La denuncia dei sindacati: «situazioni gravi» alla Legrin e alla Hydro Alluminio

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. La Flai Cgil di Chieti denuncia una grave situazione determinatasi nello stabilimento 'Legrin', azienda lattiero casearia di Lanciano. Non va meglio alla Hydro Alluminio di Atessa. * CRISI INDUSTRIALE VAL DI SANGRO, UILM: «INTERVENGANO LE BANCHE»

I lavoratori sono con salario precario da marzo 2008, periodo nel quale e' iniziata la cassa integrazione guadagni ordinaria «mai approvata dalla commissione provinciale poichè la direzione aziendale ha sbagliato a fare la domanda all'Inps di Chieti», dove alcuni lavoratori si trovano nell'impossibilita' di pagare bollette di luce e gas e, si legge in una nota del sindacato.
La Flai Cgil chiede alle autorità competenti, compreso il sindaco di Lanciano, di intervenire per risolvere un problema che ha raggiunto limiti non più sopportabili.
«Chiediamo - prosegue la nota- all'Ispettorato del Lavoro di verificare se vi sono gli estremi di una denuncia penale per discriminazione nei confronti dei lavoratori, alcuni dei quali vengono sbeffeggiati quotidianamente solo perchè chiedono il rispetto dei propri diritti e di lavorare con dignità. Chiediamo anche di verificare se l'Azienda e' in regola col pagamento dei contributi previdenziali visto che alla data odierna non ha ancora anticipato l'indennità di Cigo almeno di quella approvata da dicembre 2008 ad aprile 2009».

Di problemi ne denunciano anche le segreterie di Fim, Fiom e Uilm e le Rsu della Hydro Alluminio di Atessa che hanno organizzato per domani alle ore 13 un'assemblea dei lavoratori davanti ai cancelli dell'azienda con sciopero di due ore che interesserà le ultime due ore del primo turno, le prime due ore del secondo, le prime due del turno notturno e il turno centrale dalle 14 alle 16.
«Nella giornata di ieri sono stati licenziati ingiustamente 3 lavoratori, tre colleghi, tre padri di famiglia, tre operai - si legge in una nota - che da oltre 15 anni lavorano in questo stabilimento senza aver ricevuto nessuna sanzione disciplinare e, oggi, vengono accusati di gravi colpe che nessuno di noi riesce a capire. Con questo gesto, la direzione Hydro abbandona definitivamente il confronto sindacale all'interno del recinto di regole stabilite dal contratto collettivo nazionale di lavoro, preferendo, invece, la pratica dei licenziamenti individuali per giusta causa». (ANSA)

CASSA INTEGRAZIONE, CHIETI E TERAMO LE SITUAZIONI PIU' DIFFICILI

Intanto la Uil ha diramato una nota con i dati della cassa integrazione in Abruzzo. Primo quadrimestre 2009 a confronto con il primo quadrimestre 2008: oltre 9 milioni e 200.000 ore autorizzate quest'anno, contro 1.800.000 dell'anno scorso. Siamo a oltre il 400% in più. Circa 13.500 lavoratori coinvolti mediamente nel quadrimestre. Più circa 5.000 mobilità e quasi 14.000 disoccupazioni non agricole: in totale, più di 32.500 lavoratori beneficiari di interventi a sostegno dell'occupazione. L'Abruzzo è l'ottava regione per impiego della cassa integrazione in termini assoluti e per numero di lavoratori coinvolti: indicativo del peso dell'industria nella nostra regione e dell'impatto che ha avuto da noi la crisi.
Non è L'Aquila, come invece ci si potrebbe aspettare, a far registrare il nuovo picco di richieste di cassa integrazione, ma gli apparati industriali delle province di Teramo e Chieti.
Agli ammortizzatori ordinari, vanno aggiunti gli ammortizzatori in deroga: i recenti accordi stipulati in sede di CICAS hanno disposto l'impiego di 30 milioni nell'area del sisma e di 25 milioni nel resto della regione, che si stima possano aiutare circa 15.000 lavoratori nell'area del sisma e 8.000 fuori dal cratere.

28/05/2009 8.28

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CRISI INDUSTRIALE VAL DI SANGRO, UILM: «INTERVENGANO LE BANCHE»

LANCIANO. «Oggi le banche devono investire sul futuro e sulla ripresa dalla crisi con l'immissione di denaro fresco e dando respiro alle famiglie indebitate e alle aziende in crisi». La pensa così il segretario provinciale Uilm Uil di Chieti, Nicola Manzi.
Sono trascorsi circa 9 mesi dall'inizio della crisi che ha portato in provincia di Chieti la perdita di oltre 3.500 posti di lavoro e tanta cassa integrazione.
I lavoratori metalmeccanici con 2 o 3 settimane di cassa integrazione al mese hanno una decurtazione netta in busta paga di circa 200-300 euro ai quali sono state sommate la possibile
perdita dei ratei di tredicesima, ferie e permessi.
«Oggi cominciano ad arrivare segnali allarmanti dalle famiglie», denuncia Manzi, «che non riescono a pagare gli affitti, le rate dei mutui, delle macchine, dei mobili e di beni vari al punto che iniziano ad arrivare i primi protesti e pignoramenti».
Pare che a salvarsi siano quei pochi che hanno la fortuna di avere ancora dietro le spalle i genitori o i nonni pensionati.
«C'è chi ha contratto debiti», continua Manzi, «pensando al progetto Sevel di produzione annua di 300.000 furgoni; contavano molto sul futuro di tante aziende del territorio tra cui Honda, Honeywell, la San Marco, la Pierburg, la Irma».
In aggiunta le aziende di fornitura e sub fornitura, con la sola eccezione dell'indotto Honda, lamentano ritardi abissali nei pagamenti da parte dei loro clienti con fatture liquidate non più a
60 giorni ma anche a 180 giorni e oltre.
«Tutto questo», denuncia La Uilm, «crea una carenza di denaro tale che, dopo le piccole, anche le grandi aziende cominciano a ritardare nel pagamento degli stipendi».
«Quando la Val di Sangro era l'isola felice per l'industria», chiude amareggiato Manzi, «gli sportelli bancari sorgevano come funghi nei luoghi più impensati, la disponibilità che proponevano di
accesso al credito era impressionante pur di intercettare e amministrare i soldi nostri e delle aziende.
Non è più così e i lavoratori e le aziende lo denunciano a gran voce».

28/05/2009 9.39