Rivelazioni del boss Cutolo. Rinviato a giudizio ex direttore carcere di Sulmona

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ROMA. Rinviato a giudizio l’ex direttore del carcere di Sulmona insieme ad altre tre persone.


Per presunte rivelazioni fatte dal camorrista Antonio Cutolo nascoste all'autorità giudiziaria, l'ex direttore del carcere di Sulmona ed attuale numero uno della prigione di Opera a Milano, Giacinto Siciliano, Salvatore Leopardi, ex capo del servizio ispettivo del Dap, l'ispettore della polizia penitenziaria Alfredo La Piccirella ed Annarita Burrafatto, responsabile della segreteria del servizio ispettivo, sono stati rinviati a giudizio.
La decisione è stata presa dal gup Silvia Castagnoli. I quattro dovranno rispondere in tribunale, a seconda dei casi, di falso materiale, falso per soppressione, falso ideologico, omessa denuncia di reati e rivelazioni di segreti d'ufficio.
Il processo avrà inizio il prossimo 13 novembre dinanzi la sesta sezione penale del Tribunale di Roma. A spingere per il rinvio a giudizio sono stati i pubblici ministeri Maria Monteleone ed Erminia Armelio.
Al centro dell'inchiesta le presunte rivelazioni fatte dal boss campano e trasmesse poi ai servizi segreti senza che fosse informata l'autorità giudiziaria.
I fatti risalirebbero tra il 2005 ed il 2006 nel periodo di detenzione di Antonio Cutolo nel carcere di massima sicurezza di Sulmona.
Il boss campano avrebbe portato avanti colloqui illegali con detenuti e servizi segreti.
In particolare il Dap, dipartimento amministrazione penitenziaria, avrebbe creato una sorta di intelligence parallela con il compito di trasmettere ai servizi segreti false rivelazioni investigative scaturite da colloqui segreti con Antonio Cutolo.
Secondo l'accusa sarebbero scomparsi atti e documenti relativi agli incontri con Cutolo, mai posti all'attenzione dell'autorità giudiziaria, che sarebbero stati inviati direttamente ai servizi segreti.
La procura di Roma inoltre sta scavando nel passato per accertare l'esistenza di altri casi analoghi.
Al centro del procedimento penale le confidenze fatte dal boss campano, grazie alle quali egli ha usufruito di permessi premio che gli avrebbero consentito di proseguire le sue attività malavitose.
Nel periodo preso in questione il capo del servizio ispettivo del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria era il magistrato Salvatore Leopardi.
L'intera inchiesta è partita da un'interrogazione di Graziella Mascia, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, che aveva denunciato l'esistenza di una sorta di attività parallela a quella giudiziaria.
Antonio Cutolo è stato detenuto nel carcere di Sulmona dal 1983 prima di essere trasferito negli anni scorsi in un altro penitenziario. In passato, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto parte degli Ncs, gruppo affiliato alla Nuova Camorra Organizzata, impegnato in agguati particolarmente audaci.
Nel suo periodo di detenzione in Abruzzo, precisamente nel 2006, Cutolo grazie ad alcuni permessi speciali, insieme ad altri esponenti della famiglia, avrebbe organizzato una serie di estorsioni ai danni di commercianti ed imprenditori della zona. Questi fatti, confermati, hanno portato il boss campano a nuove ordinanze di custodia in carcere.
La richiesta però degli inquirenti circa l'applicazione del carcere duro del 41-bis, convinti che il boss volesse ricostruire la Nuova Camorra Organizzata, fu respinta dai giudici.

a.s. 08/07/2009 12.38