Bancarotta Faber, restano ai domiciliari Bono e Franchi

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Si allarga l’inchiesta “Vertigo” che ha portato in carcere l’imprenditore dei centri commerciali Enzo Amadio, poi scarcerato dal giudice dopo un interrogatorio giudicato positivamente.


Restano agli arresti domiciliari Stefano Bono e Beniamino Franchi, indagati per bancarotta fraudolenta e concorso in bancarotta.
Lo deciso oggi il gip di Pescara, Guido Campli, che ha respinto l'istanza di revoca della misura cautelare in quanto permangono le esigenze cautelari.
Hanno ottenuto invece l'obbligo di dimora, oltre ad Amadio, i pescaresi Mauro Gallo e Alberto Angelini, agli arresti domiciliari dal 19 maggio.
Per l'accusa Bono, Franchi, l'ex patron della Roseto Basket e della Scavolini Pesaro, Enzo Amadio, Alberto Angelini, e Mauro Gallo, hanno distratto circa 24 milioni di euro, di cui 15 concessi da un pool di banche alla società 'Iniziative produttive' per la realizzazione di un centro commerciale a Manfredonia (Foggia).
I lavori però non sono mai iniziati ma, sempre secondo l'accusa, gli arrestati, attraverso una serie di operazioni finanziarie, hanno depauperato, il patrimonio della 'Faber spa', che si era posta come garante del debito. La 'Faber' e' fallita a dicembre 2008 con un passivo di 74 milioni di euro.
Amadio che è ritenuto per l'accusa la mente della bancarotta della Faber avrebbe manifestato la volontà di collaborare indicando fatti, indizi e situazioni che però hanno spostato l'attenzione su altri orizzonti ora tutti da valutare. La sua però sembrerebbe non una totale collaborazione poiché avrebbe ammesso di non sapere nulla pur essendo l'amministratore delegato della ditta asserendo che erano altri che materialmente compivano le operazioni.
Il quadro accusatorio tuttavia nonostante le scarcerazioni ne uscirebbe rafforzato anche dal fatto che sui punti centrali dell'inchiesta gli indagati non avrebbero fornito risposte soddisfacenti.
Nulla avrebbero potuto rispondere circa eventuali fatture di lavori e servizi effettuati per la costruzione del centro commerciale, fatture giudicate false per la mancanza assoluta di qualsivoglia opera edile sul terreno.
Risposte evasive e «non ricordo» anche su spostamenti ingenti di denaro e sulla “batteria” di assegni concentrati in pochi giorni per somme di milioni di euro poi finiti in parte anche su conti privati di coniugi degli indagati. La mancata scarcerazione di Franchi e Bono indica sostanzialmente una maggiore responsabilità dei due nella vicenda avendo il giudice creduto ancora in un permanere dei presupposti delle misure cautelari.
L'inchiesta come annunciato si preannuncia lunga e forse con qualche colpo di scena.


28/05/2009 15.37