Santa Croce chiude:«manovre politiche per sabotarci e acquistare la ditta»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

4099

CANISTRO. «Comunico a tutti, con rammarico, dispiacere e sentito sacrificio, l’irrevocabile decisione di chiudere definitivamente lo stabilimento industriale con il conseguente licenziamento collettivo di tutti i dipendenti della Sorgente Santa Croce Spa»
La firma è quella del legale rappresentante Camillo Colella che in una lunga lettera inviata alla procura della Repubblica di Avezzano, alla direzione distrettuale antimafia di Roma e alla prefettura dell'Aquila racconta gli ultimi due anni della sua gestione.
Anni difficili, da quanto si evince e viene riportato, quasi impossibili, durante i quali si sarebbero alternati, così racconta «scioperi strumentali, manomissioni di macchinari industriali, trafugamento di beni dell'azienda».
E nella lettera non c'è solo l'annuncio choc della chiusura e del licenziamento di tutti i dipendenti di Canistro ma si chiede alle procure abruzzesi e alla direzione distrettuale antimafia di accertare se ci sia stato «un chiaro disegno criminoso per indurre l'attuale proprietà a cedere la società facendola svalutare attraverso la perdita di credibilità e della maggior parte della primaria clientela».
Colella sospetta inoltre «un più ampio disegno di far cadere l'amministrazione comunale di Canistro Terme per poter concorrere nelle scelte della nuova amministrazione compiacente al disegno descritto». Dietro ci sarebbe -dice lui- un influente uomo politico della zona.

«DUE ANNI D'INFERNO

Il legale rappresentante parla di una situazione «molto difficile» che sta andando avanti ormai da tempo e la decisione, «irrevocabile» di chiudere e di conseguenza licenziare tutti i dipendenti.
«Alla fine dell'anno 2007», spiega, «ho acquistato il 100% delle quote sociali della Sorgente Santa Croce Spa dall'allora proprietario. Sin dai primi periodi ho dovuto affrontare e risolvere numerose problematiche legate principalmente al risanamento dell'azienda dal punto di vista economico patrimoniale».
Poi sono arrivati altri problemi: «si sono verificati», denuncia ancora, «numerosi atti di sabotaggio, come ad esempio i ripetuti tentativi di inquinamento dell'acqua destinata all'imbottigliamento tempestivamente individuati e bloccati dai nostri tecnici del laboratorio analisi e tutti puntualmente denunciati alle competenti autorità».
In occasione degli scioperi, racconta ancora il rappresentante dell'azienda, «si sono avute rimostranze e minacce violente verso tutti coloro che erano contrari, mediante il lancio di pietre e oggetti vari, atti vandalici di vario genere sia a persone che a cose, impedendo, di fatto, l'accesso anche alla proprietà ed ai responsabili dello stabilimento; questi fatti sono tutti noti alla locale stazione dei carabinieri».
E la società dice chiaramente che se oggi si vogliono chiudere i battenti è anche colpa di alcune sigle sindacali «che hanno sempre giustapposto l'interesse becero di alcuni dipendenti a quello della intera forza lavoro».

L'INCONTRO IN PROVINCIA

Proprio ieri in Provincia si era tenuto un vertice con l'assessore al Lavoro Ermanno Giorgi e con il sindaco di Canistro Angelo Mariani.
«Anche in quella occasione», racconta Colella, «la medesima organizzazione sindacale, ancora una volta noncurante degli interessi dei lavoratori ha inteso bene disertare la riunione facendo cadere ogni possibile, utile e paziente trattativa».
Le parti si erano incontrate per discutere della situazione determinatasi a seguito del licenziamento del dipendente Maurizio Bisegna, con la conseguente dichiarazione dello sciopero che sta determinando il blocco delle attività produttive.
Su sollecitazione del sindaco di Canistro e dell'assessore al Lavoro, la Santa Croce si è dichiarata disponibile a ritirare il licenziamento.
Le istituzioni coinvolte, su richiesta dell'azienda, si sono impegnate a convocare in tempi brevi un incontro fra tutte le parti interessate per definire un percorso condiviso di gestione di tutte le problematiche.
Ma Colella nella sua lettera alla Procura ha detto chiaramente che non parteciperà più ad alcun incontro «poiché, a mio giudizio, ritengo che gli stessi siano inquinati da malafede latente».

29/04/2009 10.42