90 mln (iniziali) per il nuovo porto di Pescara: pronto tra 30 anni?

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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90 mln (iniziali) per il nuovo porto di Pescara: pronto tra 30 anni?
PESCARA. Ieri mattina, nella sala giunta, è stato illustrato il piano regolatore portuale che era stato approvato dal consiglio comunale il 20 aprile scorso.
Sul tavolo il plastico del progetto che verrà esposto all'urban center di piazza Salotto. Invece dietro il tavolo c'erano il presidente della commissione Infrastrutture, Florio Corneli e l'assessore alle risorse del mare e del fiume, Marco Alessandrini attorniati dalla squadra di tecnici coordinata da Alberto Noli.
Il coordinatore unico del progetto è Luciano Di Biase però assente in conferenza stampa.
Mentre erano presenti, della squadra dei tecnici,Paolo De Girolamo e Rosario Pavia.
Si tratterebbe –secondo il Comune- di un piano portuale capace di risolvere molti problemi: inquinamento, commercio, turismo e riqualificazione delle zone degradate.
Il tutto pensato nell'ottica di rendere la città più «bella,vivibile,attraente» come ha sottolineato Corneli in nome dello «sviluppo sostenibile».
Riaffioreranno le banchine ad uso e consumo delle passeggiate dei cittadini e di qualche insediamento commerciale, mentre a ridosso della Madonnina del Porto sorgerà un'area di 7 ettari da destinare agli edifici per turisti e per pescatori.
Fiore all'occhiello per chi ha curato il piano dal punto di vista urbanistico, l'architetto Rosario Pavia (il progettista della contestata zattera Trasponde, oggi abbandonato ed inutilizzato), è la realizzazione di una passeggiata sopraelevata, in legno, a metà altezza tra il ponte dell'asse attrezzato e il manto stradale.
Previste indicazioni d'uso anche per le aree ex di Properzio che sarebbero oggetto di un riqualificazione, non ancora precisata.
I tecnici e i politici hanno pensato ad un piano portuale che dialogasse con quello urbanistico per ripristinare «il rapporto dei pescaresi con l'acqua».
Il costo dello studio è stato di 600 mila euro, finanziato dalla Regione per 400 mila euro e dal Comune per i restanti 200 mila.
Il costo totale dell'opera da realizzare sarà di 90 milioni di euro che dovrebbe finanziare lo Stato quando il progetto avrà passato la valutazione strategica. Come si realizza una tale armonia tra tutti gli operatori del mare e del fiume?
Sarà allungata la foce del fiume e quindi verranno create tre darsene: una per i pescherecci, una commerciale e una è il porto turistico.
La darsena dei pescherecci potrà ospitare tutte le imbarcazioni presenti a Pescara. Invece le grandi rivoluzioni sarebbero per l'attracco commerciale e turistico dove avrebbero già messo gli occhi le grandi compagnie di navi da crociera come Grimaldi e Costa.
L'ampliamento del porto, secondo gli studi e le notizie dei tecnici, potrebbe fare concorrenza a quello di Ancona, diventando il porto occidentale di Civitavecchia con vocazione «turistica».
La struttura è pensata per integrarsi con il porto di Ortona che dista solo 20 km. Tutti i problemi del passato potrebbero essere spazzati via con una semplice deviazione del fiume che percorrerà una doppia “S” allungata prima di sfociare in mare.
Con il prolungamento della foce del fiume, hanno detto i tecnici, sarà scongiurato il problema dell'inquinamento. L'amore per questo progetto lo si legge negli occhi dei tecnici che però preferiscono non pronunciarsi su come la politica potrebbe inficiare l'eventuale bontà del piano. In tutti i casi i tempi di realizzazione saranno biblici.
Per la valutazione strategica probabilmente passeranno 2 anni anche se sulla carta ci vogliono 90 giorni. In più ci sarà tutta la fase di approvazione di ogni singola opera (con la valutazione di impatto ambientale) e poi di costruzione.
Oltre le parole trionfanti restano moltissimi dubbi non fosse altro per gli obbrobri del passato che ancora ci costano centinaia di milioni di euro di soldi pubblici buttati a mare a causa di responsabilità mai emerse né sanzionate.
Il centrodestra si è mostrato molto critico.
Quando qualcuno tra i giornalisti ha provato a lanciare una ipotesi sulla tempistica, per esempio 8 anni, nessuno è saltato dalla sedia per negare… anzi i sorrisi di tutti non fanno ben sperare.
Del resto «siamo in democrazia, quindi tutto ha i suoi tempi» come ha rilevato anche Florio Corneli rispondendo ad un giornalista sulla presentazione del candidato sindaco per il Partito Democratico: «prima c'era Luciano che decideva e si faceva tutto velocemente, ora ci sono i tempi della democrazia».
Ma perché, prima cosa c'era?

m.r. 06/05/2009 10.13