Senza D’Alfonso il Comune non riesce a tagliare l’erba e rattoppare l’asfalto

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Una cosa è certa: in tempi di campagna elettorale non si era mai vista tanta erba così alta per le strade della città, nelle aiuole e nei rondò e nemmeno tante strade messe così male.

Eppure il manuale tipo dell'amministratore perfetto prevede al primo punto proprio la buona manutenzione di strade, marciapiedi e giardini a fine mandato perché la gente –anche quella più distratta sulle faccende amministrative- vede e nota.
Davvero strano, dunque, che da mesi l'amministrazione capeggiata dal vicesindaco D'Angelo non riesca a far tagliare l'erba o rattoppare le tante buche che vengono segnalate quotidianamente anche alla nostra redazione. Eppure un paio di settimane fa era stata annunciata la fine dell'emergenza e la soluzione come fosse cosa fatta.
Degrado, manutenzione scarsa, pericoli di ogni genere, segnaletica carente o insufficiente, sembrano caratteristiche essenziali della città post D'Alfonso e lanciare messaggi subliminari.
Infatti, in molti ripetono il ritornello «quando c'era D'Alfonso la città era pulita e l'erba era tagliata…».
E il sindaco scalzato per i suoi guai con la giustizia, arrestato a dicembre con l'accusa di aver intascato tangenti superiori ai 500mila euro, aveva una attenzione quasi ossessiva per il decoro cittadino. E dal suo “esilio” forzato lo ha ripetuto di recente anche ai giornali.
Strano davvero che mentre l'erba cresce a dismisura superando quote record (1,50 metri in moltissimi punti soprattutto della periferia) l'unica erba che viene curata è quella dello stadio Adriatico dove domenica scorsa sempre D'Angelo ha messo in scena uno spot elettorale in grande stile inaugurando quello che è stato definito un gioiello, o meglio una bella donna: truccata per le grandi occasioni. Trucchi costati oltre 12 milioni di soldi pubblici.
Ma cosa è successo davvero?
Qualcuno racconta che il sistema si è “inceppato”, qualche dirigente si sarebbe impaurito per le inchieste in corso e per gli avvisi di garanzia fioccati a Palazzo di città e, dunque, “lavorerebbe con maggiore scrupolo” che tradotto potrebbe significare che se prima venivano effettuati centinaia di affidamenti diretti per la gestione degli appalti in città –così come ampiamente accertato dalle inchieste giudiziarie e scritto nero su bianco su migliaia di delibere di giunta anche ricorrendo a «fraudolenti frazionamenti»- ora le cose (ma solo per alcuni casi) sarebbero cambiate.
Ritorna ancora una volta alla mente la frase scappata al consigliere Florio Corneli che rispondendo ad un giornalista su una domanda relativa alla velocità di una volta ha risposto: «prima c'era Luciano che decideva e si faceva tutto velocemente, ora ci sono i tempi della democrazia».
E già, che siano i tempi della democrazia la causa delle erbacce?
Di certo rimane la stranezza di questo strano modo di fare campagna elettorale del centrosinistra che sembra dare una grossa mano ai diretti concorrenti…
Non vogliamo pensare invece alle casse totalmente vuote del Comune che così non riesce più a pagare i suoi fornitori e rallenta per questo gli affidamenti…
Insomma si tira a campare e campa cavallo che l'erba cresce.

12/05/2009 9.40