Cardiochirurgia: la Asl vuole vederci chiaro sulle spese e gli sprechi

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Cardiochirurgia: la Asl vuole vederci chiaro sulle spese e gli sprechi
CHIETI. Troppe spese alla Cardiochirurgia della Asl di Chieti. Il problema però non è bloccare i cuori artificiali e non inserirli più, ma controllare meglio le forniture elettromedicali al reparto del professor Gabriele Di Giammarco.

Ogni cuore artificiale Yarvik (in realtà si tratta di una pompa che viene inserita nel ventricolo sinistro e che è alimentata da una batteria esterna che si posiziona dietro l'orecchio) costa intorno agli 80 mila euro e non sempre ha dato i risultati sperati.
Due su tre non ce l'hanno fatta e sopravvive solo uno dei tre pazienti operati. Sicuramente il valore di questa vita salvata copre ampiamente la spesa complessiva sopportata, ma c'è un momento di riflessione in amministrazione sull'opportunità dell'inserimento sempre e comunque di questo dispositivo.
Insomma si vuol capire se i casi disperati che arrivano in sala operatoria possono sopportare questo impianto o se c'è un limite oltre il quale non si può andare.
In altre parole, se la parte destra del cuore è completamente rovinata, sembrerebbe inutile inserire a sinistra questa pompa, visto che alla fine salta tutto in quanto il cuore nel suo complesso non regge.
Oppure, se si tratta di un paziente infartuato con problemi per l'inserimento della protesi (stent) che dilata le coronarie, ci si domanda se la risposta è lo Yarvik. Insomma dietro i successi ci sono anche gli insuccessi, i ripensamenti, i dubbi ed anche le difficoltà della collaborazione che a Chieti c'è tra questo reparto universitario e gli specialisti francesi del settore “cuore artificiale” che vengono chiamati quando serve.
Ora la Asl vuole controllare se tutte le spese pagate sono riferibili a materiali appaltati o se si acquista fuori gara.
Infatti i costi delle forniture sono altissimi: dai fili di sutura della Marifarm ai prodotti della ditta Artech, un grossista di prodotti elettromedicali che ha sede vicino Modena e che fino a poco tempo fa forniva i ventricoli fissi, mentre ora alla Asl rivende solo lo Yarvik.
Sotto esame anche l'uso della valvole Abiomed, fornite da un'altra ditta e che ora sono poco utilizzate.
Eppure si ricorda che nell'ottobre 2008 ci fu una corsa per acquistare le cannule mancanti che servono per far funzionare queste valvole: arrivava la Commissione trapianti per visitare la Cardiochirurgia di Chieti e per controllare tutti gli strumenti e tutte le attrezzature al fine di rinnovare l'autorizzazione ad operare.
Cannule dunque acquistate subito, ma che ora, pur non essendo state utilizzate, sono destinate ad essere gettate perché in scadenza.
Insomma uno spreco, un prezzo forse eccessivo (a fronte delle ristrettezze economiche generali) per far funzionare questo reparto di eccellenza, visti i risultati positivi dei trapianti.
Il rischio è però che a questi ritmi di spesa la Cardiochirurgia possa uscire dalle possibilità economiche della Asl di Chieti e forse della sanità abruzzese che a suo tempo stanziò 50 milioni di euro per il nuovo edificio (ora in via di ultimazione) dedicato solo a questo reparto.
Quando il Napoli acquistò Maradona e l'avvocato Agnelli fu criticato perché non lo aveva portato alla Juventus, rispose così:«non siamo abbastanza poveri da “dovercelo” permettere».

Sebastiano Calella 20/06/2009 10.45