Barretta: sequestrati beni per 12,5 mln per risarcire presunte vittime

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Giustizia sempre più implacabile per Ernano Barretta ed il figlio Marcello, il primo ritenuto la mente dei ricatti sexy nei confronti di miliardarie tedesche. Qualche giorno fa l’ultima decisione del giudice nei suoi confronti, forse la più pesante finora incassata.


Il procedimento giudiziario è approdato lo scorso 9 aprile all'udienza preliminare; in questa sede gli avvocati degli indagati avevano chiesto per l'ennesima volta il dissequestro dei beni che sono sotto chiave ormai dal giugno del 2008, cioè dal giorno in cui scattarono gli arresti.
Contestualmente il pm, Gennaro Varone, e gli avvocati delle parti civili -che mirano ad ottenere un pieno risarcimento dalla presunta estorsione per Susanne Klatten e altre due donne- hanno invece chiesto il mantenimento del sequestro preventivo già in atto con l'aggiunta dell'applicazione anche del sequestro conservativo dei beni.
Gli avvocati hanno prodotto corposi dossier dall'una e dall'altra parte per sostenere le proprie tesi.
Nei fascicoli degli avvocati di parte civile, una serie di calcoli avrebbe quantificato per ora sommariamente il presunto danno cagionato dai Barretta: si parla di circa 12,5 milioni di euro.
Il giudice per le indagini preliminari, Maria Michela Di Fine, con un provvedimento notificato alle parti un paio di giorni fa ha accolto integralmente le richieste dell'accusa e delle parti civili e, per una minima parte, anche quelle della difesa.
Nella corposa memoria con la richiesta di dissequestro di tutti i beni, presentata dagli avvocati Carlo Taormina e Sabatino Ciprietti, veniva contestata ancora una volta la reale sussistenza delle prove raccolte e degli indizi di colpevolezza.
I difensori hanno sostenuto l'insussistenza di elementi in base ai quali si potesse sostenere che l'acquisto dei beni sequestrati fossero reale provento dell'attività criminosa.
Insomma essendo stati acquistati precedentemente i fatti -che si collocano verso la fine del 2007- non potevano essere stati acquistati con i soldi dei ricatti (9,4 mln di euro).
Il giudice tuttavia non ha creduto alla tesi difensiva accogliendo soltanto la richiesta degli imputati della revoca del sequestro preventivo relativamente ad un terreno che si trova a Pescosansonesco poiché si è riusciti ad avere la prova univoca di un acquisto precedente con la presentazione di un atto notarile. Per gli altri beni il giudice scrive manca «la prova univoca».
Il gup ha accolto la richiesta di mantenere il sequestro preventivo (che in qualche modo impedisce la volatilità dei beni) ed ha disposto in più anche il sequestro conservativo, il che significa che in caso di condanna i beni dovranno servire per soddisfare le vittime dei reati.
Nelle loro memorie di avvocati di parte civile hanno però avanzato la richiesta di allargare addirittura il monte dei beni, avendo dimostrato come i danni siano già stimabili in oltre 12,5 milioni e che dunque i soli beni già posti sotto sequestro non sarebbero stati sufficienti.
Si pensi soltanto che per la difficoltà del procedimento il pm Varone ha presentato contestualmente una nota di pagamento di oltre 52.000 euro relativi a spese del procedimento già sostenute ed in corso di liquidazione.
Tra i beni che potrebbero essere sottratti agli imputati figurano numerosi fabbricati, terreni, autovetture di grossa cilindrata e di una serie di case coloniche ed attività imprenditoriali di ristorazione che si trovano tra Pescosansonesco e Corvara.
Sembra risolto, inoltre, una sorta di giallo sulle sorti dell'ormai nota tenuta “Rifugio Vallegrande” di Pescosansonesco che per l'accusa sarebbe stato una mera attività di copertura, mentre per la difesa si tratterebbe di una delle principali fonti di guadagno per la famiglia Barretta.
In un primo momento si era sostenuto l'esclusione di questi immobili dalla lista di quelli sequestrati, poi però ad un attento esame è risultata inclusa ma relativa alla sola nuda proprietà.
Significa cioè che Barretta e famiglia potranno continuare a condurre la loro attività commerciale nella country house ma in caso di condanna perderanno la proprietà di fabbricati e terreni.
È possibile che la difesa proponga un ricorso contro tale provvedimento. Nella fase delle indagini sono già stati molti i ricorsi e gli appelli presentati contro i vari provvedimenti: tutti respinti. Barretta è stato in carcere per oltre 7 mesi, mentre il suo presunto complice Sgarbi ha parzialmente confessato ed è stato condannato, in un processo durato meno di tre ore, alla pena di tre anni.
L'avvocato Carlo Taormina, difensore di Barretta, ha chiesto che lo stesso Sgarbi possa essere interrogato nell'ambito del processo italiano mentre il pm ha chiesto esclusivamente l'acquisizione degli verbali del processo tedesco.
Intanto a giugno l'udienza preliminare continua.
09/05/2009 8.40