Norme anti-prostituzione. Le associazioni «basta leggi manifesto»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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2014

ROMA. Le ordinanze anti prostituzione, figlie del “pacchetto Maroni”, che dall’estate scorsa ha conferito ai sindaci il potere di intervenire in materia di sicurezza pubblica, sono state circa 600, di cui il 19% ha riguardato la prostituzione in strada.

Il rapporto, coordinato dall'associazione On the Road, esamina le ordinanze contro la prostituzione di strada emesse in 46 comuni, distribuiti in 20 province e 10 regioni, anticipatrici del disegno di legge del Ministro Carfagna, che vieterà l'esercizio della prostituzione «in luogo pubblico o aperto al pubblico».
«Se alle nuove norme sulla sicurezza, appena approvate in Parlamento, si aggiungeranno le disposizioni contenute nel Ddl Carfagna sulla prostituzione – denunciano dall'associazione - l'effetto sulle persone straniere costrette a prostituirsi sarà devastante. Sarebbe un accanimento ingiusto e insensato nei confronti di persone che vanno invece sostenute, specie se vittime di tratta e di grave sfruttamento».
Per la stesura del rapporto, presentato a Roma in un seminario organizzato dall'associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI), dal Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, dalla Cooperativa Dedalus, dal Consorzio Nova, dal Coordinamento Nazionale delle Comunità d'Accoglienza (CNCA) e dal Movimento di Identità Transessuale (MIT), le associazioni si sono avvalse delle proprie unità mobili di monitoraggio, a Martinsicuro, Controguerra, Silvi Marina e Montesilvano per l'Abruzzo, Falconara Marittima, Fermo, Porto Sant'Elpidio e Porto San Giorgio per le Marche.
Dal rapporto «emerge con evidenza che l'unico effetto prodotto dalle ordinanze – spiegano dall'associazione – è quello di spostare temporaneamente il problema, provocando un significativo spostamento verso le aree limitrofe non soggette a tali provvedimenti..»
L'associazione ha potuto constatare che queste norme hanno anche prodotto l'aumento del turn over da parte delle reti criminali, con la tendenza a spostare l'attività prostituiva nei luoghi chiusi; un aumento della dipendenza delle prostitute stesse da queste reti dello sfruttamento che controllano case e night clubs.
Questo ha portato alla «diminuzione delle possibilità di contatto con gli operatori sociali e le forze dell'ordine, riducendo tutele ed informazioni ed aumentando i rischi per la salute, in quanto la concorrenza che si crea nelle zone nascoste e non controllate impone il non rispetto delle più basilari norme di protezione».
Anche il recentemente approvato disegno di legge sulla sicurezza andrà a «colpire la difficile situazione delle tante donne, uomini e minori stranieri che si prostituiscono in Italia in condizioni di sfruttamento, rendendogli difficile accede ai basilari servizi pubblici per paura di essere denunciati. Il disegno di legge Carfagna darà loro il colpo di grazia.»
Un disegno di legge che non può essere nemmeno emendato, secondo le associazioni che hanno promosso il seminario, ma «totalmente da respingere, chiediamo alla Ministra di aprire un vero dialogo con gli addetti ai lavori per dare una concreta risposta alla cittadinanza, e non leggi-manifesto».

07/07/2009 10.27