Calafiore, dal no della D’Annunzio all’Arabia Saudita

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. Si è consumata in silenzio la vendetta dell'Università di Chieti contro Antonio Calafiore, il cardiochirurgo che alcuni anni fa lasciò la d'Annunzio ed il SS. Annunziata per andare a Torino.

“Sei andato via? Ed allora non torni, qui abbiamo investito su altri”: questo più o meno il senso del no ad un possibile rientro di Calafiore a Chieti.
E dal primo maggio prossimo il professore sarà in sala operatoria a Riad, Arabia Saudita, in un ospedale dove alla Cardiochirurgia sono dedicate 5 sale operatorie e dove ci sono solo per questi pazienti ben 18 letti di terapia intensiva.
E dove già operano allievi di Calafiore, con compensi netti da mille e una notte.
Come si ricorderà, proprio dopo il primo trapianto di cuore a Chieti (erano i tempi di Rocco Salini, che finanziò con un miliardo l'operazione, ma erano anche i tempi di Luigi Conga che si fece sfuggire questo primario) Calafiore fu chiamato a Torino per “risanare” in tutti i sensi la Cardiochirurgia delle Molinette, squassata tra il 2001 ed il 2002 dallo scandalo dell'uso di valvole cardiache brasiliane non sicure e dalla morte di 9 pazienti, oltre che da una serie di mazzette che portarono ad arresti e processi per concussione.
Il chirurgo di Chieti, un fuoriclasse in sala operatoria, ma anche un grande organizzatore ed un grande maestro, dopo aver compiuto la sua missione in Piemonte, e dopo una breve esperienza a Roma, era tornato a Catania nella sua Sicilia ed ora era pronto per una nuova esperienza alla d'Annunzio.
Quando questa ipotesi ha cominciato a farsi concreta, una delegazione di tre chirurghi locali ha sponsorizzato con i vertici della d'Annunzio questo ritorno eccellente, ottenendo un no più o meno esplicito.
A sorpresa però iniziarono a circolare voci secondo le quali sarebbe stato Calafiore a dire no, cosa che invece lo stesso cardiochirurgo smentì, confermando invece il suo interessamento ad un ritorno a Chieti, dove sta per essere completato il nuovo edificio dedicato proprio alla Cardiochirurgia.
Dunque un'occasione persa per rilanciare questo settore e farlo tornare ai livelli dei mille e più interventi l'anno?
In realtà il problema Calafiore non va visto in contrapposizione all'attuale primario Gabriele Di Giammarco, protagonista di alcuni trapianti e recentemente dell'inserimento di un cuore artificiale, ma va considerato alla luce del curriculum di questo docente e delle sue capacità didattiche ed organizzative.
In Piemonte, ad esempio, dopo aver fatto tornare ai livelli di prima la Cardiochirurgia di Torino, ha organizzato una rete cardiologica sul territorio che è di esempio alle altre regioni.
Senza dire che avere a Chieti una scuola di Cardiochirurgia a livello nazionale, avrebbe comunque dato lustro all'Università.
E così invece di andare a Riad, dall'Arabia Saudita e non solo sarebbero venuti a Chieti.
Sebastiano Calella 18/04/2009 10.52