Operazione internazionale per sgominare banda che clonava carte di credito

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Operazione internazionale per sgominare banda che clonava carte di credito
PESCARA. E’ stata sgominata dalla polizia postale di Pescara e dalla Guardia di Finanza di Chieti una banda specializzata nella clonazione di carte di credito. * I CONSIGLI. NOTIFICHE VIA SMS PER SALVARE IL PROPRIO CONTO

24 persone sono finite in manette, la maggior parte di etnia romena.
L'organizzazione criminale operava sia in Italia (in Abruzzo, nelle Marche e nel Lazio), sia nei Paesi stranieri (Olanda, Irlanda, Inghilterra, Germania, Belgio, Venezuela e Stati Uniti).
Le indagini sono partite alla fine dell'anno 2006 a seguito di numerose manomissioni di apparati Pos di esercizi commerciali in Abruzzo ed in particolare nella provincia di Pescara.
Erano stati infatti inseriti degli apparecchi “Skimmers” per carpire i dati sensibili delle carte di credito e clonarli ed utilizzarli fraudolentemente.
L'attività investigativa si è conclusa il 27 luglio scorso con la cattura, al momento, di 24 persone in esecuzione di 36 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip Maria Michela Di Fine del Tribunale di Pescara.
In ambito Eurojust, un pool di magistrati internazionale, coordinato dal Pm titolare dell'indagine, Gennaro Varone, ha pianificato gli arresti grazie ad intercettazioni telefoniche.
Solo nel tardo pomeriggio si avranno maggiori dettagli poichè è stata indetta una conferenza stampa per illustrare tutti i dettagli dell'operazione. Parteciperanno il Procuratore della Repubblica, Nicola Trifuoggi, il direttore di Eurojust, José Luis Lopes de Morta, del National Member Eurojust per l'Italia, Carmen Manfredda e il vice direttore di Europol Laszlo Salgo.

31/07/2009 9.40



3 ANNI DI INCHIESTA, 600MILA TELEFONATE ASCOLTATE

«Con questa operazione», ha detto nel pomeriggio Nicola Trifuoggi, procuratore capo della Procura di Pescara, «abbiamo annientato una delle più pericolose bande criminali dedite alla clonazione delle carte di credito».
L'operazione è iniziata a metà del 2006 ed è andata avanti per due anni: ha permesso di intercettare circa 450 utenze telefoniche, 600 mila telefonate sono state esaminate, 41 mila le carte di credito clonate, oltre 11 mila utilizzate per oltre 37.000 operazioni effettuate
Sono state chieste dal pm Gennaro Varone, titolare dell'inchiesta, 36 misure cautelari ma ne sono scattate al momento solo 24. Gli arresti sono partiti ad inizio settimana.
«Era un sistema ben sofisticato», ha spiegato ancora Trifuoggi, «e anche per questo è stato molto difficile sradicarlo».
La banda si introduceva nella notte nei supermercati: a Pescara erano riusciti a colpire in tre posti diversi: all'Oasi di Montesilvano, al Conad di via Vespucci e al Tigre del centro commerciale Delfino.
Veniva saldato sul fondo del pos un piccolissimo skimmer che serviva a memorizzare i codici e il pin delle carte di credito.
I criminali ritornavano poi sul luogo del delitto una seconda volta per recuperare lo skimmer. Questo veniva portato in Romania ai membri più influenti della banda, gli unici che venivano a conoscenza dei dati sensibili.
Password e codice venivano poi scaricati sul pc e inserti in una nuova carta di credito che riusciva a succhiare soldi agli ignari titolari del conto corrente.
Le carte servivano sia per prelevare denaro agli sportelli che per fare acquisti nei negozi.

FATTURATI ILLEGALI STRATOSFERICI

In due anni di attività gli inquirenti sono riusciti a risalire ad un fatturato provento di reati vicino ai 7 milioni di euro ma si sospetta che il guadagno della banda sia stato ben superiore a quella cifra.
Fatto sta che quando le operazioni andavano bene si riusciva a mettere da parte un bel gruzzolo: fino ad 1 milione di euro al mese.



I FRATELLI COMANESCU

A capo della banda c'erano i tre fratelli Comanescu e la sede centrale è stata trovata a Bacau, città della Romania.
Poi l'associazione a delinquere si diramava in vari livelli in giro per mezza Europa, dall'Italia (Torino era particolarmente forte), Inghilterra, Olanda, Belgio.
Alle dipendenze del trio c'erano gli organizzatori locali di riferimento, i tecnici per gestire la parte informatica (definiti dagli inquirenti particolarmente esperti) e il supporto logistico.
La banda Comanescu, come ha spiegato Trifuoggi, «ha collegamenti con ambienti “importanti” della criminalità organizzata. Nonostante questo siamo riusciti a portare a compimento la nostra operazione. E' un po' come», ha spiegato il procuratore, «se qualcuno fosse venuto da fuori per arrestare un boss mafioso in Sicilia».
«Per la prima volta», ha spiegato Pasquale Sorgonà, comandante della polizia postale di Pescara, «è stata allestita una sala operativa interforze, per lo scambio di informazioni in tempo reale. E' stato un esperimento ben riuscito che ci dà segnali positivi per quello che potrà accadere in futuro».
«Abbiamo sventato 27 attacchi», ha continuato Sorgonà, «in quanto nel corso delle intercettazioni sentivamo che stavano per sistemare gli skimmer e siamo intervenuti con le forze di polizia per coglierli in flagranza».

EUROJUST E EUROPOL AIUTI CHIAVE

«Provvidenziale» è stato definito da Trifuoggi il supporto di Eurojust, l'organo di coordinamento di indagini e procedimenti giudiziari fra gli Stati membri dell'UE e Europol, l'agenzia anticrimine dell'Unione Europea.
«Il coordinamento era necessario», ha spiegato Trifuoggi, «perchè i criminali sotto controllo sono tutti stranieri che vivono all'estero. Anche la polizia romena ha collaborato in maniera sincera e sentita. Siamo assolutamente soddisfatti e speriamo di riuscire in questo modo a dare più sicurezza anche a quanti si recano nei negozi e fanno acquisti con le carte di credito».
«Abbiamo messo insieme un eccellente gruppo di risorse e capacità», ha commentato soddisfatto Lazslo Salgo, vice direttore Europol.
«Ci siamo trovati di fronte ad una banda di criminali molto professionale, particolarmente specializzata che aveva nel suo recente passato compiuto atti criminali non da poco. Dalla rapina all'omicidio, dal traffico d'armi allo stupefacente».
«E' stata una operazione molto importante e siamo soddisfatti», ha commentato anche Carmen Manfredda, membro italiano di Eurojust.
«Eurjust è stata necessaria per il coordinamento delle operazioni e siamo lieti che si sia arrivati a questo primo step con arresti simultanei. Questa organizzazione era diffusa capillarmente e il danno che arrecava era enorme».
Per Manfredda questa operazione è stato il «perfetto esempio di sinergia istituzionale di tutte le forze coinvolte. Si è dimostrata anche l'efficacia degli strumenti legislativi internazionali recentemente rafforzati».
Il colonnello Gioacchino Angeloni, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Chieti ha parlato invece di speciale convergenza investigativa.
Per il direttore di Eurojust, José Luis Lopes de Mota, hanno collaborato «livelli di professionalità elevatissime».
Adesso la parola spetta al processo. Da questo punto di vista i problemi per arrivare alle sentenze non sarebbero pochi ma saranno i singoli stati membri interessati a doverli risolvere.

a.l. 31/07/2009 19.50





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I CONSIGLI. NOTIFICHE VIA SMS PER SALVARE IL PROPRIO CONTO

«Quella scoperta a Pescara, – spiega Walter Bruschi, amministratore delegato di CPP Italia, divisione della multinazionale inglese leader in Europa nella protezione delle carte di pagamento con più di 700 mila clienti nel nostro Paese e oltre 3 milioni di carte assicurate – è una tecnica utilizzata da bande criminali,che operano spesso su scala internazionale. Il funzionamento è semplice. In prossimità dell'orario di chiusura, il truffatore si nasconde all'interno dell'esercizio commerciale e, andati via tutti, forza i POS, gli strumenti per pagare con carte di credito e bancomat, inserendo all'interno un meccanismo per duplicare i dati delle carte e una scheda telefonica, uguale a quella che utilizziamo per i nostri cellulari. Successivamente il malintenzionato va via, nessuno si accorge della manomissione dei POS e così parte la truffa. Nel momento in cui qualcuno effettua un pagamento con bancomat o carta di credito, i dati vengono duplicati e inviati via sms ai complici».
Per essere tutelati da questo e da qualsiasi tipo di frode su carte di pagamento Bruschi spiega che «è indispensabile attivare il servizio SMS di notifica degli acquisti effettuati con la carta. Se, infatti, dovessimo ricevere l'avviso che la nostra tessera è stata usata per un pagamento da noi non autorizzato, non dovremmo far altro che avvisare l'emittente la carta, che provvederà al blocco della stessa».
«Purtroppo gli italiani – aggiunge Bruschi – da un lato temono le frodi con le carte di pagamento ma dall'altro non prendono contromisure adeguate. Infatti, secondo i risultati di una nostra recente ricerca, solo il 30,9% degli intervistati utilizza il servizio di SMS alert mentre meno del 40% degli intervistati controlla gli estratti conto. Sembrerà superfluo dirlo – conclude Walter Bruschi – ma non bisogna mai annotare i codici di bancomat e carte di credito assieme le carte stesse. La nostra ricerca evidenzia come il 13% degli intervistati non ricordi a memoria il pin delle carte».

VACANZE SICURE

Con l'avvicinarsi delle vacanze attenti il rischio per le carte di credito e i bancomat potrebbe addirittura aumentare.
Fra i circa 1000 sinistri analizzati da CPP è la Spagna con il 31% dei casi segnalati il Paese più a rischio con Barcellona in testa (17,7% dei sinistri) fra tutte le città iberiche. Seguono nell'ordine Francia (12 %) con Parigi (7 %), Stati Uniti (9 %) e Brasile (7 %).
Il luogo dove i clienti di CPP hanno denunciato il furto, lo smarrimento o la clonazione della carta di pagamento è nella maggioranza dei casi la strada (55%) seguita da mezzi di trasporto (treno, taxi, bus, metropolitana), stazioni ferroviarie e aeroporti con il 23% dei “sinistri” registrati. Non mancano quelli che hanno un problema con la carta di credito in albergo, al bar se non in spiaggia.

I TURCHI USANO LE CARTE DI CREDITO PIU' DI ITALIANI E TEDESCHI

Sempre Cpp Italia ha fatto una ricerca sull'uso del bancomat ed è risultato che i turchi lo usano molto più che gli italiani.
I cittadini turchi possiedono una carta di pagamento e mezza (1,46) ciascuno collocandosi all'undicesimo posto tra i tutti i Paesi dell'Unione Europea dietro la Francia (1,56) e prima della Germania, dodicesima con un rapporto di 1,45 carte di pagamento per abitante. L'Italia è al 17° posto con una media di 1,25 carte per abitante, ed è preceduta da Estonia (16° posto), Cipro (15° posto), Malta (14° posto), Grecia (13 ° posto), Slovenia (9° posto).
«Sapevamo – afferma Bruschi– che gli italiani sono refrattari alla moneta elettronica. Le ragioni sono da ricercare certamente nella paura di possibili frodi e truffe che, anche se in aumento negli ultimi anni, rappresentano una percentuale irrisoria, circa l'1% delle transazioni totali. La moneta elettronica è comunque più sicura perché anche in caso di furto o clonazione si può bloccare la carta e quando dovesse verificarsi un ammanco le somme vengono restituite».
La Gran Bretagna sia il Paese europeo con la più alta densità di carte di pagamento: quasi 3 per ogni abitante (2,71). Poco più indietro il Lussemburgo (2° posto - 1,98) e l'Olanda (3° posto - 1,91) con quasi 2 carte a testa. Praticamente appaiate al quarto e quinto posto della graduatoria troviamo rispettivamente Spagna (1,72 carte per abitante) e Portogallo (1,71).
Guardando ai numeri assoluti, invece, la leadership spetta sempre alla Gran Bretagna con 165,4 milioni di carte in circolazione (fonte BCE). Seconda è la Germania con circa 119 milioni tra carte di credito e bancomat. La Turchia è terza con 102,9 milioni di carte emesse. L'Italia è sesta con 74,7 milioni di carte, preceduta da Spagna (77,9 milioni) e Francia (99,5 milioni).

01/08/2009 9.15