Allarme sicurezza per gallerie della Variante 16:acqua e detriti in carreggiata

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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GALLERIE PERICOLOSE. FRANCAVILLA. L’acqua, che trapassa, che si infila e che crea pozze. Muri zeppi di acqua, macchie, pozzanghere improvvise, melma, fango. Cosa succede alle gallerie della nuovissima variante Anas?
GALLERIE PERICOLOSE. FRANCAVILLA. L'acqua, che trapassa, che si infila e che crea pozze. Muri zeppi di acqua, macchie, pozzanghere improvvise, melma, fango. Cosa succede alle gallerie della nuovissima variante Anas?
Quella stessa acqua non dà scampo nemmeno a strutture iperaccessoriate come le nuovissime gallerie terminate nell'estate 2007 e costate complessivamente 176 milioni di euro.
Chi percorre quotidianamente le due gallerie in questione, può vedere, anche in giornate splendide, il cartello luminoso:«attenzione, acqua in carreggiata».
Pozze d'acqua e melma lunghe anche 100 metri sono una enorme insidia per gli automobilisti che ogni giorno transitano nelle gallerie “San Silvestro” (3600 metri) e “Le Piane” (1900 metri).
Oltre all'allarme sicurezza (l'acqua è su entrambi i lati di una carreggiata già di per sé pericolosa perché a doppio senso di marcia), la costante presenza dell'acqua negli avveniristici tunnel dovrebbe far drizzare i capelli agli ingegneri progettisti.
Non può trattarsi solo di umidità per due semplici ragioni: non provocherebbe pozze di melma e detriti e le pareti delle gallerie non sarebbero bagnate fino a 2 metri di altezza. Così anche “l'uomo di strada” sgrana gli occhi e intuisce che ci potrebbe essere qualche infiltrazione, una falla da qualche parte.
Ed i tecnici sanno che l'acqua nelle gallerie è sintomo di qualche patologia grave che a lungo andare causa l'indebolimento delle strutture.

«PARTICOLARE ATTENZIONE PER LA SICUREZZA»

Nel comunicato per l'inaugurazione della galleria “San Silvestro”, il 20 luglio 2007, l'Anas aveva snocciolato tutti i numeri e i dettagli della “sicurezza”.
Fiori all'occhiello della nuova opera sono: «un nuovo sofisticato sistema di telecontrollo di ultima generazione che, - si legge nella nota dell'Anas - oltre a regolare la gestione del traffico a distanza, provvede al monitoraggio della qualità dell'aria, gestisce la ventilazione in modo autonomo; controlla l'illuminazione interna e controlla i semafori e i pannelli a messaggio variabile presenti agli imbocchi. All'ingresso della galleria è stato inoltre posto un sistema di controllo del traffico, composto da 8 sensori, che forniscono una serie di informazioni sul traffico, segnalando eventuali code, rallentamenti e la velocità media di transito. Particolare attenzione l'Anas ha posto alla sicurezza. All'interno della galleria», si legge ancora nel vecchio comunicato, «sono state installate 35 colonnine di emergenza dotate ciascuna di: 2 tasti per la segnalazione dell'utenza di incidenti che attivano l'accensione dei cartelli retroilluminati di preavviso; tasti di chiamata telefonica rapida per Vigili del Fuoco, 118, Soccorso Stradale e Polizia Stradale; 2 estintori; 1 idrante. È presente inoltre un impianto idrico antincendio ad anello - oltre agli idranti installati nelle colonnine - che alimenta ulteriori 110 idranti (due ogni 50 metri, a destra ed a sinistra della carreggiata)».
Le misure per fronteggiare la “minaccia idrica” non vengono menzionate, anche perché un impianto di drenaggio è nella routine di un'opera di questo genere.
A non rientrare nella routine, però, è la portata delle presunte infiltrazioni.
Il fatto che il sistema di drenaggio non riesca ad arginare il problema in tutta tranquillità dovrebbe dare la misura della rilevanza della vicenda.
Nel febbraio scorso le due gallerie soggette ad allagamenti erano state chiuse per qualche giorno per «interventi di manutenzione programmati dall'Anas». Ma già poche settimane dopo la pomposa inaugurazione (dopo decenni di dibattiti e lentezze) una delle gallerie era stata chiusa per intervenire sulla carreggiata e creare un pozzetto sempre per problemi legati all'acqua.
Per la galleria “Le piane” gli interventi furono diretti, oltre alla segnaletica e agli impianti, anche alla sistemazione dei pozzetti per la raccolta delle acque piovane.
Questo era già il secondo tentativo di eliminare le pericolose pozze dai tunnel.

UN QUARTO DI SECOLO DI STORIA: «INSIEME PER LE GRANDI OPERE»

Una storia lunga un quarto di secolo tra idee, progetti, incontri, studi di fattibilità, gare d'appalto e realizzazione.
Tanti i nomi famosi di imprese e personaggi politici dell'epoca - anzi alcuni ancora in auge, altri meno- che hanno gravitato intorno ad una strada che «risolverà i problemi del traffico».
Il travaglio si concluse con la messa al mondo dell'ultimo pargoletto: la galleria "San Silvestro". Alla cerimonia, del 21 luglio 2007, all'imbocco della galleria le autorità hanno partecipato in massa: rappresentanti nazionali come il senatore Legnini (Pd), i deputati Costantini (Idv) e Paola Pelino (Pdl), poi i consiglieri regionali Mascitelli, Evangelista e D'Alessandro con l'assessore ai Trasporti Ginoble, il comandante della Compagnia del carabinieri di Chieti Aquilio, il comandante della Finanza di Pescara Rampolla, il questore di Pescara Cecere, i rappresentanti di Polstrada, Forestale e Protezione civile.
Non sono mancati all'appuntamento Carlo Toto, titolare dell'omonima ditta di costruzioni che ha realizzato l'opera e patron di AirOne, e l'imprenditore Dino Di Vincenzo.
C'erano anche i sindaci di Francavilla e Pescara, Angelucci e D'Alfonso, pronti ad accogliere l'allora ministro Antonio Di Pietro che ha presenziato all'inaugurazione.
Presenti anche i presidenti delle Province di Chieti e Pescara, Coletti e De Dominicis.
Insieme a loro il presidente dell'Anas Pietro Ciucci.
La nuova variante alla statale 16 era stata annunciata come una vera e propria rivoluzione in quanto la nuova strada ha lo scopo di liberare dal traffico (soprattutto quello pesante) i centri cittadini.
«La consegna di un'opera non è solo la fine di un lavoro, ma la dimostrazione per una classe di politica di saper mantenere l'impegno preso con la comunità, portando a termine un intervento necessario», aveva concluso l'assessore Ginoble.
Finanziata sì, realizzata pure, ma questa volta pare ci sia qualcosa che non va.
Si può fare ancora qualcosa per “tappare” i buchi? E c'è qualcuno che può spiegare perché bisognerà spendere ancora soldi pubblici per un'opera nuova e costosa?

Manuela Rosa 08/07/2009 10.11