Transcom, Costantini: «persi 50 giorni utili per risolvere il problema»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L’AQUILA. Quale futuro per la Transcom e i suoi 350 dipendenti che rischiano il posto di lavoro? E da Costantini (Idv) una certezza: «si doveva intervenire quasi due mesi fa».


Dopo l'annuncio dei giorni scorsi della società di call-center con sede all'Aquila della mobilità per circa 350 lavoratori, quanto è plausibile un salvataggio in extremis?
Ieri l'assessore regionale al Lavoro Paolo Gatti ha incontrato a Roma il management della Trascom. La Regione ha così ascoltato le ragioni della società e per la settimana prossima convocherà i sindacati per ragionare insieme sulle possibili soluzioni.
«La situazione è oggettivamente difficile», ha ammesso Gatti, «ma c'è l'impegno della Regione. Faremo ogni sforzo per garantire i livelli occupazionali. La vicenda, oltre al dato soggettivo, che colpisce 352 lavoratori, appare maggiormente significativa perché coinvolge proprio la zona dell'Aquila. In questo particolare momento - ha concluso Gatti - sentiamo il dovere di percorre ogni strada per garantire serenità sociale e occupazionale ai cittadini dei comuni del cratere».
Intanto il parlamentare dell'Idv, Augusto Di Stanislao ha presentato una interrogazione al Governo per capire come si intende risolvere questo dramma nel dramma e chiedere di intervenire e avviare una dialogo «costruttivo e una trattativa con la società Transcom Worldwide Spa per tenere attiva la loro unica sede abruzzese a Pettino».
Di Stanislao ha inoltre presentato oltre 90 emendamenti al DL 39/09 in cui, tra l'altro, vengono specificati e quantificati contributi e agevolazioni a favore di piccole e medie imprese e a dipendenti per evitare casi simili e che le aziende non si sentano costrette a chiudere le proprie attività.
Pesanti accuse di immobilismo arrivano invece dal leader dell'Idv, Carlo Costantini, secondo il quale sulla questione sarebbero stati persi «colpevolmente» almeno 50 giorni.
«Già il 30 aprile, come scrissi sul mio blog», spiega Costantini, «era maturata la consapevolezza che l'azienda volesse utilizzare il terremoto per giustificare un trasferimento in qualche modo già deciso. Per questo ho sollecitato le Istituzioni locali e la Regione a individuare immediatamente una diversa localizzazione dell'azienda, proprio per togliere preventivamente all'azienda stessa ogni possibile alibi; e oggi proprio questi stessi alibi costituiscono la giustificazione della scelta di chiudere».
In 50 giorni, secondo il consigliere regionale, «si poteva e si doveva fare molto di più per salvaguardare i lavoratori della Transcom e invece mi risulta che gli unici interventi operati in sede politica siano i consueti lamenti, le interrogazioni e le mere manifestazioni di solidarietà che solo in queste ore, a decisione già presa e comunicata, tutti si affrettano a esternare.
Ma in concreto cosa si è fatto in questi 50 giorni per obbligare l'azienda quantomeno a valutare la possibilità di dislocarsi in una diversa sede operativa?»
«Se questa è la politica del fare (nulla)», chiede Costantini, «che rivendica un centrodestra che ormai governa tutto in Abruzzo, nei prossimi anni nessuno potrà essere più tranquillo».

11/06/2009 10.45