Il terremoto dell’Aquila visto da Kabul con gli occhi di un militare abruzzese

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Il terremoto dell’Aquila visto da Kabul con gli occhi di un militare abruzzese
KABUL. Il terremoto visto da lontano mentre si vive una guerra e si fa di tutto per riportare la pace.
Uno strano mix di sensazioni ed emozioni che hanno turbato e coinvolto anche il tenente colonnello dell'esercito Massimo Paciotti, abruzzese di Avezzano, di stanza a Kabul. «E' stata una gran pena vedere quelle immagini di distruzione…»
Il militare abruzzese parla di quell'Afghanistan che è spesso al centro della cronaca per gli attentati, la guerra, le stragi di civili, morte e distruzioni che rendono il processo di pace sempre più difficoltoso.
I continui scontri a fuoco tra milizie di talebani ed eserciti dell'Isaf, International Security Assistance Force e la sempre crescente difficoltà nel ristabilire l'ordine in un paese diviso dalla guerra civile non fa altro che alimentare le paure e le preoccupazioni di una popolazione che stenta a trovare l'uscita dal tunnel.
Il contingente militare italiano, formato tutt'ora da 2.880 soldati, è parte integrante della missione Isaf dell'Onu ed oltre a garantire un ambiente sicuro a tutela dell'autorità afghana è impegnato in operazioni dall'alto valore etico ed umano.
Tra i numerosi militari italiani presenti in Afghanistan tanti sono originari dell'Abruzzo, come il tenente colonnello avezzanese Massimo Paciotti, che a PrimaDaNoi.it ha raccontato la propria storia.
«Ora sono a Kabul dove sono impegnato al Comando della missione Isaf fino al termine di luglio. Kabul è relativamente tranquilla ma nella zona ovest dove è impegnato il contingente italiano, ad Herat, ormai gli attentati sono molto frequenti».
Il livello di allerta negli ultimi giorni è stato ulteriormente innalzato visto l'imminente arrivo del 20 agosto, data delle elezioni presidenziali in Afghanistan.
Il timore continuo di attentati e le notizie degli organi di stampa sempre tragiche, seppur innegabili, rischiano di rappresentare però una realtà a senso unico, in verità caratterizzata non soltanto da guerra, attentati e paura diffusa ma anche da storie di gente comune.
«Si parla troppo poco di quei padri, fratelli e sorelle, figli che stanno servendo con grande onore e professionalità per dare stabilità e prosperità ad un paese nel quale spesso non vengono soddisfatti i bisogni primari», sostiene il militare.
«Vi posso confermare» – racconta Paciotti riguardo la presenza del contingente italiano in Afghanistan – «che l'impegno dei soldati italiani è molto apprezzato e riconosciuto universalmente da tutti. La nostra preparazione e immagine come Nazione hanno ormai raggiunto livelli di eccellenza. Senza cadere in retorica è comunque frustrante vedere i nostri media dare maggior risalto al gossip dei calciatori piuttosto che raccontare storie di persone normali, che altrimenti potrebbero rappresentare un valido esempio per i più giovani».



IL SUO ABRUZZO

Il terremoto che il 6 aprile scorso ha sconvolto l' Abruzzo è stato seguito con apprensione da Paciotti.
La reazione al sisma delle popolazioni dell'aquilano, come sottolineato da più parti in questi mesi, ha messo in risalto il carattere mai domo degli abruzzesi.
«Anche qui al comando Isaf, malgrado sia un Cdo multinazionale formato da 42 nazioni, vi assicuro che la notizia del terremoto ha destato molta attenzione e sgomento. Tutti hanno riconosciuto ed apprezzato la compostezza e la grande tenacia del popolo abruzzese, che ha saputo affrontare in maniera impeccabile una catastrofe così devastante. Ormai anche gli americani ed i neozelandesi conoscono l'Abruzzo, L'Aquila, Onna.... Pur nella tragedia mi sono sentito orgoglioso di essere abruzzese».
Nel difficile scenario afghano infine c'è stato comunque il tempo per curare hobby e passioni personali, nella fattispecie lo sport.
«Sono tifoso dell'Avezzano, ora Valle del Giovenco, e sono stato contentissimo della promozione della squadra in prima divisione».



REGALARE UN SORRISO AI BAMBINI AFGHANI

Paciotti è stato protagonista in prima persona di un'iniziativa lodevole, avviata con lo scopo di portare un sorriso ed un momento di gioia ai bambini meno fortunati.
«Ho pensato di raccogliere alcuni piccoli regalini», ha raccontato, «da parte dei bambini della scuola di via Ampezzo a Milano che frequenta mia figlia, per poi portarli successivamente ai bambini di una scuola di Kabul. Sono stati raccolti piccoli doni, soprattutto giocattoli e materiale didattico, da destinare all'iniziativa».
«Nonostante la buona volontà», ammette Paciotti, «non è stato facile organizzare questa consegna visti i problemi di sicurezza. Alla fine però ci sono riuscito insieme ad alcuni colleghi stranieri ed abbiamo portato i doni alla scuola Lycec Jamhuriat di Kabul il 23 aprile 2009. Il nostro arrivo ha suscitato la curiosità degli oltre 1.500 ragazzi della scuola. La cosa più bella è stata vedere i loro occhi scartare i regali e confrontarsi fra di loro».
Su di una popolazione di 22 milioni di abitanti, causa la guerra che ha quasi distrutto un'intera generazione di adulti, il 42% è composto da ragazzi sotto i quindici anni di età.
Bambini ed adolescenti che hanno segnato nel profondo il tenente colonnello abruzzese.
«La prima cosa che mi ha colpito è stata la loro felicità e vivacità. Lo ammetto, mi sarei aspettato di vedere bambini tristi invece erano quasi tutti gioiosi e contenti. La loro voglia di giocare con noi ci ha subito tolto dall'impaccio iniziale».

a.s. 07/07/2009 8.29