche numero: per quanto riguarda Popoli si passerà a 117 posti letto di cui 25 di chirurgia intensiva, 15 a pagamento, 45 di area medica, e 38 di fisiatria con il centro risveglio e post coma.
Oggi i posti letto teorici sono 180 (e anche le risorse umane sono relative a 180 posti) ma l'occupazione reale è di 101-102 posti letto e il tasso di occupazione scende in alcuni casi fino al 23 per cento - ha spiegato il manager.
«Non conta, quindi, il numero dei posti letto ma sono importanti i ricoveri. Noi puntiamo a ridurre la degenza e ad aumentare il turn over, in modo da avere il 100 per cento di occupazione dei posti letto. Il pronto soccorso, poi, sarà integrato con il 118».
D'Amario ha contestato quella parte della politica che «si occupa delle carriere dei medici ma l'ospedale - ha commentato - non lo fa il primario bensì l'organizzazione».
Sempre D'Amario ha detto che l'obiettivo è la deospedalizzazione e per questo ci saranno «6 distretti di 50mila abitanti».
Su Pescara, si è cercato di creare delle «grandi attrattive come il polo materno infantile, un grande dipartimento oncologico con l'ospice, la medicina rigenerativa, la terapia intensiva in ambito emodinamico».
All'incontro coi giornalisti c'erano anche i consiglieri regionali Lorenzo Sospiri e Nicoletta Verì. Il primo ha contestato il Pd, che in passato ha contribuito a creare «questo disastro sulla sanita', insieme al centrodestra», mentre la Veriì ha annunciato che «mercoledì D'Amario sarà in commissione regionale sanità per spiegare il nuovo piano industriale».

E' critico però Camillo Sborgia, Presidente Commissione Vigilanza della Provincia di Pescara.
«Il mio», ha detto, «è un giudizio globale negativo sul Piano Industriale 2009 – 2010, che prevede un taglio preponderante dei posti di lavoro con l'unico scopo di ridurre i costi di pochi milioni di euro.
La politica attuale segue quella dell'ex direttore generale della Asl di Pescara, dott. Balestrino, che non ha fatto altro che tagliare centinaia di posti di lavoro occupati da precari (infermieri, psicologi, amministrativi, medici, biologi e tecnici), in una situazione già carente per quanto riguarda l'assistenza diretta del paziente.
Non è il costo del personale ad incidere sul deficit della Sanità, ma sono altri capitoli di spesa, come gli appalti di manutenzione. Ancora più grave è il taglio della Sanità pubblica, con la contestuale integrazione con il privato accreditato».
Si taglierebbero dunque voci che non influirebbero più di tanto sul bilancio mentre gli “sprechi” ed i costi lievitati rimarrebbero ma con un impoverimento progressivo dei servizi.
«È inoltre inaccettabile il taglio così drastico per gli ospedali minori e, in particolare, per il Presidio Ospedaliero di Popoli», ha concluso Sborgia, «soprattutto in concomitanza con un taglio drastico al Presidio Ospedaliero di Sulmona. Il risultato è un abbassamento del livello di assistenza nella Valle Peligna e nella Val Pescara. Per quanto riguarda invece i distretti sanitari di base, bisogna capire quali sono i criteri per gli accorpamenti e mantenere aperti i centri minori che sono allocati in strutture della Asl, garantendo l'apertura del servizio anche a rotazione».

09/09/2009 9.11

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SANITÀ TERAMANA. LA POLEMICA: «CHE DICE CHIODI?»

TERAMO. Il Commissario ad Acta della Regione Abruzzo ha approvato il Piano Industriale 2009-2010 della Asl di Teramo.
Si prevede l'ipotesi di privatizzare il presidio ospedaliero di Sant'Omero e di tenere «in fin di vita», come dicono i sindacati, i presidi di Giulianova e Atri, in attesa di costruire un nuovo ospedale a Giulianova.
La Cgil e la Fp Cgil di Teramo parlano di un piano «estremamente vago» che «non consente di fare valutazioni dei costi e dei benefici».
«Non c'è nessun progetto di rilancio della sanità teramana», dicono, «solo mortificazione e scelte incomprensibili. Un esempio: si prevede l'attivazione di una consulenza medica per la chirurgia ricostruttiva nel Dipartimento di Oncologia per 7 ore settimanali che costerebbe alla ASL più di € 160.000,00 ogni anno. Assumere un primario a tempo indeterminato per 38 ore settimanali costerebbe tre volte meno».
La Cgil e la Fp Cgil di Teramo presenteranno un progetto formulato con il contributo degli operatori della sanità e dei cittadini perchè il piano ufficiale è stato decisamente bocciato.
Scettica anche Rifondazione Comunista che denuncia uno stato della sanità a Giulianova fuori da ogni logica.
«Non solo liste di attesa interminabili, non solo reparti chiusi o ridotti al livello ambulatoriale minimo, non solo apparecchiature mancanti od obsolete», dicono dal circolo Di Massimantonio.
«Fra riduzioni di personale medico e paramedico, fra corridoi deserti e camere sprangate a decine (interi piani del padiglione est di fatto dismessi), fra strutture fatiscenti e la prospettiva di nuovi ulteriori ridimensionamenti di risorse umane e specialità, l'ospedale civile di Giulianova sta andando, neppure troppo lentamente, a morire, alla faccia dei proclami elettorali, delle promesse mirabolanti, delle chimere di nosocomi futuristici e di poli d'eccellenza».
Il partito interroga il presidente della Regione Gianni Chiodi sulla situazione di tutto il teramano. «Cosa dice di questa situazione l'assessore regionale Lanfranco Venturoni, unico assessore d'Italia “commissariato” e dunque senza potere alcuno, ma con ampia delega alle illusioni? Cosa dice il consigliere regionale Claudio Ruffini, capace, da sindaco, di minacciare a vuoto scioperi della fame ed iniziative eclatanti contro il ridimensionamento dell'ospedale di Giulianova, guardandosi bene, oggi come allora, dal mettere in pratica alcunchè?»

09/09/2009 11.41