Bucchianico, il Palazzo trascina il sindaco a giudizio per diffamazione

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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BUCCHIANICO. Contrordine: Mario Di Paolo, sindaco di Bucchianico, sarà processato il 16 settembre prossimo con l'accusa di aver diffamato l'architetto Alfonso Settimi.
La Procura di Chieti, infatti, a febbraio aveva chiesto l'archiviazione della querela presentata dall'architetto: secondo il pm Rosangela Di Stefano l'accusa non aveva i piedi per camminare.
Invece, il giudice ha accolto l'opposizione all'archiviazione presentata dall'avvocato Vittorio Supino e la prima udienza del processo ci sarà tra due mesi di fronte al Giudice di pace di Chieti.
La querela – come si ricorderà - era scattata lo scorso anno per alcune affermazioni del sindaco durante un incontro con la cittadinanza.
Si era nel pieno delle polemiche per l'acquisto da parte del Comune del Palazzo dei Camilliani, l'edificio costruito con l'eredità dell'ambasciatore Auriti per ospitare un Istituto di assistenza per i poveri.
Come noto, una parte dell'opinione pubblica rimproverava al sindaco di aver mandato a monte un precedente piano di ristrutturazione del Palazzo presentato dalla Società Sangro Invest su progetto dall'architetto Settimi.
Il sindaco si scagliò contro queste critiche accusando – tra gli altri – l'architetto di «indebiti arricchimenti, di essersi venduto per degli appartamenti e di aver perseguito esclusivamente l'arricchimento del proprio patrimonio personale».
«Erano critiche aspre e non consone al ruolo di sindaco, ma non sono mai trasmodate nella contumelia personale – scrive il pm nella richiesta di archiviazione – quindi ricorre l'esimente del diritto di critica».
Cioè tutto quello che il sindaco Di Paolo aveva detto poteva rientrare nel normale, se pur acceso, dibattito politico.
«Eh, no – ha replicato nella sua opposizione l'avvocato Supino – l'esimente del diritto di critica politica in questo caso non vale: l'architetto non è un consigliere di opposizione o comunque un politico. E' un onesto professionista contro il quale il sindaco non poteva rivolgere nessuna critica politica. Il sindaco, informando i suoi concittadini, ha presentato un'immagine dell'architetto che ha leso il suo decoro umano e professionale. Questa è diffamazione bella e buona».
Non basta.
L'avvocato è andato oltre nella contestazione del parere di archiviazione.
Ha chiesto gli atti del fascicolo per scoprire se il convincimento del pm fosse suffragato da altre attività di indagine o se fosse solo frutto di un convincimento personale.
Sorpresa: agli atti c'era solo la trascrizione del discorso del sindaco. Nessun altro atto di indagine, nessuna persona, di quelle indicate nella querela come testimoni, era stata sentita come «questa difesa si sarebbe aspettata prima di procedere ad una personalissima interpretazione del discorso del sindaco e chiedere un'immotivata archiviazione del procedimento».
Se ne riparlerà dunque al processo.
Il Palazzo, che nei piani del sindaco doveva essere l'asso nella manica dell'amministrazione, sta diventando un incubo per Di Paolo: deve rispondere ai parroci di Guardiagrele che chiedono l'assistenza ai 10 guardiesi poveri (di cui il Comune di Bucchianico si è accollato l'onere) e deve chiarire al giudice perché tanta foga contro l'architetto che in fin dei conti aveva solo chiesto una parcella professionale.

Sebastiano Calella 22/07/2009 10.02