Alderighi: un direttore sanitario con la passione (stipendiata) della caccia

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Alderighi: un direttore sanitario con la passione (stipendiata) della caccia
ARRESTI ALLA ASL DI SCAFA. Una grande passione irrefrenabile per la caccia al punto di strapparlo dalla sua attività di direttore sanitario. * ASL DI SCAFA: IL DIPENDENTE FA L’IMBIANCHINO, L’IDRAULICO O LO SHOPPING
Con queste dichiarazioni Alderighi finisce nella trappola tesagli dalla polizia, diventando al tempo stesso testimone e confessore di una condotta che potrebbe costargli cara.
Sono gli appostamenti, i pedinamenti, i filmati, le foto ma soprattutto le conversazioni telefoniche dei diretti interessati a confermare una lunga serie di assenze ingiustificate che hanno portato il giudice Luca De Ninis a pensare che il direttore sanitario «è abituato a tali comportamenti» e non ha «alcuna considerazione degli obblighi di legge dei doveri funzionali».
Intanto si svolgeranno entro i prossimi 10 giorni gli interrogatorio di garanzia del direttore sanitario della presidio ospedaliero di Scafa, Riccardo Alderighi, agli arresti domiciliari insieme alla moglie e infermiera, Fabrizia Di Domenico.
I due sono ritenuti dalla procura di Pescara i vertici di un'associazione a delinquere che ha portato all'arresto anche di Nadia Nubile, segretaria amministrativa e di Fulvio De Arcangelis, medico e presidente della tredicesima commissione di invalidità.
Il quadro delineato dall'accusa è un sistema di potere ben strutturato che evidenzia un «notevole spregio per le proprie funzioni pubbliche» e per il servizio a cui sono tenuti.
Alderighi, in particolare, alcuni mesi fa era in corsa per la carica di direttore sanitario della Asl di Pescara, carica saltata solo all'ultimo momento, probabilmente in seguito all'intercessione di frange del Pd che hanno reputato opportuno, visti i clamori delle indagini, dirottare su un altro nome.
C'è anche chi oggi, letta la notizia, ha ricollegato la brusca dipartita dell'ex manager della Asl, Antonio Balestrino, proprio a certe divergenze avute con il direttore sanitario di Scafa.



ASSENTE PER CACCIA GROSSA

Così Alderighi risulta apparentemente in servizio mentre invece fa altro.
Il 5 novembre è a caccia, così come il 10 novembre, il 13 il 19 e il 20 il 24 e il 25, sempre a caccia nel territorio aquilano.
Al lavoro non ci va nemmeno il 18 settembre, nonostante la moglie gli dica: «senti, ma tu oggi devi venire…» è lui quasi infastidito risponde: «Eh sì, alle 16.30… ma poco».
Fa un po' quello che gli pare, in fondo è il direttore…
È assente anche il 3 ottobre quando –mentre è a casa- viene sollecitato dalla centralinista che lo informa che una persona lo sta spettando. Lui la rimanda al pomeriggio perchè indaffarato.
L'attestazione di presenza indica però che è in servizio dalle 10 alle 16.30.
Il 23 ottobre è tutto il giorno a caccia e rientra presso l'ambulatorio di Scafa soltanto per far curare uno dei suoi cani che si era ferito.
Anche in questo caso l'elenco delle presenze indica che in quel giorno Alderighi era al lavoro.
Il 4 novembre lo cercano tutti, hanno bisogno di parlare, e così è ancora la moglie a chiamarlo al cellulare:
Fabrizia Di Domenico: «Riccà, ma non puoi venire a lavorare? Oggi è martedì. Sopra ho visto quel Cirone… che gli hai dato appuntamento?»
Alderighi: «quello sta a posto, fallo andare»
È poi racconta la sua frenetica giornata di lavoro:
«Fabrì, ho messo da mangiare agli animali, ho cosato, sono andato a mettere da mangiare al cuccioletto, ora mi sto riposando un po' perché sono stanco morto».
Una volta addirittura viene sollecitato dalla segretaria, Nadia Nubile, a recarsi immediatamente al lavoro poiché erano emerse delle esigenze ma Alderighi -preso dalla battuta di caccia- sembrava non voler sentire ragioni:
«A Nà (Nadia), mi sono perso i cani, che cazzo me ne frega di lavorare! Puoi mandare via tutti».
Nel registro delle presenze della Asl per alcuni giorni della fine di novembre non vi è alcun tipo di attestazione il che ha fatto presumere agli investigatori che Alderighi avrebbe voluto “aggiustare” il suddetto elenco in seguito, tuttavia, nel frattempo, sono intervenute le acquisizioni di atti, le perquisizioni della polizia che hanno messo sull'avviso il direttore sanitario.

a.b. 04/06/2009 17.20

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ASL DI SCAFA: IL DIPENDENTE FA L'IMBIANCHINO, L'IDRAULICO O LO SHOPPING

SCAFA. Un sistema di potere che ha evidenziato diffuse illegalità senza alcuna forma di ritegno o di controllo.
Il tutto possibile grazie al silenzio complice acquistato dagli altri sodali e alla mancanza assoluta di qualunque controllo delle istituzioni amministrative sovraordinate.
Eppure tutti sapevano e nessuno ha denunciato. Un paese piccolo, Scafa, che comprende un vasto circondario dove si è portati persino a pagare spontaneamente 50 euro per aver visto evasa una pratica per la invalidità in tempi brevi.
Diventava normale, allora, anche che i dipendenti del distretto si coprissero vicendevolmente per poter figurare ufficialmente in servizio mentre in realtà andavano in giro a fare shopping.

INFERMIERI AL LAVORO A CASA DEL DIRETTORE

Il primo appostamento della squadra mobile di Pescara avviene il 26 giugno 2008 quando una segnalazione avverte che da un po' di tempo infermieri con le auto di servizio si recano a casa del direttore per espletare dei lavori.
Alle nove l'infermiere Dario Basilico si trova già al lavoro all'interno dell'abitazione.
Alle 12.35 va a riprenderlo il collega Mauro Buciferro ed è in questo frangente che i poliziotti lo vedono uscire dall'abitazione con i bidoni di pittura per i muri ed un grosso sacco nero per la spazzatura.
In una successiva perquisizione presso l'azienda sanitaria sono state poi acquisite le schede di presenza dalle quali è stato possibile evidenziare che i due infermieri erano ufficialmente sul posto di lavoro grazie ad una autocertificazione manuale.
I lavori di ritinteggiatura sono andate avanti anche il 14 luglio e poi il 20 agosto con modalità pressoché identiche.
Il prosieguo delle indagini quindi ha reso evidente che la forza lavoro dei dipendenti Asl potesse essere dislocata senza alcun timore nella casa del direttore Alderighi e della moglie Di Domenico.
Una cosa “normale”, risaputa, nemmeno nascosta che per il giudice è un reato: il peculato.
Accade allora che il 4 novembre 2008 a casa Alderighi si verifichi un problema idraulico e la moglie-infermiera non ha nessuna esitazione a chiamare il marito per avvertirlo che avrebbe subito «mandato Pino», poi identificato in Giuseppe Di Giovanni, anche lui dipendente dell'Asl.
Inequivocabili le intercettazioni telefoniche tra marito e moglie che si intrattengono più volte nel corso delle settimane a parlare dei lavori di ritinteggiatura e sulla qualità del lavoro; qualche volta si elogia l'imbianchino-infermiere, qualche altra lo si rimprovera per aver avuto «troppa fretta di andarsene» anziché attendere le «ulteriori disposizioni».

TESSERINO TIMBRATO: E' L'ORA DELLO SHOPPING

Poiché il sistema prevedeva che in ogni caso qualcuno riusciva sempre a timbrare l'entrata e l'uscita del dipendente assente, ogni volta che si poteva si evitava di lavorare e si preferiva fare altro.
Così succede che la segretaria, Nadia Nubile, il 16 settembre 2008 svolge attività di shopping, come lei stessa confessa al telefono intercettato parlando con una collega caposala.
Fa shopping mentre gli agenti della polizia dai terminali hanno la prova che il cellulare è collegato al ponte di Corso Marrucino a Chieti.
Anche in questo caso il registro delle presenze racconta altre verità.
Stesse modalità per una decina di casi dove la Nubile si trova spesso a fare commissioni private o addirittura a viaggiare verso L'Aquila e magari raccontarlo al telefono con gli agenti in ascolto.
Qualche volta è stata pizzicata mentre “era in servizio” anche a Roma.
Il pubblico ministero, Gennaro Varone, che ha chiesto per tutti e quattro gli indagati gli arresti domiciliari, contesta per la falsificazione del registro delle presenze il reato di truffa, «poiché per mezzo della falsa attestazione, con artifizi e raggiri, viene simulato un servizio non prestato alla Asl ma poi pagato regolarmente».
Insomma i soldi pubblici vengono spesi per un servizio che in realtà non c'è stato. Da qui la truffa.

MI CHIAMO SUL CELLULARE CON IL TELEFONO DELLA ASL PER RICARICARMI

La Nubile non si fa scrupolo poi di utilizzare il telefono d'ufficio per chiamate di comodo alla propria utenza cellulare allo scopo di usufruire del servizio di ricarica che viene offerto dal gestore telefonico.
Non si fa scrupolo nemmeno di utilizzare il telefono della Asl per la propria attività privata, per parlare con la persona alla quale è legata sentimentalmente e per sbrigare degli affari per la ditta di questi.
Per il giudice, dunque, si tratta inequivocabilmente di peculato poiché vi è l'utilizzo dei telefoni pubblici per il solo fine di avvalersi del servizio di ricarica del cellulare (la Nubile rimane in attesa mentre tramite centralino del distretto effettua la telefonata sul suo cellulare).
«Uno spregio che si colora di sfregio», scrive de Ninis, «nella misura in cui l'indagata reca all'amministrazione pubblica un danno (il costo delle telefonate) di gran lunga maggiore rispetto all'unico beneficio avuto di mira (le ricariche)».

a.b. 04/06/2009 17.42