Suicidio del traliccio, Idv: «chi accerterà le responsabilità?»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CITTA' SANT'ANGELO. Dopo 21 ore trascorse su un traliccio, sabato scorso, un uomo di 43 anni si è lanciato nel vuoto ed è morto. Giuseppe Di Stefano, referente dell'Idv DI Città Sant'Angelo: «vengano accertate le responsabilità dei soccorritori».
Una giornata intera di mediazione tra soccorritori e l'uomo, malato di schizofrenia, per convincerlo a scendere dal traliccio dell'alta tensione dove si era arrampicato, nei pressi della casa di cura Villa Serena di Città Sant'Angelo.
A nulla sono valse le ore di attesa e le opere di convincimento perchè poi l'uomo ha fatto quanto minacciato già dal venerdì sera: si è gettato nel vuoto.
Fatale l'impatto che gli è costato la vita. L'uomo diceva di volere a tutti i costi un lavoro e ha chiesto di parlare anche con un rappresentante del comune di San Giovanni Teatino, per esporre il suo problema. Ha scambiato qualche parola con il vice sindaco ma nemmeno questi è riuscito a riportarlo alla calma.
Poi il suicidio. Dalla sera precedente squadre di vigili del fuoco, medici del 118 e carabinieri stavano cercando di convincerlo a desistere. L'uomo era in cura presso il centro salute mentale dell'ospedale di Chieti: venerdì, dopo un certo periodo di tempo in una struttura di Guardiagrele, stava per essere ricoverato per una cura di sei mesi nella clinica di Città Sant'Angelo.

Giunto in ambulanza dal centro teatino, è sfuggito al controllo degli operatori sanitari e si è arrampicato sul traliccio dell'alta tensione, alto circa 30 metri, dal quale non è voluto più scendere.
Oggi Giuseppe Di Stefano, referente dell'Italia dei Valori di Città Sant'Angelo si domanda se i soccorritori abbiano fatto veramente tutto il possibile per l'uomo e contesta: «non sono bastate 24 ore di tempo ai numerosi uomini intervenuti sul posto per organizzare un piano adeguato di salvataggio, con reti di protezione e gonfiabili di salvataggio almeno attorno ai 4 lati del traliccio. Ne avevano posizionato solo uno e prima dell'arrivo del Magistrato sul luogo del suicidio ne hanno posizionato un secondo, davanti ad una vasta folla di gente rimasta impietrita».
Di Giuseppe racconta che proprio la folla presente avrebbe «inveito contro i soccorritori per la condotta delle operazioni di salvataggio».
Si era tentato con un blitz di cogliere di sorpresa l'uomo, da dietro con 2 autoscale, nonostante avesse minacciato più volte di buttarsi se si fosse avvicinato qualcuno.
«Il questore di Pescara nel pomeriggio aveva ordinato assolutamente di non intervenire con la forza», continua Di Stefano. «Infatti abbiamo atteso 24 ore sulle spine, si poteva lasciarlo lì qualche altra ora, magari si sarebbe convinto e si evitava tale tragedia, sarà stato pure un malato mentale ma è pur sempre una vita umana che si poteva recuperare alla società se solo si fosse salvata».
«Anche questa vicenda presto si chiuderà», conclude Di Stefano, «ma chi accerterà le responsabilità se sono stati fatti degli errori?»

01/09/2009 9.21