Carceri. I problemi di sempre: «sovraffollamento e carenza di nuove strutture»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ROMA. Sono diversi i problemi che attanagliano le carceri italiane. Dal sovraffollamento alla mancata costruzione di nuove carceri passando per il personale civile in sottorganico e poco pagato.



Il capo del dipartimento amministrazione penitenziaria Franco Ionta ha presentato al ministro della Giustizia Alfano un piano da un miliardo e mezzo di euro per portare un aumento di 18mila posti letto. Il piano prevede la ristrutturazione di sezioni carcerarie esistenti e costruzione di nuovi padiglioni in diversi istituti già individuati.
È prevista inoltre la costruzione di altri diciotto nuovi penitenziari con la collaborazione del settore privato.
Ad oggi preoccupa l'eccessiva presenza di detenuti nelle carceri che è arrivata ad oltre 62mila unità. Cifra vicinissima alla soglia di tollerabilità che potrebbe essere raggiunta entro poco tempo.
Il Coordinamento Nazionale Penitenziari della Federazione Intesa ha espresso apprezzamento per l'impegno del presidente Ionta volto a migliorare la vivibilità e la ricezione delle carceri. Al contempo però esprime la preoccupazione riguardo il personale del comparto ministeri che lavora in condizioni di forte carenza di organico e scarsa organizzazione.
Il Coordinamento dei penitenziari ritiene che sia nell'interesse della comunità riorganizzare il personale penitenziario civile per raggiungere i livelli auspicati di efficienza, efficacia ed economicità. Il riordino del personale, suddivido in troppi comparti, è indispensabile.
Migliaia di operatori penitenziari, inoltre, lamentano da tempo la forte disparità di trattamento giuridico-economico rispetto agli appartenenti al Comparto Sicurezza ed ai dirigenti.
Per focalizzare l'attenzione sulle attuali problematiche è stata lanciata l'iniziativa “Tutti nella polizia penitenziaria”, sviluppata in due fasi. La prima inviando domande di transito nel corpo di polizia penitenziaria e la seconda con la petizione al ministro Alfano.
«Crediamo» – sostiene il segretario nazionale del coordinamento nazionale penitenziari Quirino Catalano – «che l'unico comparto che possa riuscire a garantire la tutela economico-giuridica e la professionalità del personale civile penitenziario sia quello della sicurezza. In questo modo si colmerebbe di fatto il divario esistente rispetto al personale di polizia penitenziaria e dirigenti penitenziari».
«Per questo» – conclude Catalano – «chiediamo al ministro Alfano e al capo del Dap Ionta un impegno per riformare il personale civile in modo da rafforzare l'efficienza di tutta l'amministrazione e procedere ad un aumento di organico».

a.s. 14/05/2009 14.59