Chiesto rinvio a giudizio per Leopardi e Siciliano

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SULMONA. Con una richiesta di rinvio a giudizio, i pm romani Erminio Amelio e Maria Monteleone hanno concluso l'inchiesta riguardante i colloqui confidenziali avvenuti nel carcere di Sulmona con funzionari del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.

L'inchiesta ha coinvolto Salvatore Leopardi, già magistrato e già a capo del Servizio ispettivo del Dap, Giacinto Siciliano, già direttore del carcere di Sulmona e ora di quello di Opera a Milano, nonchè un ispettore della polizia penitenziaria e un funzionario amministrativo del dipartimento. Per loro i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio e il 26 maggio prossimo il gup Silvia Castagnoli esaminerà i fatti.
Secondo i pm romani agenti inviati da Leopardi si sarebbero recati senza autorizzazione di alcuna procura nella cella del camorrista Antonio Cutolo per carpire informazioni sulla camorra napoletana che poi avrebbero trasmesso ai servizi segreti anziché ai magistrati competenti.
Nella vicenda sono stati ipotizzati reati che, a seconda della posizione processuale, vanno dal falso in atti pubblici al falso ideologico, fino all'omessa denuncia di reato e alla rivelazione di segreti d'ufficio.
Al centro del procedimento proprio le confidenze fatte dall'ergastolano Antonio Cutolo, parente di Raffaele, quando era detenuto a Sulmona.
Confidenze che sarebbero state poi comunicate ai servizi segreti e non al magistrato.
Per le sue informazioni Cutolo avrebbe usufruito di permessi che gli avrebbero consentito di continuare a svolgere attività delittuose.
I fatti risalgono al 2005-2006 e l'indagine prese lo spunto da un'interrogazione presentata dalla parlamentare del Prc Graziella Mascia.
Leopardi è stato sostituto procuratore a Caltanissetta e si è occupato dell'inchiesta sui mandanti occulti delle stragi di Falcone e Borsellino conducendo indagini su Berlusconi e Dell'Utri,
06/05/2009 11.59