Poliziotti arrestati, per il gip «una banda di taglieggiatori in uniforme»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

13297

Poliziotti arrestati, per il gip «una banda di taglieggiatori in uniforme»
PESCARA. Si terranno questa mattina davanti al gip Luca De Ninis gli interrogatori di garanzia per i 6 poliziotti agli arresti domiciliari da ieri, più un settimo non tratto in arresto, la cui posizione verrà vagliata dopo l’incontro con il giudice. (Nella foto: il pm Giuseppe Bellelli)

L'inchiesta partita a maggio del 2009 e diretta con rigore e coraggio dal pm, Giuseppe Bellelli, che ha affidato le indagini ad un reparto della stessa polizia, la Squadra mobile, ha permesso di smascherare questo gruppo d'azione, i cui componenti facevano (ora sono stati sospesi) tutti parte del distaccamento della Polizia stradale di Pescara Nord.
Il gip Luca De Ninis nell'ordinanza d'arresto li definisce «una banda di taglieggiatori in uniforme»: una associazione a delinquere che usava da tempo una tecnica collaudata per cercare di spillare soldi agli autotrasportatori stranieri che avevano la sventura di essere fermati.
Invece della multa (a volte non necessaria) veniva proposto di pagare una somma (dai 10 euro ai 250) per proseguire il viaggio senza problemi.
Ai domiciliari sono così finiti Cristian Micaletti, 37 anni di Milano, residente a Francavilla al Mare, assistente di Polizia, Marco Di Lorenzo, 40 anni di Pescara, assistente Capo, Carlo Voza 40 anni di Basilea, assistente capo, Gaetano Margiotta, 40 anni di Sulmona, assistente capo, Francesco Marulli, 43 anni di Chieti, assistente.
Ai domiciliari anche Mario Plevani, 46 anni di Pineto, vice sovrintendente, «capo indiscusso», scrive il gip De Ninis, della banda e ritenuto anche il più esperto nell'attività di taglieggiamento, «capace di ottenere consistenti somme di denaro senza dilungarsi in estenuanti stillicidi di piccole concussioni».
La sua posizione è quella più grave dal momento che detiene il grado più alto e avrebbe dovuto vigilare sulla correttezza dell'operato dei suoi collaboratori.
Si sta poi vagliando la posizione di Franco Evangelista, 38 anni di Collecorvino, assistente capo, al momento indagato a piede libero che sarebbe entrato marginalmente nell'inchiesta per via di alcune conversazioni con gli indagati principali.

LUNGHE GIORNATE DI LAVORO

Le giornate di lavoro degli agenti potevano essere molto intense. Non tanto per il carico di lavoro "regolare" (secondo il gip addirittura tralasciato) ma per questa attività secondaria che per l'accusa erano riusciti a mettere in piedi.
«Da un lato», scrive il gip De Ninis, «si disinteressavano totalmente delle disposizioni emanate del capo ufficio che pretendeva maggior impegno sotto il profilo della verbalizzazione e non si occupano di adempiere agli interventi demandati dalla sala operativa».
Ad esempio una volta non soccorsero un automobilista in difficoltà e continuarono a fermare camionisti e a battere cassa.
Una tecnica rodata, chissà da quanto tempo, «senza la necessità di accordi preventivi», assicura il gip: tutto andava liscio seguendo un canovaccio ben definito e rodato. Fino a quando un camionista non si è ribellato e dopo essere stato fermato a Pescara è arrivato fino a Bologna è ha sporto denuncia.

«FERMIAMO QUEL SALAME»

Ma come funzionava il presunto trucchetto?
Gli agenti erano sempre due per ogni automezzo e si posizionavano nei pressi dal casello Pescara Nord della A14, spesso preferivano la carreggiata nord che consentiva di fermare gli autotrasportatori in una posizione defilata.
Da lì riuscivano a vedere tutto e soprattutto scegliere accuratamente le proprie vittime: le targhe poi erano un dettaglio fondamentale per "sorteggiare" i fortunati da spellare: polacchi, austriaci, turchi, ma anche spagnoli e inglesi erano considerati i "migliori".
Tutti con poca dimestichezza con l'italiano, tutti disposti a "mediare" pur di non dover pagare multe salate e soprattutto tutti in transito e con poche possibilità di fermarsi a sporgere denuncia.
Una volta avvistata la preda la pattuglia si lanciava all'inseguimento del mezzo facendolo fermare su una delle piazzole. Qui si avvicinavano e cominciava la "trattativa".
Prima si chiedeva di controllare il cronotachigrafo per poi passare alla contestazione dell'eccesso di velocità, anche se non c'era.
Per far ritirare la multa (310 euro il prezzo di quella ufficiale e la decurtazione di 5 punti) scattava la richiesta di denaro: dai 10 ai 250 euro secondo quanto lo straniero di turno aveva in tasca.
Mosse ripetute decine di volte secondo l'accusa, che riuscivano a fruttare un interessante guadagno giornaliero.

SI DIVIDEVA SEMPRE TUTTO

«Ho fatto sei», oppure «ho fatto otto» erano le frasi ricorrenti degli agenti intercettati per riferirsi alle decine di euro conseguiti con le vittime. A fine giornata si divideva sempre.
«Tutto questo accade sistematicamente in tutti gli orari dei turni di servizio, anche in occasione di rotazione dei componenti», scrive il gip.
Il tutto è stato possibile scoprirlo solo grazie alle intercettazioni delle microspie messe nelle auto di servizio gli agenti della squadra mobile diretta da Nicola Zupo. In questo modo poliziotti che indagavano hanno ascoltato i colleghi… e ne hanno sentite delle belle.
«Questo è andato meglio di prima..»., si commentava a lavoro finito. «Il gelato...bè, insomma ci esce quasi una vaschetta......di un chilo a testa....io mezza e tu....(incomprensibile)», quando il bottino era mediamente soddisfacente.
E i camionisti dell'Est Europa erano considerati i migliori, quelli cioè dai quali si riuscivano ad ottenere le somme più elevate.
«Che razza è quello?», si domandano gli agenti mentre il mezzo si avvicina «Si eccola Pola! Polacchia!>
E poi ancora. «Vai ad acchiappare quello lì. È un altro polacco (…) prendi pure il secondo. Abbiamo fatto doppietta. Questo mo lo faccio e l'altro lo fai tu»

DU IU SPIC INGLISC?

Secondo il gip gli agenti «intimoriscono lo straniero con l'abuso della loro funzione e poi, mostrandosi più comprensivi e magnanimi si dichiarano disposti a non elevare la contravvenzione in cambio di una somma di denaro di importo inferiore alla multa».
Ma perchè scegliere sempre camionisti di lingua straniera?
Ovvio: perché le difficoltà di comunicare agevolavano la contrattazione ed era quasi impossibile per le vittime riuscire a far valere la propria posizione o cercare di spiegare che non si era superato alcun limite di velocità.
Ma a volte anche per gli agenti era difficile farsi comprendere e così si procedeva a gesti.

«Ce li hai questi per pagare» chiese Di Lorenzo a uno straniero indicando i soldi. «Ce li hai questi per pagare (riferendosi al denaro), ce li hai questi?
«Vaffanculo», intervenne Voza, «va ti pigliano pure per il culo…»

Sulla strada arrivano anche dei turchi:

Voza: «vediamo sto salame».
Di Lorenzo: «adesso fermiamo un altro stronzo e poi ti fermi»
Voza: «facciamoci l'altro turco»

E qualche volta anche i bulgari:

Margiotta : «Andiamo a vedere..»
Micaletti: «Con calma»
Margiotta: «che è bulgaro? Cosa è?»
Micaletti: «boh»
Margiotta: «Bulgaria! Bulgaria! Si arresti»

A volte gli agenti erano così gentili da chiedere ai malcapitati quasi una "offerta spontanea". All'apertura del portafoglio poi si lasciava anche qualcosa per il pranzo.

Marulli: «gli ho dato trenta»
Margiotta: «gli hai ridato? Gli hai ridato i soldi per mangiare?...va bene questo se ne va in Ungheria!»

A volte però oltre alla consegna dei soldi gli agenti riuscivano anche ad ottenere prodotti trasportati dal camion. Era l'8 maggio, Margiotta e Marulli si fecero dare delle piante, le caricano in macchina e le portano alla centrale. Durante il tragitto in macchina si commentò anche l'"acquisto".

Margiotta: «Adesso sto andando. Questi sono i duroni, tu non hai il giardino a casa?»
Marulli: «si è pure seccato uno, aspetta!»
Margiotta: «Questi costano, eh! Questi un innesto di questo ci vuole 50 (incomprensibile) ….innestato, non è selvatico»


TUTTI INSIEME AL BANCOMAT


Quando gli autotrasportatori non avevano il denaro contante a disposizione gli agenti li scortavano al bancomat.
Successe il 18 maggio, alle ore 21.05. Alla fine però il bancomat non funzionò e i poliziotti si accontentarono di pochi spiccioli.

Micaletti: «questo ci segue»
Plevani: «questi in Romania ai bambini a sei mesi gli danno mezzo bicchiere di Vodka per farli dormire…il bancomat sta qui eccolo!»
Micaletti: «cerco un altro più comodo?»
Plevani: «no questo!»

Micaletti: «dove cazzo vai?»
Plevani: «chi è?»
Micaletti: «Dovrebbe stare dietro l'angolo»
Plevani: «l'angolo dove?»
Micaletti: «Capocchia! Ciccio! Treness! Dovrebbe stare dietro! Around the corner! Ah?»
Plevani: «Umh sei pieno di risorse!»
Micaletti: «Facile..»
Plevani: «Come gli hai detto? Non..»
Micaletti: «Ah, ah, Around the corner»
Plevani: «ah, così si dice?»
Micaletti: «dietro l'angolo»
Plevani: «Ah, ah Around come? Dove lo hai appurato questo?»
Micaletti: «questo mi è rimasto impresso quando…c'hai presente Unit 1 Unit 2, le prime pagine dell'inglese»

Ma il bancomat non funzionava e l'inglese divenne sempre più uno ostacolo. E mentre aspettavano i due agenti fecero un po' di pratica con la lingua:

Plevani: «tra fifteen e fifty che differenza c'è?»
Micaletti: «fifteen è 15, fifty è 50»
Plevani: «eh, ci vuole un po' di pratica…»

Intascano 50 euro e si salutarono

Micaletti: «ciao, ciccio ciao»
Straniero: «grazie»
Plevani: «è andata bene, non valeva la pena rischiare»

IL PREZZO SI FA DI VOLTA IN VOLTA

Il prezzo non era mai lo stesso ma secondo quanto emerso dalle indagini il gioco di squadra tra gli agenti poteva essere determinante.

Voza: «ehi noi fermiamo tutti, Italia, Poland, Austria. Tu oggi first (primo, ndr) stop quindi controlliamo il tuo, quindi tu ce li hai gli euro per pagare?»
Plevani: «hai 1000 euro?»
Straniero: «No fattura?»
Plevani al collega: «prendigli 30 (euro)»
Voza: «mi ha dato solo 20»
Plevani: «solo 20? Fai quello che ti pare..»
Straniero: «30?»
Plevani: «altre 10, altre 10, prendi 30»
Plevani: «lui ci voleva dare di più..»
Voza: «così è più contento pure lui»

A FINE TURNO SI FA IL CONTO


A fine turno, secondo quanto emerso dalle indagini, si facevano i conti del denaro incassato

Voza: «ieri noi siamo stati molto fortunati»
Marulli: «tutte cinque e dieci (cinque e dieci euro fatti consegnare dai camionisti, secondo l'accusa, ndr) Mica tutun, tutun, tutun! Conviene più la botta buona»
Voza: «io con Mario ne ho fermati tre! Eh, abbiamo fatto subito sei (60 euro, secondo l'accusa, ndr). A Testa, eh! Con tre camion! Lasciati immaginare quanto…! Invece ieri abbiamo fermato…abbiamo fatto un sei! (60 euro, ndr)».

Si scherzava anche sui guadagni e su possibili denunce…

Voza (con tono scherzoso): «io non ti mollo se non mi lasci il tuo salvadanaio»
Micaletti: «io non ti do un cazzo, non ti do, vammi a denunciare»
Voza: «so dove abiti, vengo a rapinare il tuo cane, quando mi dai i soldi te lo ridò»

Alessandra Lotti 31/07/2009 7.14