Arrestati direttore ed ex dipendente dell'ufficio provinciale del lavoro

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Arrestati direttore ed ex dipendente dell'ufficio provinciale del lavoro
Giampaolo Paoletti, direttore, e Umberto Castaldi, avvocato, giudice di Pace ad Ortona, sono i vertici della piramide di una organizzazione malavitosa che la polizia ha sgominato dopo 2 anni di indagini. Sono 29 le ordinanze di custodia cautelare emesse. A difendersi da pesanti accuse di sfruttamento e favoreggiamento di immigrazione clandestina anche due noti imprenditori e una decina di cinesi facenti capo a due potenti famiglie stanziatesi nel capoluogo.
Oltre due anni di indagini, 29 provvedimenti di misure cautelari, 40 persone indagate, 35 perquisizioni effettuate, 13 società sequestrate riconducibili a gruppi familiari cinesi.
Oltre 200 uomini impiegati delle Squadre mobili di L'Aquila, Chieti, Pescara, Teramo, Ancona, Roma e dai reparti di prevenzione del crimine di Napoli, Reggio Emilia, Bologna.
L'indagine coordinata dalla questura di Pescara ha sgominato una potente organizzazione che favoriva l'immigrazione clandestina e lo sfruttamento del lavoro nero. Il rafforzamento di manodopera irregolare ha avuto l'effetto, negli ultimi due anni, di rendere ancor più potenti due grosse famiglie cinesi con interessi internazionali e con base a Pescara.
Ancora una volta, dunque, il capoluogo adriatico come baricentro dell'immigrazione clandestina e della malavita cinese che ha avuto uno spaventoso incremento e radicamento.

GLI ARRESTATI

A rendere ancor più importanti i risultati delle indagini sono i nomi eccellenti che figurano nella lunga lista delle persone sottoposte a custodia cautelare.
Tra questi spicca Giampaolo Paoletti, napoletano residente a Pescara, direttore dell'ufficio provinciale del lavoro, indagato per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, abuso d'ufficio, corruzione, falso ideologico. E' inoltre indagato per rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento personale.
Accuse pesantissime che inquadrano in lui il vertice della “Piramide” (come è stata denominata l'operazione) e che vede al suo fianco il “gregario” Umberto Castaldi, nato a Roma ma residente a Pescara, ex dipendente dell'ufficio provinciale del lavoro ed intimo amico di Paoletti, nonché legale di fiducia della ditta Oma di Castiglione a Casauria (Pe), e con funzioni di Giudice di pace presso il tribunale di Ortona (Ch).
Questi è indagato per gli stessi reati.
I due ufficiali pubblici sono al momento rinchiusi nel carcere di Pescara.
A loro si uniscono due dipendenti dello stesso ufficio: Domenico Faricelli e Giacomo Blandini, il primo agli arresti domiciliari, il secondo sospeso dal servizio per due mesi.
La lunga lista degli arrestati continua con due imprenditori del pescarese: Antonio e Mauro Angelucci di Torre De' Passeri, il primo amministratore unico della ditta Oma, il secondo procurtore speciale della stessa ditta. Entrambi sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Nei guai anche Camillo Volpe, responsabile contabile e amministrativo della ditta, Giampaolo Canzano, socio della ditta rumena Api Construction, con sede a Bucarest, rivelatasi poi -secondo gli inquirenti-una ditta di comodo; Rocco Tucci, Antonello Di Crescenzo.
La sfilza di arrestati si conclude con otto esponenti delle due più potenti famiglie cinesi che operano a Pescara: tutti agli arresti domiciliari, tranne i capifamiglia, giudicati più pericolosi, che sono invece in carcere.

L'ORDINANZA DEL GIP
Particolarmente eloquenti sono le parole del Gip che ha firmato l'arresto.
«Ciò che viene contestato è una serie di illeciti che hanno avuto lo scopo di eludere e di aggirare le normative previste per l'immigrazione», si legge nell'ordinanza del Gip, «di aver permesso scientemente l'ingresso e l'intermediazione di manodopera extracomunitaria, di aver agevolato il suo sfruttamento in condizioni disumane, di aver glissato su irregolarità ad esclusivo beneficio delle aziende e degli amici, organizzando l'ufficio pubblico della direzione provinciale del lavoro come fosse cosa propria».





MALAVITA E IMPRENDITORIA CINESE

Secondo gli inquirenti, dietro l'imponente sviluppo delle attività cinesi ci sarebbero due grosse famiglie che sfrutterebbero l'immigrazione clandestina per arricchirsi e per compiere altri illeciti sul territorio italiano.
Le indagini sono ancor in corso e figurerebbero anche altri “nomi eccellenti”.
Secondo la polizia, infatti, i cinesi con base in Abruzzo avrebbero guidato anche “i viaggi della speranza” di molti loro connazionali e farli giungere in Italia via Malta-Sicilia-Roma.
Giunti in Italia grazie alle connivenze negli uffici pescaresi riuscivano a far ottenere la documentazione apparentemente regolare.
Centinia di cinesi infatti, per queste ragioni, venivano a rinnovare i loro permessi di soggiorno proprio a Pescara.
Sarebbero oltre 200 i casi accertati di clandestini, regolarizzati dei pubblici ufficiali corrotti.

DITTE E IMPRESE FITTIZIE
In sostanza, secondo l'attività investigativa, per giustificare l'immissione nel nostro paese di altri extracomunitari cinesi e cingalesi, venivano costituite decine di società da parte delle famiglie cinesi in Italia –spesso nemmeno iscritte alla Camera di commercio- e attraverso contratti di assunzione fasulli venivano concessi i nuovi permessi di soggiorno.
Tutto grazie alla complicità del direttore Paoletti e ai controlli mai effettuati o compiacenti.
Questo si desumerebbe, oltre che da intercettazioni, anche dal fatto che le sedi delle aziende erano ubicate negli appartamenti che gli stessi cinesi utilizzavano come abitazione.
Il più pericoloso dell'organizzazione -Ye ShengQiu- residente a Pescara era titolare di numerose società tra cui il ristorante “Giardino cinese” di Montesilvano ed altre ditte sempre con sede a Pescara. Questi aveva stabilito un vero e proprio tariffario con cifre ingenti per consentire ai propri connazionali di essere regolarizzati tramite le sue amicizie: 7.000 euro potevano bastare per il regolare permesso di soggiorno, 16.000 euro a persona era, invece, la tariffa per il ricongiungimento familiare.

GRUPPO ANGELUCCI
Diversa metodologia riguardava la elusione e l'aggiramento delle norme del Testo unico per l'immigrazione che -secondo gli inquirenti- avrebbe favorito il grosso gruppo siderurgico pescarese facente capo alla famiglia Angelucci proprietaria della ditta Oma.
In questo caso il tramite per arrivare al vertice della piramide, Paoletti, era l'avvocato della stessa ditta, suo ex collega e giudice di pace a Ortona, Umberto Castaldi.
Il meccanismo era semplice: il gruppo industriale aveva bisogno di numerosa manodopera a basso costo ed aveva tutto l'interesse di assumere lavoratori extracomunitari perlopiù rumeni.
Così è successo nel marzo del 2004 quando vennero assunti 30 lavoratori. In quel caso venne aggirata la normativa che stabilisce rigide quote per gli immigrati attraverso uno stratagemma elaborato direttamente da Paoletti. Secondo l'articolo 27 lettera G del testo unico i lavoratori specializzati non rientrerebbero nelle quote fisse stabilite per gli ingressi nel nostro Paese. Per aggirare la norma dunque occorreva semplicemente dimostrare che quei lavoratori rumeni erano altamente specializzati, magari saldatori o laureati.
In cambio i due pubblici ufficiali, per i loro favori, venivano ripagati in diverse maniere: per Paoletti sono stati provati l'assunzione del fratello e della convivente nella ditta, altre volte bastava la vendita di un attico camuffato da affitto. Per Castaldi invece il ritorno economico poteva essere più semplice essendo già dipendente degli Angelucci.

16/2/2006 13.15