La Lipu denuncia invasione centrali eoliche «Scompariranno specie protette»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. In seguito al terremoto e alla inderogabile necessità di far ripartire le attività economiche dell’Abruzzo sia il Governo nazionale che la Regione Abruzzo stanno lanciando una serie di iniziative per promuovere e incrementare le presenze turistiche.



Tra i motivi di richiamo si sta ponendo l'accento su paesaggi incontaminati e di grande bellezza, su una fauna eccezionale, come l'aquila reale, l'avvoltoio grifone, il camoscio d'Abruzzo e l'orso marsicano, su grandi territori che ancora conservano il fascino di una natura selvaggia ed incontaminata, invitando turisti ed escursionisti a venire in Abruzzo per godere di esperienze stimolanti ed indimenticabili.
La Lipu (Lega italiana per la protezione degli uccelli) però mette in guardia su un problema che, se non affrontato, rischia di mettere a repentaglio questa immagine dell'Abruzzo incontaminato, che pure è una delle risorse che possono far risalire la china alla Regione.
E questa minaccia sono le centrali eoliche, che costituirebbero «di gran lunga la principale minaccia al paesaggio ed a molte specie di animali selvatici. E' parere di gran parte degli ornitologi – denuncia la Lipu – che se si realizzasse anche solo parte delle centrali eoliche in fase di progettazione sull'Appennino, entro pochi anni scomparirebbero diverse specie di uccelli, fra cui l'aquila reale, il grifone ed il nibbio reale, tutte specie a rischio».
Le centrali eoliche comprometterebbero definitivamente paesaggi ed ecosistemi già messi in crisi dall'incuria e dalla sempre maggiore presenza umana, sostituendoli con «selve di gigantesche torri metalliche alte fino a 150 metri più le relative pale, anche esse lunghe diverse decine di metri, dove spesso vanno a schiantarsi gli uccelli».
La Lipu attribuisce questa prolificazione senza tregua dell'eolico agli alti incentivi pubblici, fra i più alti al mondo, e dalla deregolamentazione urbanistica che ne favorisce l'insediamento.
«Le prospettive per il nostro paesaggio e la nostra natura, e di riflesso per i valori che costituiscono la materia prima per il rilancio di un turismo importante e quindi della nostra economia – continua la Lipu - sono, stando così le cose, a dir poco tragiche, tra l'altro in cambio di ben poco visto che è ben noto che l'energia prodotta da centrali eoliche in Italia non può certo dare un contributo significativo».
La richiesta dell'associazione è di individuare a livello regionale aree di scarso valore paesistico ed ambientale, escludendo il resto del territorio regionale, stabilendo anche un tetto sui megawatt che si potranno produrre in regione con l'eolico e sospendendo nel frattempo l'autorizzazione di nuovi progetti e bloccare quelli già approvati.
«Solo così l'Abruzzo – conclude la Lipu - potrà sfruttare adeguatamente sotto il profilo dell'immenso “capitale” turistico i propri paesaggi, i propri ambienti e la propria fauna, con benefici economici sicuramente assai maggiori per la propria collettività di quanti se ne ricaverebbero lasciando che l'industria delle centrali eoliche invada gran parte del suo territorio, con il vantaggio di pochi e il danno per molti».
s.t. 23/07/2009 12.43