Misteri, veleni e inchieste nel nuovo giallo francavillese

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Misteri, veleni e inchieste nel nuovo giallo francavillese
FRANCAVILLA. Che ci fa la diossina al porticciolo turistico in costruzione a Francavilla al mare? Non bastavano l'inchiesta in corso sugli aspetti amministrativi e la polemica politica contro la nuova amministrazione incolpata di aver bloccato i lavori?

Ma il cantiere si è fermato prima della fine del primo lotto: ora che si pensava di riprendere i lavori di questa che rischia di rimanere una cattedrale nel deserto, nella conferenza dei servizi tra le amministrazioni pubbliche interessate ai lavori è emersa quest'altra inquietante realtà: diossina.
Le analisi del terreno spostato avrebbero rintracciato nei campioni la presenza della diossina.
Le analisi vanno ripetute, ma la prescrizione del Ministero rispetto alla “caratterizzazione” dei terreni dove il cantiere ha operato sembra, più che una premonizione, una conferma ai dubbi che qualcuno aveva sollevato.
Perché a meno di pensare ad un Ministero con la palla di vetro dove vedere quello che è nascosto ai più, non si riesce a capire da dove venga questa diossina, che non è certo presente in natura in quei terreni fluviali e in quella sabbia.
In attesa di sbrogliare quest'altra novità inquietante, prosegue il sequestro dei lavori dovuto almeno a due aspetti: la mancanza o l'insufficienza delle autorizzazioni, soprattutto regionali, per l'inizio dei lavori a mare e il controllo della regolarità dell'appalto.
Sulle autorizzazioni si sta cercando di capire come mai, nonostante l'opposizione delle associazioni ambientaliste e di alcuni consiglieri dell'opposizione, il lavoro sia iniziato in questo modo che pare quanto meno superficiale.
Sulla regolarità dell'appalto, invece, torna alla memoria la contrarietà dell'ingegnere Franco Di Muzio, che pure all'epoca era in amministrazione con il sindaco Angelucci.
«L'appalto – disse l'ingegnere, che inizialmente si era espresso a favore della variante urbanistica che consentiva la costruzione del porticciolo – non si può fare perché quello che andiamo ad approvare non è un lotto funzionale. Ed anche per la mia precedente approvazione, ritiro il mio consenso, perché non era questo il senso di quel provvedimento».
In realtà l'ingegnere temeva, come in effetti sembra sia avvenuto, che approvando il tutto si andava a caricare il Comune di una parcella da pagare ai progettisti per un lavoro da 20 milioni di euro.
E poiché le parcelle per i lavori pubblici vanno dal 5 all'8%, approvare un progetto che dagli iniziali 2 milioni e 650 mila euro per il primo lotto arrivava ai 20 milioni totali sembrò un po' sospetto a Di Muzio: significava addossare al Comune il pagamento di 1,5 milioni di euro in parcelle, praticamente quasi il valore del primo lotto.
Insomma, uno dei tanti lavori che vanno ad attorcigliarsi in decine di dubbi e problemi che poi hanno come risultato di generare una incompiuta. Tanto più che le associazioni avevano lamentato problemi di erosione generati dalle opere a mare. Proprio quelle sono state già realizzate, dunque, se gli ambientalisti dovessero avere ragione magari il porto non ci sarà ma i suoi effetti negativi sì.
La storia poi si conosce: la mozione di Di Muzio di bloccare il tutto fu bocciata, l'appalto si fece, le parcelle in parte sono state pagate, e l'incompiuta è lì e rischia di restare così per molto altro tempo.

Sebastiano Calella 18/07/2009 12.16