Polemiche a Chieti per il ratto del Guerriero di Capestrano

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Polemiche a Chieti per il ratto del Guerriero di Capestrano
CHIETI. Il Guerriero di Capestrano “rubato” quasi di nascosto da Chieti per abbellire il G8 dell'Aquila.
Uno dei gioielli più importanti del Museo archeologico di Chieti e simbolo riconosciuto dell'Abruzzo, parte con un tir sabato mattina alle 8,30, all'insaputa del sindaco e della giunta che sono stati informati «casualmente» della decisione di portar via la statua solo perché Mariuccia Ruggeri, Direttore del Museo archeologico, ha telefonato al Comune per chiedere di aprire il passaggio da cui si può accedere a Villa Frigery, sede del Museo.
Se non ci fosse stato questo intoppo, Chieti si sarebbe trovata con il Museo spogliato, senza nemmeno essere avvisata.
E' vero che del trasferimento si parlava da tempo, ma le vicende del terremoto ed il ripetersi delle scosse, anche violente, avevano fatto pensare ad un cambio di programma. E' altrettanto vero che la statua simbolo della storia abruzzese è di proprietà dello Stato, ma un diverso comportamento (diciamo solo più educato) non avrebbe sollevato lo sconcerto che invece si è registrato in città.
L'assessore Valter De Cesare, infatti, ha parlato apertamente del trasferimento come di un «esproprio».
Anche l'assessore Carmelina Di Cosmo, che pure era a conoscenza del progetto di spostamento, si è detta «preoccupata sia per la permanenza della statua per pochi giorni all'Aquila sia per i pericoli eventuali del sisma ancora in atto. Mi auguro solo – ha concluso – che ce lo restituiscano al più presto ed in buone condizioni».
Il sindaco Francesco Ricci, con un comunicato anche a nome della Giunta, «ha espresso disappunto e vivo stupore per l'annunciato trasferimento del Guerriero di Capestrano a L'Aquila in occasione del G8, peraltro in contrasto con il parere negativo della Direzione del Museo».
Da più parti si fa poi notare che comunque l'occasione dello spostamento non è un evento culturale, una mostra o altro, ma una manifestazione politica che potrà essere un precedente pericoloso.
Viene poi criticato apertamente il «metodo da conquistatori» utilizzato, le maniere decisionistiche che bypassano anche il parere negativo dei tecnici, come spesso capita quando ad operare sono i personaggi calati da Roma o da Milano a “civilizzare” l'Abruzzo.
E non è la prima volta che questo accade, come dimostrano le vicende del post terremoto.

Sebastiano Calella 03/07/2009 22.36

SUL GUERRIERO DETTI E CONTRADDETTI

Il consigliere Umberto Di Primio, Pdl, futuro candidato alla carica di sindaco di Chieti, con una nota stamane critica il sindaco in carica Ricci e la sua giunta per il «provincialismo» di cui hanno dato prova nel contestare il trasferimento del Guerriero di Capestrano all'Aquila per il G8.
«E' l'ennesima prova di come non sanno gestire la cultura e promuovere il territorio. Dovrebbero gioire per il fatto che il Guerriero sarà ammirato all'Aquila», scrive Di Primio.
Gli risponde immediatamente Ricci sostenendo che se proprio si voleva promuovere Chieti,«si potevano portare i Grandi della terra a visitare le bellezze ed il Museo di Chieti».
Una polemica che probabilmente fa perdere di vista la realtà delle cose.
Mariuccia Ruggeri, direttrice del Museo, ha dato parere negativo alla trasferta ed ha ribadito le sue perplessità sul trasferimento a causa della fragilità della statua.
Nello stesso tempo a pochi chilometri di distanza, nel palazzo della Provincia di Pescara, non è stata fatta muovere la grande tela di Michetti che sarà comunque esposta all'Aquila in copia fotografica.
Una soluzione pratica del neo presidente del Pdl Guerino Testa che così annulla a zero i rischi per il prezioso capolavoro.
Si poteva fare la stessa cosa con il Guerriero di cui esiste una copia perfetta?
Contraddizioni che sanno di strumentalizzazioni. Intanto incrociamo le dita per l'antico Guerriero affinchè possa vincere anche questa nuova “battaglia”.

04/07/2009 15.14

TRASFERIMENTO GUERRIERO CAPESTRANO, ITALIA NOSTRA: «ASSURDITÀ»

L'AQUILA. Dopo le polemiche dei giorni scorsi per lo spostamento, in vista del G8 del Guerriero di Capestrano da Chieti a L'Aquila interviene anche l'associazione Italia Nostra.
Giancarlo Pelagatti, del coordinamento abruzzese si dice sconcertato per la decisione presa: «dopo il trasferimento del busto di Adriano nel quartiere generale della Unione Europea, a Bruxelles, e il tentativo di portare i Bronzi di Riace alla Maddalena, è vivo l'allarme per l'incolumità del simbolo indiscusso della civiltà italica».
«Com'è noto», spiega Pelagatti, «la statua-stele celebrativa in questione, databile al VI secolo a.C., costituisce un capolavoro di ineguagliabile valore artistico, storico e sociale».
Invano nei giorni scorsi la Soprintendenza archeologica regionale aveva espresso parere negativo al trasferimento, sottolineando la vulnerabilità del reperto per la natura delicata della pietra calcarea con cui è stata realizzata come per i punti di frattura presenti alle caviglie.
Oltretutto è disponibile una copia perfetta dell'originale in grado di suscitare altrettanto interesse e
ammirazione.
Ma il Ministero dei Beni Culturali è stato irremovibile: «l'avanspettacolo e la pubblicità», tuona Terra Nostra, «valgono bene i rischi di danneggiamento di un vecchio oggetto da museo».
Il Consiglio Regionale abruzzese dell'associazione nell'esprimere «la più vibrante protesta per la grottesca iniziativa», denuncia ancora una volta «l'allarmante insensibilità governativa verso la tutela del nostro patrimonio di civiltà, rigorosamente garantita dall'art. 9 della Costituzione e, attualmente, sacrificata sugli altari della demagogia politica».

06/07/2009 9.14