La Transcom chiude: corteo di protesta. Pezzopane:«ci siamo rotti le scatole»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L'AQUILA. Circa 60 lavoratori della sede aquilana del call center Transcom hanno marciato questa mattina in corteo non autorizzato verso la Scuola della Guardia di finanza del capoluogo.

L'AQUILA. Circa 60 lavoratori della sede aquilana del call center Transcom hanno marciato questa mattina in corteo non autorizzato verso la Scuola della Guardia di finanza del capoluogo.
Intendono protestare per la decisione dell'azienda resa nota ieri di avviare la procedura di mobilità per tutti i 353 dipendenti del sito aquilano.
I manifestanti chiederanno un colloquio con il prefetto del capoluogo, Franco Gabrielli.
Il corteo era stato annunciato ieri ma deciso questa mattina dopo un'assemblea dei lavoratori, che hanno chiesto l'autorizzazione immediata alle forze dell'ordine ma non hanno potuto ottenerla per ragioni di tempo.
Il gruppo comunque ha deciso di procedere lo stesso alla sfilata.
Il corteo spontaneo dei lavoratori, alla cui testa vi erano sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, e Presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, è stato bloccato all'inizio di via delle Fiamme Gialle - principale strada di accesso alla Scuola della Guardia di Finanza - da due furgoni dei baschi verdi.
Ciò ha provocato il momentaneo blocco dell'accesso sulla strada.
Dopo avere valutato con i responsabili della Digos come fare proseguire la protesta - cominciata prima dell'arrivo delle autorizzazioni solo per motivi di tempo - senza problemi di ordine pubblico, dieci sindacalisti, sindaco e presidente Provincia sono stati autorizzati ad entrare per incontrare il Prefetto.
«La Transcom - ha detto Cialente - ha utilizzato il personale del call center aquilano come scudo umano per una vertenza scaturita dal fatto che ha perso commesse in tutti gli tsabilimenti italiani».
« Sarebbe allucinante», ha aggiunto Cialente, «se dovessi ringraziare qualche grande società per gli aiuti ricevuti nei giorni successivi al sisma, per poi apprendere che la stessa è scappata, mettendo a repentaglio tanti posti di lavoro e la tranquillità di altrettante famiglie, in un momento in cui, nella nostra comunità, si combatte ogni giorno per dare un futuro alla città, futuro che può essere assicurato solo dalla ripresa economica e dall'occupazione. Confesso di sentirmi in forte disagio a dover scrivere questo comunicato, perché mai avrei pensato che potesse accadere una cosa simile, soprattutto dopo l'impegno profuso sin dalle prime ore successive al terremoto, per trovare una soluzione alla Transcom, come a tutte le altre aziende del territorio comunale».
Usa metafore non originali ma decisamente forti la presidente della Provincia, Pezzopane.
«Ci siamo rotti le scatole di questa intollerabile spregiudicatezza. Nella trattativa non può avere nessuna credibilità ed umanità un'azienda», ha detto, «che in un momento drammatico come questo la prima cosa che fa è licenziare tutti. Conosciamo i problemi generali della Transcom, che ha sedi in tutta Italia, e quello che appare scandalosamente evidente è che l'azienda ha preso al balzo la palla del terremoto per giustificare i suoi tagli al personale per pure logiche di profitto. Questo mentre tutta Italia si sta prodigando per le popolazioni terremotate e l'economia sta ripensando se stessa in maniera più etica dopo la profonda crisi che l'ha travolta. Ci saremmo aspettati invece anche dalle imprese una gara di solidarietà, così come hanno fatto altre categorie. Siamo stanchi di questo cinismo votato al solo denaro».
«Di Transcom si sono occupati tutti, a chiacchiere. Persino Bruno Vespa, in una puntata di Porta a Porta», ha voluto ricordare Pezzopane, «ora deve diventare realmente una vertenza nazionale. Il Governo ha strumenti adeguati per affrontare il problema. L'azienda lamenta la mancanza improvvisa di commesse. Ci piacerebbe sapere quali commesse sono venute a mancare e perché il Governo non se n'è occupato in tempo».
09/06/2009 14.34