Villa Pini, ennesima protesta dei dipendenti. Accordo vicino?

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Centinaia di dipendenti del gruppo Villa Pini, questa mattina, davanti all’assessorato alla Sanità a Pescara. Da sei mesi quasi 1500 lavoratori non ricevono lo stipendio.

E oggi, proprio loro, hanno chiesto (per l'ennesima volta) alla Regione di intervenire e soprattutto sbloccare i soldi che devono essere girati alle aziende del gruppo, come crediti certificati per prestazioni sanitarie eseguite negli anni scorsi.
Ma il braccio di ferro è continuo e nessuno è disposto a cedere per primo, anche perché se è vero che secondo le stime del gruppo la cifra dei crediti supererebbe i 160 milioni di euro dalla Regione si dicono disposti a pagarne al massimo 18.
Il tutto sarebbe legato alle reali verifiche effettuate sulle prestazioni sanitarie in convenzione. In pratica la Regione sarebbe disposta a pagare solo per quelle prestazioni ove vi sia stato un controllo reale. Questo perché lo scandalo sulla sanità e tangenti dello scorso anno portava con se anche una serie di irregolarità legate a rimborsi gonfiati per i quali la Regione non aveva mai controllato o lo aveva fatto in maniera blanda.
Sulla cifra totale rivendicata da Villa Pini –secondo Venturoni- potrebbero comunque esserci errori o irregolarità da qui l'esigenza di controllare gli importi.
Questa mattina ha preso parte all'incontro tra la delegazione sindacale e l'assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni e il commissario Redigolo anche Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione e candidato sindaco al Comune di Pescara.
«Nel corso dell'incontro», racconta Acerbo, «ho formulato per l'ennesimo volta una proposta pratica per uscire dall'emergenza. La Regione potrebbe farsi garante con le banche dell'erogazione a tasso zero delle anticipazioni sui pagamenti degli stipendi per dare respiro a famiglie che sono ormai alla disperazione».
I dipendenti, in questo modo, restituirebbero le somme ricevute al momento della corresponsione degli stipendi arretrati.
«L'assessore alla sanità si è detto interessato alla proposta», ha assicurato Acerbo, «e ha chiesto ai sindacati di fornire le cifre relative all'ammontare complessivo dei decreti ingiuntivi».
Gli stessi rappresentanti sindacali hanno condiviso la proposta che potrebbe concretizzarsi in pochi giorni.
«Certo è che il presidente Chiodi e l'assessore al lavoro Gatti», ha attaccato Acerbo, «hanno il dovere di impegnarsi attivamente cosa che finora non è accaduta. Si tratta di una misura indispensabile per togliere ad Angelini la tradizionale arma di ricatto nei confronti della Regione».
«Nessuno ce l'ha con gli Angelini», ha detto l'assessore Venturoni, «ma è arrivato il momento di fare un po' di ordine».
«La situazione drammatica dei lavoratori richiede chiarezza ed un rapido intervento da parte della Regione», ha affermato anche il vicepresidente del Consiglio regionale, Giovanni D'Amico. «Il Consiglio deve essere la sede nella quale sia chiarita definitivamente la tutela del salario per i lavoratori, il rispetto del contratto di lavoro da parte del gruppo e, con assoluta trasparenza, i rapporti convenzionali che legano la gestione del Servizio Sanitario ad un gruppo privato che e' all'origine del dissesto istituzionale prodottosi in Abruzzo nell'anno 2008. E' necessario - dice ancora D'Amico - che la Giunta regionale venga in Consiglio con proposte ferme e determinate, a tutela della Regione, dei lavoratori e degli utenti».
«Senza dubbio», ha aggiunto invece Enrico Di Giuseppantonio, candidato presidente alla Provincia di Chieti, «la Regione dovrebbe accelerare le procedure in atto per la verifica della congruità dei crediti vantati dalle cliniche del Gruppo Angelini e anche io mi sono appellato al presidente Chiodi perché l'assessorato alla Sanità sia celere nei controlli, ma non bisogna dimenticare che in primo luogo è responsabilità dell'imprenditore l'erogare gli stipendi ai dipendenti».
Il senatore Alfonso Mascitelli, coordinatore Regionale dell'Italia dei Valori, ha ricordato di aver presentato al Ministro della Salute Sacconi un'interrogazione parlamentare urgente per conoscere l'attività svolta dal Commissario ad acta, che ha il compito di relazionare sui rapporti tra la Regione Abruzzo e le aziende del gruppo Angelini.
«Quello che sta succedendo», ha detto Mascitelli, «è una autentica vergogna ed è il sintomo che un sistema di connivenze, che tanto danno ha creato all'Abruzzo, non è stato ancora del tutto sradicato».
Il consigliere Carlo Costantini (Idv) ha già raccolto adesioni da parte di Consiglieri Regionali alla richiesta di convocazione di un Consiglio Regionale straordinario sui rapporti della Regione con le aziende del gruppo Angelici.
«Ma la Giunta regionale», attacca Costantini, «se solo avesse voluto assumersi un minimo di responsabilita', avrebbe potuto in poche ore sbloccare la situazione del crediti pregressi di lavoratori e collaboratori. Avrebbe potuto farlo individuando uno o piu' istituti di credito, offrendo loro le necessarie garanzie finanziarie e consentendo ai singoli lavoratori e/o collaboratori o di cedere i propri crediti senza oneri aggiuntivi, o di ottenere l'anticipazione degli stessi crediti, facendosi carico degli interessi».



03/06/2009 14.55